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"The girl in the fountain". Doppia intervista alle sceneggiatrici

Recensione del docufilm con Monica Bellucci scritto da Camilla Paternò e Paola Jacobbi

Di Alessandra Basile

17 Dicembre 2021

"The girl in the fountain". Doppia intervista alle sceneggiatrici

Le mie due intervistate sono Camilla Paternò, sceneggiatrice che ha ideato questo progetto e Paola Jacobbi, di formazione giornalistica, con un passato da inviata speciale di Vanity Fair, che avrebbe voluto scrivere un libro sulla Ekberg e si è ritrovata a farne un docufilm. Sono anche amiche consolidate Camilla e Paola, che, con la loro sceneggiatura, han dato vita a uno splendido The girl in the fountain che ci fa conoscere l’indimenticabile Sylvia di Fellini nei suoi lati noti e meno noti. La partecipazione di una sempre bella Monica Bellucci nei panni dell’attrice svedese, in grado di arrivare al pubblico e la produzione della Dugong films fanno il resto. Da vedere!

Intervista a Camilla e Paola

Dopo la mia recensione del film, la ricca chiacchierata con Camilla e Paola, che ringrazio molto.

THE GIRL IN THE FOUNTAIN - recensione

Sylvia, dalla fontana di Trevi, gridava gioiosa ‘Marcello!’ a un omonimo e fascinoso Mastroianni. Correva il 1960: il film usciva nelle sale e il mito di Anita Ekberg cresceva. Il docufilm ci riporta all’epoca di Fellini per raccontarci di una persona che fu divisa il mito e la donna. La giunonica interprete di ‘La dolce vita’ si era molto battuta per dimostrare che non era (solo) Sylvia, ma la sua non era l’epoca di Monica. Ho percepito quest’ultima come profondamente sensibile rispetto, in particolare, all’immensa solitudine della Ekberg, essendo anche cosciente di vivere in un momento storico più fortunato. Dal comunicato stampa del film: ‘The girl in the fountain è il racconto di un’attrice divorata dalla sua stessa icona attraverso la voce e la sensibilità di Monica Bellucci che con attenzione e delicatezza si mette alla ricerca di quel personaggio, per riscattarne la figura stereotipata della ‘ragazza nella fontana’. (..) Un dialogo impossibile tra due donne e dive di epoche diverse con cui la Bellucci riscopre il percorso di una donna libera e indipendente, che ha pagato un prezzo per non voler sottostare a nessuno.’. Applaudo alle musiche e ricordo che la scrittura è sempre un elemento determinante per la riuscita di un film o di uno spettacolo teatrale.

Il direttore del 39° TFF Stefano Francia di Celle ha premiato Monica Bellucci con la Stella della Mole’[1] ‘per la versatilità artistica, la disponibilità a promuovere l’opera di autori emergenti (..)’.

TRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=CxI9nRlBqKk ; https://drive.google.com/drive/folders/1qx5J2NYXlSGo-_vij5zqY3jJ8ZNDDs92

Vederlo? – Sì. Noi italiani stiamo diventando proprio bravi a fare i documentari d’interesse e appassionanti. Complimenti quindi a chi ha ideato e scritto The girl in the fountain. Voto 9.

The girl in the fountain 

The girl in the fountain. Documentario, 80’, 2021. Regia: Antongiulio Panizzi. Sceneggiatura: Paola Jacobbi e Camilla Paternò. Produzione: Dugong Films e Eagle Picturs; co-produzione: Shoot&Post, in collaborazione con Musa e il supporto di Regione Lazio - Lazio Cinema International. Distribuzione: Eagle Pictures. Musica: Max Casacci. Fotografia: Alessandro Chiodo. Montaggio: Danio Galli. Interpreti: Monica Bellucci; Roberto De Francesco, Stefania De Santis, Eric Alexander.

L’INTERVISTA

CAMILLA PATERNO’ E PAOLA JACOBBI Milano, novembre 2021.

BASILE. Se Paola nasce giornalista, tu Camilla sei una sceneggiatrice. Iniziamo da qui?

PATERNO’. Sì, però qui c’è stato un vero team work per The girl in the fountain. Paola ha curato le interviste e io ho scritto i copioni, Antongiulio Panizzi era alla regia e i produttori alla produzione. Ma abbiamo fatto tutto assieme. Io lavoro molto per la televisione: serie tv, come quella diretta da Pappi Corsicato intitolata Vivi e lascia vivere, e qualche documentario.

BASILE. Sta uscendo un film di Pappi Corsicato ..

Sono connessa con lui su LinkedIn, perché una volta mi ha mandato la richiesta di connessione. Mi ha fatto un tale piacere! E ho accettato subito. Anche se spero sappia che sono un’attrice..

PATERNO’. Pompei! Un documentario, genere nel quale ho avuto sempre interesse. Io spazio. Per sempio, tre anni fa ho lavorato con la Dugong a un progetto di ragazzi minori non accompagnati rifugiati. Ora sto scrivendo Nur, una serie distopica per la rai, che verrà girata a fine 2021. Ecc.

BASILE. Andando su The girl in the fountain, Camilla e Paola, voi vi conoscevate già?

JACOBBI: Sì. La mia amica da anni Camilla mi ha proposto l’idea del documentario: io ho la ‘fissa di Anita Ekberg su cui avrei voluto scrivere un libro. Per me è la mia prima volta nel cinema, anche se me ne sono sempre occupata come giornalista. Per la produzione, avendo Camilla già lavorato con la Dugong, ci siamo rivolte a loro e hanno accettato. Per raccontare Anita, ci siamo chieste chi potesse essere un’attrice contemporanea con un proprio punto di vista essendo le cose sono molto cambiate dal periodo della Ekberg. La nostra mission è quella di togliere Anita dalla fontana.

BASILE: La fontana, però, è nel vostro titolo ..

JACOBBI: Sì: vogliamo liberarla dalla fontana, dal fatto che la gente si ricordi Anita solo per quella scena e il film. Ci serviva un’attrice contemporanea che avesse con la Ekberg qualcosa in comune.

Anita e Monica

PATERNO’. Non si sa mai se è la donna che insegue la diva o viceversa. Rileggendo e studiando la vita di Anita, fortissimo è il discorso dell’icona. E chi può dialogare, senza farsi mangiare, con Anita, chi è un’icona contemporanea alla sua altezza? Monica. Difficile trovare un’altra attrice.

JACOBBI: Hanno in comune delle cose Anita e Monica: entrambe hanno iniziato con la bellezza, Anita nei concorsi di Miss e Monica come modella, il loro successo è stato fuori dal loro paese, si sono confrontate con culture diverse, hanno recitato in lingue diverse dalla propria; sono due sex symbol. Certo, per Monica il percorso è stato diverso, non si è mai fatta incastrare in una cartolina.

BASILE: A proposito, con il trucco e parrucco, verso fine documentario, la Bellucci si trasforma nella Ekberg: mi ha colpita, l’una sembrava l’altra, pazzesco! Chi l’avrebbe immaginato?

JACOBBI. È la magia del cinema..

BASILE. Vi dico convintamente quanto mi sia piaciuto The girl in the fountain, che voi avete scritto e la Dugong film prodotto. A proposito, si tratta della stessa società che ha prodotto il magnifico docufilm su Giorgio Strelher, che pure ho visto a Torino al 39° Film Festival TFF.

PATERNO’. Sì. Sono forti. Io ti consiglio La strada dei Samouni[2], un documentario della Dugong che ha vinto il Premio della Giuria Oeil d’Or a Cannes. Poi hanno vinto vari David di Donatello. Sono specializzati in documentari d’autore. Con i produttori Marco Alessi e Marta Tagliavia, due persone straordinarie, è stato bellissimo lavorare. Hanno co-prodotto The girl in the fountain anche, oltre alla Eagle Pictures, la svedese Shoot&Post e la casa di produzione di Monica Bellucci Musa.

Dugong Films

Dugong Films è ‘una casa di produzione cinematografica fondata nel 2010’ - dal sito della società - sviluppare progetti di autori che raccontano il contemporaneo con sguardo inedito, portando avanti una ricerca creativa che supera i confini tra i generi’.

BASILE. Quanto tempo è servito a realizzare The girl in the fountain, partendo dall’idea?

JACOBBI. Dal libro che volevo scrivere sono passati 10-15 anni.

PATERNO’. Tre dall’inizio del lavoro per il documentario.

BASILE. Immagino che il Covid abbia inciso..

JACOBBI. Sì. Abbiamo iniziato a girare le parti di Monica alla fine del 2019.

PATERNO’. A gennaio 2020, si è chiusa la prima parte del set; abbiamo ripreso le riprese l’estate seguente con dei pick up fino a fine anno. Nel 2021 il montaggio, la produzione, la postproduzione.

JACOBBI. Anche per la complessità legata al recupero del materiale utilizzato è stato lungo.

BASILE. Se in quell’epoca foto e video c’erano ma limitatamente rispetto a oggi, da dove viene?

PATERNO’. Da tutto il mondo. Ma è stato difficile anche per un discorso di diritti: talvolta non puoi usare delle cose meravigliose, solo perché non riesci a risalire al relativo autore..

JACOBBI. Erano tanti i materiali da mettere assieme. La ricerca si è svolta su tre livelli: i film di Anita, la parte foto-video giornalistica italiana, americana, svedese e le nostre interviste, 7 di 10 quelle usate nel film. Da aggiungersi la parte girata con Monica.

Il contatto con Monica Bellucci

BASILE: Ecco, com’è nato il contatto con Monica Bellucci?

PATERNO’. L’abbiamo contattata noi a livello ufficiale. Paola l’ha intervistata parecchie volte. c’è proprio un rapporto.

JACOBBI. La conosco e sapevo che le sarebbe piaciuta e che era giusta per questa cosa. È all’epoca in cui lei iniziava a fare la modella che risale la mia prima intervista; io iniziavo a fare la giornalista. Mi sono occupata delle copertine di Vanity Fair con lei incinta la prima e la seconda volta.

PATERNO’. Abbiamo proposto a Monica un’idea di appena tre paginette bella ma striminzita e un regista esordiente, un mio amico con il quale ho condiviso la medesima visione da subito: Monica ha avuto coraggio. Antongiulio è stato bravo e con lui Monica ha creato un rapporto molto bello.

BASILE. Mi ricordate alcuni vostri intervistati? C’è anche Paola Pitagora.

PATERNO’, JACOBBI. Enrico Lucherini, che fu l’ufficio stampa de La dolce vita, Claudio Masenza, Marco Giusti, Francesco Vezzoli che aveva fatto uno spettacolo con lei al Metropolitan, Hélène Chanel, Paolo di Paolo, cioè il fotografo della session nel film con Quasimodo..

BASILE. Che pezzo meraviglioso. Raccontatemi.

Era nata un’amicizia tra i due, fra arte e chiacchiere. Salvatore Quasimodo e Anita Ekberg si erano incontrati in Sicilia, a una serata di festa, dopo la quale il poeta l’aveva guidata tra le meraviglie di Noto, città nella quale la diva a cinquant’anni era tornata per festeggiare il suo compleanno.

JACOBBI. Sono del 1962 le foto usate. Siamo andate dal fotografo ultra-novantenne.

BASILE. Che evoluzione avrà The girl in the fountain?

PATERNO’. Come evento 1 e 2 dicembre in 50 sale, nelle principali città italiane. A parte alcune uscite, come il 15 e il 16 dicembre a Bologna, va sulla piattaforma, ma non sappiamo ancora dove.

JACOBBI. Dipende dalla distribuzione, ma magari andrà a qualche festival internazionale.

PATERNO’. Non sappiamo della distribuzione per l’estero; la Eagle Pictures cura quella italiana.

BASILE. Ragazze complimenti per l’accoppiata amiche-colleghe. Squadra vincente non si cambia!

CONCLUSIONE dell’intervista

Termina qui la chiacchierata più che piacevole con le sceneggiatrici di The girl in the fountain. L’intervista che ne è venuta fuori è interessante e ricca grazie a Camilla e Paola. Buona lettura!



[1] https://www.torinofilmfest.org/tt-contenuto/uploads/2021/10/03_TFF39_-Premio-Stella-della-Mole-a-Monica-Bellucci_ok.pdf
[2] http://www.dugong.it/project/la-strada-dei-samouni/

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