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Gronda di Genova, Confindustria va all'attacco, “imbarazzante l’ipotesi di fermare l’opera, si cambi prospettiva”

L'intervento del presidente Fabrizio Ferrari si inserisce nel dibattito aperto dalla posizione del viceministro Rixi, che ha rispolverato il progetto grondina

22 Marzo 2026

Gronda di Genova, Confindustria va all'attacco, “imbarazzante l’ipotesi di fermare l’opera, si cambi prospettiva”

La Liguria non è ferma, ma sta addirittura regredendo. Lo sostiene Giovanni Mondini, vicepresidente del gruppo Erg, già alla guida degli imprenditori di Genova e della Liguria. Parole colte al balzo dal presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, che irrompe nel dibattito riacceso sull’infrastruttura di cui si parla da decenni e la cui realizzazione è più in bilico che mai: la gronda. “Non si può andare avanti così, si cambi prospettiva di 180 gradi e, nel caso della Gronda, si proceda come si era già deciso quasi vent’anni fa, per festeggiare soltanto quando gli utenti pagheranno il pedaggio per un’infrastruttura più capace e in sicurezza”, dice. Negli ultimi giorni si è registrata la posizione del viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, che ha bocciato il progetto attuale – per cui è già in fase di realizzazione il cosiddetto lotto 0 – e rilanciato l’ipotesi del tracciato basso (la “grondina” che avrebbe tempi più rapidi ma meno impatto sul traffico) ma anche il conseguente botta e risposta con la sindaca di Genova, Silvia Salis, alla quale lo stesso Rixi ha chiesto di esprimersi su un disegno promosso, al tempo, dall'allora sindaca Marta Vincenzi: “Dobbiamo dire noi quale progetto va bene? Giochino di comunicazione per spostare l’attenzione”, ha ribattuto Salis, non escludendo, però l’idea “grondina”.

Il presidente di Confindustria si inserisce nella discussione facendo il punto ed esprimento “forte imbarazzo” dopo aver affrontato il tema all’interno della riunione di ieri del consiglio di presidenza di Confindustria Genova. “Ci siamo confrontati con enorme imbarazzo in merito alla discussione emersa negli ultimi giorni circa l’opzione di non fare, ovvero di cambiare il progetto della gronda autostradale, la cui mancanza non solo ha provocato il crollo del Ponte Morandi e la morte di 43 persone nel 2018, ma ha fatto capire anche ai cittadini comuni dove si arriverà senza interventi, il più possibile rapidi”, dice Ferrari.

“Su tutta questa vicenda, l’elemento cruciale è stato il dibattito pubblico, organizzato nel 2009 dalla sindaca Marta Vincenzi con il supporto di Società Autostrade, per arrivare a determinare il progetto necessario per la città, ritenuto il più condiviso e fattibile, anche dal punto di vista economico. Sulla base di quelle conclusioni, il processo progettuale ha impiegato ulteriori 9 anni per diventare concreto e avviabile, compresi gli espropri, in contemporanea con il crollo del Ponte, che ha provocato non accelerazioni ma, paradossalmente, retrocessioni circa le cose da fare”, prosegue il manager. “Il 6 marzo scorso, a Genova, abbiamo presentato l’annuale rapporto dell’Osservatorio Territoriale Infrastrutture Nord che, da 25 anni, Assolombarda, Unione Industriali Torino e Confindustria Genova redigono per seguire, proporre, sostenere scelte e soluzioni non per le singole infrastrutture ma per i sistemi infrastrutturali – aggiunge – un metodo generalmente ritenuto così utile che è stato richiesto e quindi esteso a tutto il territorio del Nord e, proprio da quest’anno, da Confindustria a tutto il territorio nazionale”.

“Nel Rapporto OTI Nord la gronda è trattata – così come altre infrastrutture che riguardano i nodi metropolitani – non come opera a sé stante ma facente parte di un sistema di opere che devono migliorare, tutte insieme, la mobilità di persone e merci. A Genova il sistema del nodo metropolitano è in forte ritardo e, per la maggior parte delle opere che lo compongono, bloccato, ridotto o rimandato. Si può andare avanti così?“. si domanda Ferrari.

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