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Tribunale di Catania, negli armadietti trovate decine di bottigliette piene di pipì. Un magistrato confessa

Dopo l'imbarazzo, un magistrato ha confessato. Erano lì per "sbadataggine" e le ha accumulate per la paura della "promiscuità" nei bagni del Tribunale durante il periodo del covid

23 Giugno 2022

tribunale

Un atto increscioso al Tribunale di Catania, giusto un mese fa. Per accogliere i nuovi funzionari Upp (Ufficio per il processo) concepiti dalla ministra Cartabia per velocizzare i tempi della giustizia e trovare loro posti a sedere si è scoperto che nelle ante inferiori di un enorme armadio libreria con vetrina c'erano numero bottigliette di plastica di mezzo litro. Tutte contenente pipì, o per meglio dire "un liquido di colore giallastro". 

Magistrato accumula decine di bottigliette piene di pipì

Un ritrovamento andato in scena negli uffici della quinta sezione civile, al secondo piano lato ovest di piazza Giovanni Verga. Le bottigliette come detto sono state trovate mentre si cercava di ricavare posti aggiuntivi nella stanza condivisa da alcuni magistrati. E per farlo si è dovuto spostare l'enorme armadio, pieno di fascicoli giudiziari. Scoperta: aperte le ante inferiori, le uniche non chiuse a chiave c'è stato il ritrovamento, non di acqua minerale come si pensava ma di pipì. Di conseguenza il trasloco è stato interrotto. La "scena del crimine" non può essere contaminata. Almeno fino a quando non si trovano le risposte ad alcune domande. Prima di tutto cosa contengono le bottigliette (cosa che appare abbastanza chiara), da quanto tempo sono lì visto che la data di scadenza indicata è 2021, e soprattutto chi le ha messe lì dentro.

 
Della faccenda è stato informato il presidente della quinta sezione civile, Francesco Cardile, il quale a sua volta ha segnalato il tutto al presidente del tribunale, Francesco Mannino. Tutti i testimoni del ritrovamento sono stati sentiti, compreso il  consegnatario del tribunale, e anche alcuni magistrati. Ma tutti danno la stessa versione. Qualche giorno dopo il sopralluogo. Mannino e Cardile con neanche tanta sorpresa trovano le bottigliette indicate dai magistrati e da chi ha assistito al ritrovamento. 

L’“utilizzatore finale" dell’armadio viene chiamato in causa, e con grande stupore si scopre che le bottigliette sono sue. Stupore anche quando racconta che ce ne sono altre conservate in un altro mobile della stanza. Chiuso a chiave. E ammette: "È mio materiale liquido organico". Raccontando di avere il terrore del rischio di "promiscuità" nei bagni del tribunale a causa dell'emergenza covid. La storia finisce con l’impegno (subito assolto) con i vertici del tribunale: rimuovere, di persona personalmente, il "corpo del reato".

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