18 Marzo 2026
fonte foto - @imagoeconomica
Pochi sanno che la regione del cemento è l’Emilia-Romagna. Per il 2024 è prima assoluta per consumo annuo di suolo, battendo anche la Lombardia. Sono passati totalmente inosservati i numeri pubblicati a fine 2025 da Ispra, Istituto Superiore dello Stato per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nel 2024 l’Emilia Romagna ha divorato oltre 1.000 ettari di suolo, più della Lombardia, ferma a circa 830.
Le due alluvioni che hanno colpito la regione negli ultimi anni non nascono dal nulla. Non servono scie chimiche o teorie complottiste, basta guardare i numeri: meno terra libera, più cemento, meno assorbimento. E succede in una delle aree più fragili del Paese, a forte rischio idrogeologico. Una pianura ricchissima di fiumi che da anni viene coperta, sigillata col cemento e resa impermeabile. Poi piove e l’acqua, senza terra da assorbire, corre e travolge qualsiasi cosa. Ma la spiegazione ufficiale è che sarebbe colpa del cambiamento climatico. Comodo, perché non chiama mai in causa chi ha responsabilità, chi dà i permessi per costruire e chi governa. I costi economici e umani delle ultime alluvioni restano. Secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Civile i dati definitivi pubblicati sul sito della Regione sono: 17 morti, 8,5 miliardi di danni certificati all’Unione europea (danni ai privati, a infrastrutture, alle imprese, al settore agricolo). E circa 36.000 sfollati, secondo accertamenti esterni.
La regione della buona amministrazione, quelli che fanno la morale ambientale al resto d’Italia, cementificano più di tutti. Non parole: 453 metri quadrati per abitante, contro una media generale nazionale di 366. Una differenza enorme, che racconta meglio di qualsiasi slogan cosa accade davvero nella realtà del territorio, non nel mondo virtuale dei media.
In testa al podio Rimini, Reggio Emilia, Modena e Ravenna. E proprio la città di Ravenna guida la classifica dei comuni italiani per incremento di suolo consumato, una continuità nel tempo. Lì amministrava fino a poco tempo fa l’attuale presidente della Regione Michele de Pascale del Pd, che attualmente come presidente della Regione ha anche le deleghe al Contrasto al dissesto idrogeologico, Difesa del suolo e della costa, Protezione civile, Ricostruzione post alluvione. Ma la cementificazione è un fenomeno più diffuso e strutturale, non concentrato in una sola città.
Nel Piacentino si registra il consumo pro capite più alto. Intanto avanzano logistica e data center, capannoni, hub, piattaforme. Il territorio cambia volto e diventa una distesa di superfici di cemento sempre più difficili anche solo da guardare, lungo l’autostrada.
La difesa della Regione? Dentro quei numeri, spiegano, ci sono anche le casse di espansione. Quelle mai costruite negli anni. E rivendicano il primato negli interventi di recupero. Ma non basta. Secondo Legambiente il quadro resta “ampiamente negativo”. Tradotto: si costruisce troppo e si recupera troppo poco. Gli ambientalisti lo dicono da tempo: la legge urbanistica regionale non funziona. Una proposta di riforma giace ferma da anni.
La verità è un piatto freddo: il cemento porta soldi facili, conviene e fa arrivare investimenti, muove interessi, crea consenso. Il resto passa in secondo piano. Anche il rischio. Non è imprevedibile come dicono i soloni, che tengono in mano le redini dei media e degli "spettacoli tv", e come vogliono far credere raccontando il lato umano delle devastazioni quando queste arrivano.
Ma uccidono di più il silenzio e l'omertà che le alluvioni.
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