23 Maggio 2023
Fonte: pixabay
Non solo una condanna per rapina che effettivamente si è consumata, ma anche l’aggravante del volto travisato perché in quel di novembre 2021, in piena emergenza Covid con obbligo di mascherine Ffp2 al chiuso, il 30enne protagonista di questa storia la indossava.
Ha dunque commesso una rapina, sì, ma allo stesso tempo avrebbe rispettato un obbligo imposto dalla legge in situazione di emergenza. È in sintesi questo il motivo che ha spinto la difesa dell’imputato a ricorrere in Cassazione contro la contestazione dell’aggravante.
Il nostro ordinamento infatti, prevede un aumento della pena nel caso in cui il fatto venga commesso rendendo il volto irriconoscibile.
Il giovane condannato per rapina nel ricorso ha specificato che oltre l’obbligo in vigore in quel periodo, se non avesse indossato la mascherina avrebbe destato sospetto. Ma la Cassazione non ci sta e ha respinto il ricorso riconoscendo dunque l’aggravante prevista dall’articolo 628 del Codice Penale.
La sentenza della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, numero 1712/2022, ha stabilito che “indossare la mascherina in occasione di una rapina è comportamento idoneo ad integrare la circostanza aggravante speciale del travisamento”. Infatti, secondo il nostro Codice Penale, ricorre l’aggravante anche solo con una parziale alterazione dell’aspetto esteriore di una persona.
Sebbene la difesa dell’imputato abbia fatto riferimento all’obbligo di indossare la mascherina in quel periodo, appellandosi dunque alle cause di non punibilità invocando l’adempimento di un dovere imposto dalla legge, la Suprema Corte ha ritenuto che l’imputato ha indossato la mascherina per commettere deliberatamente la rapina, sancendo, come ha ricostruito Altalex che il “travisamento mediante mascherina è stato chiaramente causalmente orientato alla commissione del delitto e certamente idoneo a rendere difficoltoso il riconoscimento dell’autore del fatto”.
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