19 Gennaio 2026
Youssef Abanoub e Zouhair Atif
È stata confermata la custodia cautelare in carcere per Zouahir Atif, il 19enne accusato dell’omicidio di Abanoub Youssef avvenuto all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia. La decisione è arrivata dal gip del tribunale spezzino al termine dell’udienza preliminare. Al centro dell’inchiesta restano il movente, ritenuto futile dall’accusa, e le condizioni psicologiche del giovane. L’arma del delitto sarebbe stata acquistata il giorno prima “in un negozio di cinesi”. La difesa valuta ora una perizia psichiatrica.
Il gip del tribunale di La Spezia ha dunque confermato la custodia cautelare in carcere per Zouahir Atif, il 19enne che venerdì scorso ha sferrato una coltellata mortale ad Abanoub Youssef all’interno dell’istituto professionale “Domenico Chiodo”. L’esito dell’udienza è stato comunicato dall’avvocato difensore Cesare Baldini, che ha incontrato i cronisti all’uscita dal carcere della città ligure intorno alle 13.
Secondo quanto riferito dal legale, il giovane avrebbe fornito la propria versione dei fatti insistendo addirittura di essersi sentito in pericolo: "Ha detto di essersi sentito minacciato da questo ragazzo e nega assolutamente ci siano stati altri episodi di minacce da parte sua con un coltello in passato". Baldini ha poi delineato il profilo personale del suo assistito, parlando di una condizione di forte fragilità: “È una persona con un passato di grandi sofferenze”. “Una persona che si sente isolata, con poche amicizie”.
Per la difesa, il quadro emerso lascia spazio a ulteriori accertamenti sul piano psichico. “Tutto lascia pensare ci sia lo spazio per una perizia psichiatrica, ne parleremo con il pubblico ministero. Per assurdo trovo che la misura cautelare in carcere sia oggi la soluzione che meglio possa difenderlo da sé stesso", ha aggiunto l’avvocato.
Nel corso dell’interrogatorio, Zouahir Atif ha ammesso di aver colpito Abanoud Youssef spiegando il gesto con una vicenda legata a immagini condivise: avrebbe agito perché la vittima aveva "scambiato" alcune foto "con la ragazza che frequento". Si tratterebbe, secondo quanto riferito, di immagini risalenti a quando i due erano "piccoli". Nonostante ciò, la Procura contesta al 19enne l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi.
Il giudice, al momento, non avrebbe ancora valutato l’aggravante della premeditazione, che resta comunque sullo sfondo dell’inchiesta e potrebbe essere contestata in una fase successiva. La difesa ha già fatto sapere che presenterà formalmente richiesta per una perizia psichiatrica, parlando di "una persona problematica", descritta anche dalla famiglia come "chiusa" e con pochi amici.
Baldini ha inoltre riportato dichiarazioni particolarmente allarmanti sullo stato emotivo del ragazzo: "Lui vorrebbe morire, ma a prescindere, non per questo episodio, è una persona che ha un passato di grandi sofferenze. Si sente isolato, non compreso. Ha compiuto atti autolesionistici in passato".
Sul fronte dell’arma utilizzata, l’avvocato ha spiegato che il coltello sarebbe stato acquistato “in un negozio di cinesi” il giorno prima dell’omicidio, con finalità “difensive”, senza però entrare nei dettagli. Il legale ha smentito l’esistenza di precedenti aggressioni con armi da taglio da parte del suo assistito, come invece sostenuto da alcuni studenti, pur confermando la presenza di episodi "verbali". Ha infine negato anche le ricostruzioni secondo cui il ragazzo avrebbe pronunciato frasi come “sono pronto a uccidere”, attribuitegli da alcuni alunni e operatori scolastici.
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