19 Gennaio 2026
Pare incredibile ma più emergono i trascorsi loschi e perfino infami dei “Morettì”, come ha subito preso a chiamarli la stampa birignao, e più questi eroi dei nostri tempi vengono colti con una certa ammirazione o complicità allusiva: vedi però di che erano capaci, vedi che dritti. Il fatto che in un loro tugurio siano bruciati duecento ragazzini, quaranta dei quali cadaveri, non disturba nessuno e avendo io scritto che due così li avrei visti volentieri a San Leo, la rocca di Cagliostro, mi sono sentito definire ubriacone da bar da un non così influente opinionista il cui ragionamento si può riassumere come segue: tutto possiamo accettare, sopportare, ma non che vengano traditi i sacri princìpi del garantismo. Per cosa? Per andarci piano con la ministra Santanché? Il garantismo non c'entra niente ma si consolino certi garantisti pelosi: i Morettì non rischiano, la loro sorte è già decisa ed è rosea: intanto uno sconosciuto benefattore presumibilmente della mafia còrsa paga la cauzione di mezzo milione di franchi, così loro non vanno in galera prima e a maggior ragione non ci finiscono dopo, giusta la regola, in Svizzera come in Italia, del quel che è fatto è fatto. Non sta bene ingabbiare due che producono reddito e con la Maserati al cancello, giusto? Questo sarebbe il garantismo, in soldoni: falla franca tu oggi che domani potrebbe toccare a noi. Uno scrupolo trasversale da destra a sinistra, con motivazioni apparentemente diverse ma dai fini identici, un certo lassismo di classe o di rango. Quello che non conviene dire è la ragione sostanziale di ceto garantismo e cioè che a Crans Montana funziona un mutuo soccorso mafioso, di élite, per cui “tutti giocano a golf insieme”, come diceva un avvocato ben introdotto, e se qualcuno prova a raccontarlo, come quel giornalista incauto, riceve teste di cavallo davanti al portone.
Pare incredibile, ma il marocchino diciottenne che ha sbudellato a morte un coetaneo egiziano è già stato esaltato dalla stampa garantista al completo che lo dipinge una picaresca una vittima degli eventi. “Aveva l'abisso dentro” lo ha giustificato una insegnante progressista, con i giornali che lo chiamano “presunto assassino” anche se ha ucciso sotto gli occhi di tutti, non ha potuto negarlo e neppure ne aveva l'intenzione, anzi se n'è vantato, col coltello sporco di sangue ancora in mano ha ghignato sopra la sua vittima, ha recitato versi del Corano, ha ammesso che voleva "sapere cosa si prova a uccidere". Dicono i parenti del ragazzo ucciso: non si può morire a scuola così. Hanno ragione, vanno compresi nel loro strazio, sono copri e il maranza voleva eliminare un cristiano, un infedele, ma se l'obiettivo finale è l'islamizzazione dei Paesi in cui si rifugiano, allora di che ci lamentiamo? Non torna, pretendere tutti i privilegi della società democratica e sociale occidentale mentre si pretende di convertirla, di conquistarla: la cultura del coltello facile, preindustriale, in particolare meridionale, mafiosa, debellata dalla modernità consumistica, è tornata con l'islamizzazione antisociale, tecnologica, consumistica e insieme ossessiva, organizzata dalla politica irresponsabile come dice la politologa Anna Bono; e siccome ammetterlo, denunciarlo non va bene e negarlo decentemente non si può, la soluzione che resta consiste nell'esorcismo parolaio con cui romanzare il carnefice “con l'abisso dentro”.
Abisso di che? Questo era un violento, un prepotente che si andava fanatizzando in una scuola pubblica italiana e già accarezzava l'idea di candidarsi con un partito di sinistra. Ha detto, incredibilmente, il cardinale Parolin che “ci vuole meno repressione e più educazione”, a conferma che il clero italiano è ormai allo sbando, ragiona come Casarini. Parolin dimostra di non conoscere la religione che professa da eminente: non esiste passo nel Vangelo dove si sostenga l'impunità caritatevole, anzi viene espressamente ribadita la necessità di espiazione. Ma la Chiesa, consapevole di aver perso la partita, tenta di razzolare gli ultimi affari normalizzando i barbari prima di sparire.
Educazione e repressione non sono in conflitto, non si contraddicono almeno quando la repressione dovrebbe scattare dopo episodi efferati: per il cardinale non è successo niente, ma in 24 ore ci sono stati tre accoltellamenti minorili, uno letale a La Spezia, uno quasi fatale a Sora e uno “così così” a Cremona. A dire che la situazione è endemica e pandemica. Ma la politica laica non è meglio dei cardinali spericolati: il ministro pompiere Piantedosi invita a “non cedere all'allarmismo” e precisa che nessuna misura è automatica, scarica la responsabilità sugli istituti che dovrebbero chiederla, sapendo che non la chiederanno. Perfino un metal detector all'entrata viene considerato troppo drastico, inaccettabile, qualcosa che disturba i buoni sentimenti e le pretese della sinistra sovversiva. Quale sarebbe l'intento del ministro Ponzio Pilato? Isolare la Lega, ossia una miserabile strategia elettorale? Ci si mette anche il collega Tajani che annuncia una legge per impedire i coltelli nelle scuole: Tajani lo sa o non lo sa di stare dicendo, da ministro, una solenne boiata, lo sa o non lo sa che questo divieto per legge esiste già e ci mancherebbe pure? Che a nessuno è lecito portare una lama in classe? Allora di che parliamo? Non è la sovrapproduzione di leggi inutili ad urgere ma l'applicazione di quelle che ci sono già, bastano e avanzano e, a questo punto, una certa volontà repressiva comune dalla politica alle istituzioni scolastiche alla pubblica opinione. Ma la sinistra sciacalla che cavalca il colpo di Stato per via maranza si scaglia contro “i pretesti repressivi del governo” e il governo traccheggia, si adegua dimostrando la solita sottomissione culturale, il solito pilatismo strategico. Allora che l'annunciano a fare un pacchetto sicurezza? Per sollevare fumo, per dimostrare che qualcosa si sta facendo, nell'intesa comune che niente verrà applicato sul serio. L'abisso dentro non ce l'ha il maranza balordo, ce l'hanno politici ed ecclesiastici. Ma che fa? Garantisti bisogna essere, sempre e comunque, per gli imprenditori stragisti, per le imprenditrici digitali truffaldine, per i maranza invasati. L'unica che non lo merita è attualmente la ex showgirl Belen, degradata a donna di malaffare dopo avere ammesso che il vaccino l'ha distrutta, inchiodata a fatica estrema e inguaribile. Cara Belen, ho una notizia per te: non lavorerai più, ti odieranno tutti, da destra a sinistra, talebani del pro e talebani del contro siccome “hai tradito”. Dammi retta, so di che parlo, ci sono passato, ci sto passando: per i malati come noi, nessuna pietà e nessun garantismo. O, come mi ha detto qualcuno ben introdotto: tu dovresti andare in Commissione Covid ma non ti ci vogliono, sei pericoloso. E volevano dire: hai raccontato, documentato il male di troppi, unico tra quelli esposti pubblicamente e ti sei fatto solo nemici, sei rimasto isolato. Isolato ma oggi ho Belen dalla mia. Ammesso e non concesso non si rimangi tutto appena capita l'antifona.
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