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Green pass, ottenerlo per alcuni è un'odissea: la denuncia del Codacons

Il presidente: "Situazione grave, lo Stato non mantiene le promesse". Scoperchiate tutte le violazioni della libertà legate alla certificazione verde

01 Settembre 2021

Green pass, ottenerlo per alcuni è un'odissea: la denuncia del Codacons

Fonte: Twitter

Il Green pass non è solo materia di contestazioni sull'obbligo vaccinale, ma diventa una vera e propria odissea ottenerlo anche per chi il vaccino lo ha fatto. È l'ultima denuncia del Codacons, che fa un bilancio delle prime settimane dall'introduzione della certificazione verde in alcuni contesti pubblici. Quello che emerge non è tanto una situazione di polarizzazione del tema Green pass tra chi è contro o a favore della misura, ma un vero e proprio dedalo burocratico che sta penalizzando diversi cittadini italiani.

No vax? I dati della prima ondata di restrizioni sembrano segnalare un problema diverso, e che ha tutto a che vedere con una serie di errori e imprecisioni che oggi fanno in modo che avere il Green pass non sia una certezza. Nemmeno per chi ha tutte le carte in tavola per dimostrarlo, tranne che in quel codice qr che fa la differenza tra chi entra dentro e chi resta fuori. L'associazione dei consumatori Consumerismo No profit ha calcolato che siano migliaia le persone in Italia in queste condizioni, e denuncia insieme a Codacons la gravità delle restrizioni che, di fatto, sono le stesse a cui devono fare fronte tutti i giorni i cittadini non vaccinati.

Green pass, ottenerlo per alcuni è un'odissea: la denuncia del Codacons

"Stiamo ricevendo numerose segnalazioni da parte di cittadini che, pur essendosi regolarmente vaccinati, non riescono ad ottenere il Green pass", denuncia il presidente del Codacons Carlo Rienzi. "Una situazione estremamente grave perché a fronte di un gesto di responsabilità da parte degli italiani che si sono sottoposti al vaccino, lo Stato non mantiene le promesse e non consente loro di accedere ai servizi per i quali è obbligatorio il Green pass".

Uno dei casi raccontati dal Codacons riguarda un 39enne romano che, nonostante abbia ricevuto entrambe le dosi di vaccino Pfizer, non riesce ad ottenere il suo Green Pass. La ragione? Un errore nel sistema. E per questo motivo niente ingresso a eventi e musei, ristoranti al chiuso e palestre. Anzi: a partire da oggi 1 settembre, nemmeno potrà più salire su un treno a lunga percorrenza o un aereo. E il problema non sembra di facile risoluzione. "Dopo l‘entrata in vigore del Green Pass, per recarsi a un ristorante della capitale, ha scaricato la sua certificazione attraverso l’app IO, andando incontro ad una amara sorpresa: il sistema gli riconosce infatti solo una vaccinazione, quella eseguita a giugno, ma non la prima (eseguita a maggio), e il suo Qr Code non viene quindi riconosciuto valido ai fini dell’accesso a strutture e servizi vari", afferma Rienzi.

La cosa peggiore è che nessuno sembra poter risolvere il problema, che è stato rimbalzato da Regione Lazio e ministero della Salute, passando dai gestori dei servizi online della app senza alcun risultato. "Un esempio di mala-burocrazia sanitaria che viola i diritti basilari del cittadino, impedendogli di circolare liberamente e di fruire di tutti i servizi che prevedono il Green Pass", afferma il presidente del Codacons. E afferma: "Abbiamo deciso di presentare una diffida urgente a Regione Lazio e Ministero della salute e, se il disservizio non sarà risolto entro pochi giorni, avvieremo una causa risarcitoria in Tribunale contro la Pubblica Amministrazione per gli enormi danni arrecati all’utente".

Errori nel sistema Green pass, Codacons: "Cortocircuito burocratico che viola la libertà dei cittadini"

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi denuncia così quanto sta avvenendo in diverse parti d'Italia con il problema degli errori di sistema che impediscono ai cittadini di ottenere il Green pass, pur avendone diritto: "Un corto circuito generato dalla solita mala-burocrazia italiana contro il quale interverremo mettendo nei prossimi giorni a disposizione di tutti gli interessati un modulo attraverso il quale diffidare Asl, Regioni e Ministero della salute a rilasciare i Green pass "fantasma", e ci faremo portavoce di una azione risarcitoria collettiva in tutti quei casi in cui ritardi ed errori tecnici dell'amministrazione creeranno problemi e disagi ai vaccinati".

Anche una docente bolognese ha denunciato una situazione simile. "A causa di un errore tecnico, nonostante abbia ricevuto le due dosi di vaccino non le viene riconosciuto il certificato: non potrà dunque tornare a lavoro, viaggiare e utilizzare tutti i servizi che prevedono Green pass", racconta Rienzi. E racconta: "Su questo episodio, è scesa in campo Consumerismo No Profit, associazione dei consumatori alla quale la donna si è rivolta per tutelare i propri diritti, pronta a denunciare Regione Emilia Romagna e Usl per danni materiali e morali".

"La docente ha ricevuto la prima dose di Astrazeneca lo scorso marzo presso il proprio medico di famiglia", si legge in una nota diffusa dall'associazione. "La seconda dose (stavolta con Moderna) le viene somministrata a giugno, sempre dal proprio medico. Il sistema informatico, pur avendo il medico curante di Alessandra inviato tutte le comunicazioni del caso a Usl, Regione Emilia Romagna e Servizio Sanitario Nazionale, non riconosce la vaccinazione e, di conseguenza, non rilascia il Green pass". 

Anche qui, il deserto: nessun numero verde, che sia del ministero o della Asl di appartenenza, sa risolvere l'inconveniente. Una vicenda ancora più grave se si considera come la certificazione verde ora sia necessaria per chi svolge la professione di insegnante. "A causa dei problemi tecnici che impediscono il rilascio del Green Pass, la docente non potrà tornare a lavorare a settembre, pur essendo regolarmente vaccinata, né potrà viaggiare, spostarsi in treno, andare ad un concerto e utilizzare tutti gli altri servizi che prevedono la certificazione sanitaria", spiega il presidente di Consumerismo No profit Luigi Gabriele. "Una situazione gravissima che non solo crea un danno professionale alla donna, ma limita i diritti basilari riconosciuti dalla nostra Costituzione con danni morali e materiali enormi". Se il caso non sarà risolto entro breve dagli enti competenti ".

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