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Genova, diciottenne fa sesso con la fidanzatina tredicenne e rischia 6 anni di carcere, non c'è offensività e il gip lo assolve

La denuncia e l'inchiesta sono scattati dopo un controllo in ospedale. I due ragazzi, che oggi hanno capito l'errore e i rischi penali, si conoscono da bambini

22 Marzo 2026

Genova, diciottenne fa sesso con la fidanzatina tredicenne e rischia 6 anni di carcere, non c'è offensività e il gip lo assolve

Ha rischiato una condanna, ma ora che ha quasi vent’anni e ha capito l’errore commesso, può tirare un sospiro di sollievo dopo l’assoluzione. Protagonista un giovane, appena maggiorenne all’epoca dei fatti, che rischiava una condanna a 6 anni di carcere per far fatto sesso con l’allora fidanzatina che non aveva compiuto 14 anni. A pronunciare la sentenza di assoluzione è stata la gip Martina Tosetti fondandola sulla base del principio costituzionale della non offensività del reato.

La vicenda risale a due anni fa. I due ragazzi si frequentano fin da bambini e si mettono insieme. A un certo punto decidono di avere un rapporto sessuale. Ma qualcosa va storto: la ragazzina si preoccupa di essere rimasta incinta e si fa accompagnare in ospedale proprio dal fidanzato. Non è incinta ma i medici, appresi i dettagli della vicenda, fanno una segnalazione in Procura. Per il ragazzo scatta la denuncia automatica e poi la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Francesco Cardona per atti sessuali con minorenne, che viene punito con la stessa pena base della violenza sessuale (da 6 a 12 anni).

La vicenda giudiziaria sconvolge le due famiglie che si conoscono da molti anni e si frequentano tuttora. Nel corso delle indagini i due ragazzi, che oggi sono ottimi amici, vengono sentiti: hanno capito che quella leggerezza commessa era in realtà un reato severamente punito. Anche familiari della ragazza chiedono che il ragazzo venga assolto, tanto che non si costituiscono parte civile. Al processo, che si è svolto in abbreviato la procura chiede otto mesi di reclusione, ma la gip ha assolve il giovane con formula piena perché il fatto non sussiste. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane ma la giudice sembra aver accolto la tesi del difensore del giovane che aveva chiesto l’assoluzione sulla base del principio della non offensività del reato in base al quale per essere considerata delittuosa una condotta deve essere offensiva, vale a dire deve ledere un bene protetto. Lesione che in questo caso a detta di tutte le parti coinvolte non c’è stata.

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