25 Marzo 2026
Legge regionale Liberi Subito proposta dall'Ass. Luca Coscioni, fonte: Instagram @associazione_luca_coscioni
In Italia è stato registrato il primo caso di suicidio assistito a comando oculare, che ha riguardato "Libera", 55enne toscana affetta da sclerosi multipla progressiva (SMP) deceduta questa mattina nella sua abitazione a seguito dell'autosomministrazione di un farmaco letale per via endovenosa tramite il dispositivo predisposto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). A dare notizia della sua morte è l'Associazione Luca Coscioni, secondo cui "Libera" è stata anche la quattordicesima persona nel Paese ad aver avuto accesso a questa procedura e la seconda in Toscana seguita dall'organizzazione.
La donna aveva ottenuto il via libera dalla Unità Sanitaria Locale Toscana Nord Ovest nel luglio 2024 per accedere al fine vita assistito. Non potendo però assumere autonomamente il farmaco a causa delle sue condizioni, aveva presentato un ricorso urgente tramite il proprio collegio legale, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, chiedendo che fosse autorizzata la somministrazione da parte di un medico. Il giudice di Firenze, in risposta, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), che avrebbe potuto configurare un reato in caso di somministrazione diretta del farmaco da parte del medico. L'intervento della Corte costituzionale aveva successivamente richiesto anche una verifica sull’esistenza di dispositivi idonei a consentire l’autosomministrazione. Su indicazione del tribunale, il CNR ha dunque sviluppato e collaudato il sistema a comando oculare che ha consentito a "Libera" di porre fine alla sua vita.
In un messaggio affidato all’associazione che la seguiva, "Libera" aveva espresso il desiderio che il suo caso potesse contribuire a ridurre le attese e a rendere più accessibile questo percorso: "Spero che nessuno debba più aspettare due anni per esercitare un diritto che gli appartiene. Nessuno dovrebbe lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito". Aveva inoltre ringraziato l’organizzazione e il proprio medico per il supporto ricevuto, definendo la sua esperienza una "richiesta di dignità".
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