17 Febbraio 2026
Vittorio Sgarbi, fonte: imagoeconomica
Il tribunale di Reggio Emilia ha assolto Vittorio Sgarbi dall’accusa di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sul dipinto attribuito a Rutilio Manetti, “La cattura di San Pietro”. La Procura reggiana aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Al centro del procedimento, un’opera che secondo l’accusa sarebbe stata rubata nel 2013 e riapparsa nel 2021 come inedito dell’artista. I legali del critico parlano di “macchina del fango” e rivendicano l’innocenza del loro assistito.
Il tribunale di Reggio Emilia ha assolto Vittorio Sgarbi dall’accusa di riciclaggio, chiudendo così uno dei capitoli giudiziari più discussi degli ultimi mesi nel panorama culturale italiano. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato: il giudice dell’udienza preliminare ha pronunciato assoluzione con la formula della vecchia insufficienza di prove, respingendo la richiesta della Procura reggiana – guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci – che aveva sollecitato una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione.
L’inchiesta riguardava il dipinto attribuito a Rutilio Manetti, “La cattura di San Pietro”. Il fascicolo era stato aperto inizialmente a Macerata, città competente per il domicilio di Sgarbi a San Severino Marche – comune di cui è stato sindaco – per poi essere trasferito a Reggio Emilia. Secondo l’impostazione accusatoria, l’opera sarebbe stata sottratta nel febbraio 2013 dal castello di Buriasco, in provincia di Torino, per poi riemergere nel 2021 come inedito dell’artista e risultare di proprietà dello stesso Sgarbi.
Il quadro era stato esposto a Lucca nella mostra “I pittori della luce”, curata dal critico d’arte. A contribuire all’avvio delle indagini erano state anche le dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che aveva riferito agli investigatori di aver aggiunto una fiammella al dipinto su incarico dello stesso Sgarbi.
Nel corso del procedimento, tuttavia, il quadro accusatorio si era progressivamente ridimensionato. Le ipotesi di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio di beni culturali erano state archiviate già nella fase delle indagini preliminari, lasciando in piedi la sola accusa di riciclaggio, ora caduta con l’assoluzione.
Dopo la sentenza, i difensori di Sgarbi, il professor Alfonso Furgiuele e l’avvocato Giampaolo Cicconi, hanno diffuso una nota: “Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il prof. Vittorio Sgarbi è stato assolto, perché il fatto non costituisce reato, anche dall’imputazione residua, dopo l’archiviazione per due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari. Ciò dimostra, ancora una volta, come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente”.
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