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Proteste Green pass, l'orgoglio ritrovato di essere italiani grazie ai portuali di Trieste: forse da oggi nuova capitale della Libera Italia

Stefano Puzzer e i portuali di Trieste sono lavoratori con le mani pesanti per il lavoro duro, che per un caso benedetto da Dio o dalla sorte si sono trovati a poter fare la differenza

Di Lapo Mazza Fontana

15 Ottobre 2021

Proteste Green pass, l'orgoglio ritrovato di essere italiani grazie ai portuali di Trieste: forse da oggi nuova capitale della Libera Italia

Fonte: Facebook

Se i portuali di Trieste saranno in grado di tener duro diventando la unica forza organizzata in difesa dei lavoratori italiani, il mondo e non solo l'Italia potrebbe cambiare. Eh, sì. La difesa dei lavoratori italiani, di tutti, anche di quelli che non hanno capito un cazzo di cosa stia succedendo. Anche del pecorame filodraghistano o di chi si dichiari filodraghistano per mero conformismo. Eh sì. Perché i portuali di Trieste non sono contro i vaccini, non sono no vax, non sono una minoranza di sabotatori, come i peggiori cialtroni della Stampa e della politica italiana stanno tentando di dipingere, non potendo dare loro dei fascisti come ai manifestanti di Roma e Milano. Qui il giochino non attacca, sorry.

L'orgoglio ritrovato di essere italiani grazie ai portuali di Trieste

Stefano Puzzer e i portuali di Trieste sono lavoratori con le mani pesanti per il lavoro duro, che per un caso benedetto da Dio o dalla sorte si sono trovati a poter fare la differenza, caso più unico che raro in Italia, paese già democristiano e inginocchiato da anni, grazie ad una incredibile combinazione tra fibra morale e peso specifico del loro sciopero, che potrebbe metter a rischio merci per milioni di cittadini europei.

Uno sciopero dei lavoratori in Italia? Nel paese dove i lavoratori sono stati massacrati da oltre trent'anni di manganellate di un potere iperliberista sempre più feroce e vorace? Ma dove si era mai visto uno sciopero autentico dei lavoratori in Italia negli ultimi trent'anni, se non qualche inutile buffonata durata l'espace d'un matin, giusto il tempo di un cappuccio e brioscia? Ma quando mai i sindacati in Italia, gli organi più surreali e svenduti del paese, hanno difeso i lavoratori italiani, negli ultimi trent'anni? Quando mai abbiamo visto un Landini, segretario della CGIL primo sindacato italiano, alzare mai mezzo dito per gli aumenti senza freno di benzina, gas e luce o anche solo richiedere cinquanta euro in più per un Reddito di cittadinanza che i sindacati non avevano mai voluto, e che fa viceversa sopravvivere chi il lavoro lo perde o non lo ha mai avuto? Eh però un Landini livido lo abbiamo visto, convocare una patetica manifestazione di pura retorica del cazzo, dopo che gli hanno vandalizzato il suo ufficio facendo forse cento euro di danni. Orcocane, lì il tempo per indignarsi lo ha trovato, codesto ennesimo scaldacadrega dal muso di prete, celermente allineato al sistema di casta, con a fianco il duce Draghi che lo accarezza come un cagnetto pettinato dal tosacani.

I portuali di Trieste non sono no vax, cari imbecilli del SISTEMA (sì, stesso nome che si attribuisce la Camorra). I portuali triestini annunciano un blocco ad oltranza di uno dei più importanti porti d'Europa e del mondo finché il governo non revocherà il green pass, perché il green pass, e segnatamente il super green pass con sottrazione di stipendio, è una immonda porcheria presente in un unico paese del mondo: l'Italia. E perché è una immonda porcheria? Non è forse uno strumento per essere più liberi, come ripete la propagandina di sgoverno a reti unificate di stocazzo? No, perché tutti i paesi del mondo perseguono una sacrosanta politica di incentivo a vaccinarsi su base volontaria, senza coercizioni fanatiche ed estremiste come quelle italiane. Al mondo esistono solo quattro grandi paesi che impongono un obbligo vaccinale: Indonesia, Micronesia, Tagikistan e Turkmenistan, retti da dittature islamiche ed ex sovietiche. Poi c'è l'Italia, quinto paese al mondo ad introdurre neanche un obbligo vaccinale (dove almeno lo Stato si assume la responsabilità degli effetti collaterali patologici da vaccino), ma a un vero e proprio furto di Stato dei mezzi di sostentamento, ricattando il cittadino e privandolo de facto di quello stesso diritto che non ha il coraggio di togliergli assumendosene la responsabilità islamica ed ex sovietica.

E questo vuol dire che sarebbe allora logico o auspicabile un obbligo vaccinale? Ma neanche per idea: chiamerebbesi questo piuttosto un "paradosso di Barbero". What??? Ecco qua; dicesi Paradosso di Barbero: chi preferisca una idiozia grave ad una idiozia minore in nome della ipocrisia della idiozia minore. No, non è il "tanto peggio tanto meglio": è proprio un concetto di preferenza di un danno grave rispetto ad un danno meno grave, perché il danno meno grave è ipocrita. Bella stupidaggine, spiace dirlo, visto che Barbero è una delle migliori superstar culturali d'Italia, e con pieno merito. Ma qui ha vergato una sciocchezza.

Ma non è il solo: è di non molte ore fa uno dei soliti vecchi elzevirini di Michele Serra, ex enfant prodige della satira intelligente e notista già brillantone, malauguratamente proiettato verso una senescenza a precipizio, principiata da mo'. In sostanza nella sua classica "Amaca" Serra sostiene che i vaccini sono salvifici nunc et semper et in saecula saeculorum amen, e che chi ha dubbi e questioni in materia si perde in "ridicole beghe". Me cojoni! Meno male che ce lo ha detto lui, sto dramaqueen de noantri, che sennò chissà che succedeva.

Ma soprattutto Serra straparla e manca a svacco il punto nodale, essendo ormai da anni in uno stato semiconfusionale: nonostante le balle continue che si continuano a dire sui vaccini, che per altro ancora non sono pienamente approvati da EMA ed FDA se non con un visto temporaneo (tranne Pfizer-BioNTech da FDA il 23.8.21 con dimissioni di vertici del settore vaccini di FDA stessa), nessun sano di mente nega il valore provvidenziale di averne avuti a disposizione così in fretta (pur in pratica abbattendone gli standard di sicurezza valevoli fino a febbraio 2021). I morti erano troppi e i vaccini relativamente sicuri in teoria (ed anche in pratica sul corto periodo, mentre su medio e lungo troppo poco purtroppo se ne sa). Peccato che il punto sia altro: ovvero ricattare la intera popolazione italiana con la minaccia della sottrazione di stipendio, si ripeta caso unico al mondo, e per giunta senza nessun motivo neanche teorico, visto che la popolazione in maggioranza si era già volontariamente sottoposta al vaccino, che (seppur concretamente sperimentale e con troppi side effects taciuti dalla Stampa-slave) soprattutto per le fasce a rischio non potrebbe non esser dichiarato salvifico per milioni di persone.

Quelle che il povero Serra chiama "ridicole beghe" sono fatti concreti: FDA ed EMA non approvano i vaccini (se non con EUA, ovvero autorizzazione temporanea emergenziale, salvo Pfizer-BioNTech da FDA) perché i test sono incompleti; test basati su standard di tutela del paziente invalsi da decenni. Quindi dire un eventuale "no grazie" a vaccini non full approved non ci rende "dei fighi sempre vissuti all'Hilton": è semplicemente un diritto a non subire un tso (trattamento sanitario obbligatorio) con un vaccino non approvato dagli enti ufficiali dei farmaci, nonostante enormi pressioni politiche ed economiche, sulla base di procedure chiare e fissate per regolamenti introdotti dalla farmacologia ufficiale. Un diritto per altro fissato in Costituzione e nemmeno diniegato da un eventuale per quanto infame obbligo vaccinale, non adottato. Con buona pace del Paradosso di Barbero.

In una cosa però Serra ha ragione, pur non rendendosene conto: i fighetti da Hilton si possono permettere perfino di imporre vaccini coi ricatti (si pensi, suscitando persino prima asservimento, poi mugugni, poi scontenti, poi dubbi e poi perfino rivolte e scioperi veri); si possono persino permettere terze e quarte dosi, e sapete perché? Perché le rubano ai paesi poveri, ecco perché. Perché i vaccini li pagano a peso d'oro alle case farmaceutiche, che mica li regalano, drogando il mercato. I paesi poveri i vaccini o non ne hanno talvolta proprio o ne hanno pochi, determinando la ulteriore follia eurodraghistana di un paese che ricatta i lavoratori perché si vaccinino a forza (con un fanatismo che cela fin troppo male intenti totalitaristi) derubando nel mentre i paesi poveri, soprattutto africani, che poi ci rimanderanno migliaia di profughi ovviamente non solo non vaccinati, ma potenzialmente attinti da nuove varianti che nel frattempo avranno avuto ampio agio temporale di sviluppo.
E la ciliegina sulla torta? La sottile quanto palese voglia di stalinismo, grande passione postfascista della sinistrazza italiota, oggi totalmente slave sadomaso del Tamerlano draghistano-turkmenistano, quel DRAGHULA che però stavolta forse si è messo in un cul-de-sac.
Non mettiamo in dubbio che Serra voglia "zittire in un attimo" (come scrive stizzito) chi non la pensa come lui. Troverà però prima o dopo parecchia gente disposta a sbarrargli la strada per un altro paradosso, quello di Popper, che a chi vuole "zittire in un attimo" (oltretutto sulla base di BALLE SPAZIALI), riserva sic et simpliciter lo stesso spiacevole trattamento.

E come si usava dire una volta, desumendo da un già vetusto lessico del mondo dei fumetti: "riusciranno i nostri eroi..."? Riusciranno i portuali di Trieste a non cedere a ricatti, intimidazioni, lusinghe, corruzioni, minacce e cavalli di Troia e a mantenere la promessa di bloccare il porto finché l'infame governo del Draghistan non avrà deposto manganello e olio di ricino del green pass, innescando una spirale dissolutoria?

Ecco, perché in un paese vertiginosamente scoglionato da trent'anni (dove l'ultimo entusiasmo popolare fu la sconfitta della Moratti a Milano che prospettava la uscita di scena di un Berluskaiser ancora fermo al governo dopo una lunga sofferenza dell'economia italiana), non ci ricordavamo manco più di essere stati, a tratti, un paese non sempre di imbambolati su un divano, in pizzeria o in spiaggia.

Paese in balia di costante dantesco lasciate ogni speranza, dove la breve speme di un barlume di evoluzione si era spenta con lo sgonfiamento di Tangentopoli.

Paese fregato, allegro un po' per celia e un po' per non morir, come diceva Ettore Petrolini.

Orbene questa malattia italiana della rarefatta esaltazione nazionale, più sovente sostituita dallo sconforto di sé stessi, questa malattia dell'orgoglio vergognoso di essere bravissimi sia in genialate che in merdai. Questa lebbra infame fotografata dal Machiavelli e dal Guicciardini in una Italia ancora al centro del mondo, non molto prima di diventare periferia per duecento anni, un periodo che avrebbe steso anche un dio olimpico. Questa malattia di ridursi allo sventolio di bandiere solo al vincere trofei di calcio e Olimpiadi, perché altrimenti ci sarebbe con quella bandiera da pulircisi il... didietro (chiamiamolo così che è meglio), per quanto poco l'Italia ci rappresenti e ci faccia sentire nazione. Essere sempre sgovernati e derubati, in una perenne coazione a ripetere senza via d'uscita, come dei figli costantemente alla disperatissina ricerca d'affetto da genitori infami e ladruncoli, che nella migliore delle ipotesi ti ignorano e nella peggiore ti prendono a cinghiate per rubarti il panino al prosciutto che ti sei comprato coi tuoi soldi guadagnati facendo il baby sitter per la vicina di casa stronza, ovvero per un lavoretto di merda e malpagato.

E mentre il baby che stai sitterando fa i compiti, ecco che ti capita l'occhio sul libro di Storia che cita Brescia, la leonessa d'Italia, e i versi del Carducci, cantore sommo del Risorgimento, nelle sue Odi barbare:

"Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia leonessa d'Italia
beverata nel sangue nemico".

Brescia o Trieste?

Ieri sera Bruno Vespa ha chiesto a Stefano Puzzer, capo dei portuali di Trieste, se non si rendevano conto di essere isolati dai sindacati, dalla politica, dalla maggioranza degli italiani. Puzzer senza scomporsi di una virgola ha risposto che per loro non era una novità essere isolati da costoro, che se ne sono sempre sbattuti i coglioni (ma questo lo aggiungiamo noi) dei lavoratori non solo di Trieste, ma di tutta Italia. E invece guarda un po', per una volta c'è chi invece è disposto a battersi in prima persona per tutti, nonostante il governo sia subito corso ad offrire i tamponi gratis ovviamente solo a loro, e gli altri se li paghino e vaffanculo, ovviamente a costi proibitivi, mentre in mezza Europa i tamponi sono gratis o a prezzo irrisorio.
Facile manganellare gli indifesi eh? Coi portuali è più dura, si passa alle lusinghe, ma se non funzionano manco quelle la linea dura isterica draghistana potrebbe portare un boomerang direttamente nel deretano del ducetto romano.

Questa volta la tempesta perfetta sembra finalmente arrivata, e ci si perdoni la frase fatta, con trent'anni di ritardo rispetto al flop di Tangentopoli e alla Restaurazione seguita alle monetine tirate in testa a Bettino Craxi all'Hotel Raphael di Roma. Sarà vero o un ennesimo bluff da Commedia all'italiana con Sordi e Gassman?
Sarà Trieste la nuova leonessa d'Italia per una sorta di tardivissimo ma ormai fatale nuovo Risorgimento? Wishful thinking, enfasi eccessiva? Può darsi.

Ma, bongré malgré, la domandona resta: e sarà Trieste la immagine della Libera Italia, beverata nel sangue nemico? Carducci ma anche Sordi e Gassman guardano Puzzer; sta ora a lui e ai suoi amici scrivere il frontespizio della nuova pagina. A noi decidere se scrivere altre pagine, disertare o leggere roba scritta da altri. In fondo non è vero che la Storia siamo noi: la Storia è di chi ha i controcoglioni per bloccare porti strategici in nome di uno scontro sacrosanto. Gli altri si preparino al resto. Era ora.

Di Lapo Mazza Fontana.

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