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Green pass, lo studio dell'Università cattolica: "Un italiano su due non lo vuole"

Green pass accettato soprattutto da anziani e ricchi, non da giovani e poveri, e questo non dipende dal titolo di studio

13 Ottobre 2021

Green pass, lo studio dell'Università cattolica: "Un italiano su due non lo vuole"

Fonte: lapresse.it

I No Green pass, bollati a sfregio spesso come No-vax (termine più che sbagliato dato che veramente pochi sono contro i vaccini), non sono "quattro gatti", come spesso vengono etichettati. Secondo uno studio università Cattolica, infatti, i "dubbiosi" del certificato verde sarebbero almeno la metà degli italiani. l'indagine è targata EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, con sede a Cremona nel Campus di Santa Monica. Secondo lo studio, il 56% degli italiani ritiene che il Green pass è una misura efficace a ridurre il rischio di contagi. Poco sotto, però, è la percentuale degli italiani che invece nutrono "dubbi" sull'utilità del certificato verde (52%). Infine, il 60% dei cittadini italiani vede nel Green pass introdotto dal Governo Draghi uno strumento di responsabilità sociale.

Green pass, lo studio dell'Università cattolica: "Metà italiani lo bocciano"

La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di circa6000 italiani. "Dalla nostra ultima rilevazione emerge che il Green Pass, approvato da poco più del 50% degli italiani, non raggiunga la base per un pieno consenso sociale", sottolinea Graffigna, Ordinario di psicologia della salute e dei consumi e direttore dell’EngageMinds HUB. "Dai dati emergono poi sacche cospicue di popolazione che restano incerte, rispetto all’utilità del certificato verde e all’obbligo del suo utilizzo” continua l’esperta potremmo definirli gli "esitanti del Green pass". "Persone che, dunque, mostrano segnali di fatica, frustrazione e sfiducia verso il sistema, un atteggiamento che nel lungo termine può diventare problematico", prosegue Graffigna.

Da quanto risulta, il Green pass sarebbe accettato più dai ricchi che dai poveri, e più dagli anziani che dai giovani. Non influisce però il titolo di studio. Gli over-60 rappresentano infatti la fascia di età meno ritiene il Green pass una violazione della libertà. Gli anziani si sentono dunque più sicuri a seguito dell’introduzione del certificato. Viceversa, gli under 34 percepiscono il Green pass come uno strumento di violazione della privacy. Sempre dallo studio, emerge che la fetta di coloro che ritengono il pass sanitario una misura efficace aumenti all'aumentare del reddito. Andamento analogo si riscontra per la questione dell’uso del Green pass nei luoghi di lavoro. Il 63% tra i più benestanti pensa sia giusto renderlo obbligatorio, mentre tra i meno abbienti questa frazione si ferma al 51%.

"Un elemento da evidenziare, così come esce dalla nostra analisi", ha concluso la professoressa Graffigna "è che il titolo di studio degli intervistati non influisce sul giudizio sul Green pass, a dispetto di quanto si pensa solitamente che sia anche una questione di alfabetizzazione e di istruzione". Dunque, in sintesi: Green pass accettato da anziani e ricchi, non da giovani e poveri, e gli oppositori, al contrario di come spesso vengono dipinti, non sono analfabeti funzionali ignoranti e stupidi, ma tutto il contrario.

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