27 Gennaio 2026
Maria Josè di Savoia, il 27 gennaio di 25 anni fa moriva a Ginevra l’ultima Regina d’Italia
Era il 27 gennaio 2001 quando scomparve all'ospedale cantonale di Ginevra l'ultima Regina d'Italia Maria Josè. A nove anni dalle ultime polemiche che seguirono il rimpatrio, effettuato nel 2017 con un aereo dell’Aeronautica Militare Italiana, della salma del Re Vittorio Emanuele III che riposava ad Alessandria d’Egitto, dove era morto in esilio il 28 dicembre 1947, e di quella della Regina Elena che invece era sepolta nel cimitero di Montpellier, per essere entrambi traslati al santuario sabaudo di Vicoforte in Piemonte, Casa Savoia torna e far parlare di sé e del controverso ruolo svolto nella storia italiana. Se infatti gli ultimi Savoia si sono compromessi con le leggi razziali, va anche ricordato che Carlo Alberto il 29 marzo 1848 fu tra i primi Sovrani d’Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza di diritti. Ripercorriamo la storia recente di Casa Savoia e quella dell’ultima Regina Maria Josè che ancora aspetta di essere sepolta in Italia insieme al marito Umberto II. I funerali di Maria Josè, il 2 febbraio 2001 nell’abbazia di Hautecombe in Francia, furono l’ultimo grande evento mediatico per la ex casa regnante italiana. Maria Josè veniva salutata per l’ultima volta con l’inno sardo "Conservat su re sardu", cantato anche durante le sue nozze con Umberto II, da Alberto II del Belgio con la consorte la regina Paola Ruffo di Calabria, il Re di Spagna Juan Carlos, i Granduchi Jean e Charlotte del Lussemburgo, il Principe Alberto di Monaco, l’ex imperatrice di Persia Farah Pahlavi, l’ex Re Simeone di Bulgaria, Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie e da tutte quelle famiglie rimaste fedeli a Casa Savoia anche nei lunghi anni dell’esilio: i Giovanelli, Giorgiana Corsini, i Moncada di Paternò , le dame e i cavalieri dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e una folta delegazione di infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, di cui Marià Josè era ispettrice nazionale. Nata principessa Sassonia Coburgo Gotha, Maria Josè era la figlia del Re dei Belgi Alberto I di Sassonia Coburgo Gotha e di Elisabetta di Baviera. Crebbe con i due fratelli maggiori Leopoldo, futuro Re dei Belgi, e Carlo Teodoro in un ambiente culturalmente aperto e stimolante, potendo sviluppare la passione per il pianoforte e il violino. Passione che poi continuò a esercitare all’educandato del Poggio Imperiale a Firenze, il collegio italiano scelto dai genitori in previsione delle nozze con il principe ereditario Umberto di Savoia. Era infatti ancora in uso tra le famiglie reali europee, ancora agli inizi del XX secolo, combinare i matrimoni dei propri figli, veri e propri affari di Stato tra le potenze europee che, è bene ricordarlo, fino alla Prima Guerra Mondiale, erano tutte monarchie, ad eccezione della Francia. E fu così che Maria Josè trascorse alcuni anni della propria infanzia tra le collegiali della Santissima Annunziata del Poggio Imperiale, scuola statale ancora oggi molto ambita dalla borghesia italiana, nel quale imparò l’italiano ed ebbe alcune occasioni per incontrare il futuro sposo. Il primo incontro fra i due principi avvenne quando Maria Josè aveva 12 anni e Umberto 14. I sogni di un matrimonio felice con Umberto, il più bel principe d’Europa, rimasero tali almeno fino alla prima notte di nozze l'8 gennaio 1930, che il rampollo Savoia preferì passare con i più intimi amici. Grandi erano le loro differenze caratteriali, e altrettanto grandi erano le differenze culturali tra la corte italiana e quella belga. La prima rigida e ossequiosa della forma, la seconda più liberale e aperta alle novità, tanto che non erano un mistero le simpatie socialiste di Re Alberto. Differenze che si evidenziarono sempre di più nei duri anni della guerra quando Maria Josè, in aperta sfida del regime fascista e del suocero Vittorio Emanuele III che certo non l’amava, ma che molti anni prima l’aveva scelta per la ricca dote, intrattenne rapporti con esponenti della Resistenza e del mondo culturale antifascista. Umberto, invece, si limitava a seguire i precetti del padre che però non lo coinvolgerà mai nelle scelte di Stato, tanto che era famosa a corte la frase “In casa Savoia si regna uno alla volta”. E Umberto, per la grande deferenza al padre, che era anche il suo superiore militare, non osò mai contrastare scelte dolorose, come quella di lasciare all’improvviso Roma per Pescara l’8 settembre, senza avvertire i vertici militari, che si ritrovano quindi senza comandi. Un sbaglio che lo stesso Umberto, incalzato da Nicola Caracciolo nella celebre intervista filmata, l’unica che l’ex sovrano dette in 37 anni di esilio a Cascais, ammise di aver fatto. Un passo falso che determinerà la scelta repubblicana anche di molti moderati nel referendum istituzionale. Se Umberto non hai mai voluto parlare degli esiti del referendum, la Regina invece si lasciava andare, dicendo di non aver votato né per la monarchia né per la repubblica, “perché non mi sembrava elegante votare per me stessa”. Dopo alcuni mesi insieme in Portogallo, le strade di Umberto e Maria Josè si sì divideranno molto presto. Il primo a Cascais con le figlie Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice, la seconda a Ginevra con il figlio Vittorio Emanuele. Il resto è cronaca rosa nei rotocalchi popolari del Dopoguerra, con le storie d’amore movimentate delle giovani principesse Savoia, come quella di Beatrice detta “Titti” con Maurizio Arena, e qualche volta cronaca nera, come l’incidente di Cavallo in cui rimase coinvolto Vittorio Emanuele, poi prosciolto da ogni accusa, ma che costò la vita ad un giovane ragazzo tedesco. A far parlare di casa Savoia ci pensa oggi Emanuele Filiberto, il quale dopo una esperienza con i food trucks sulle strade americane, ha aperto il ristorante italiano Prince of Venice a Westwood, il quartiere dei vip di Los Angeles e a Montecarlo. Una scelta che, pare, stia avendo successo e che esalta le eccellenze italiane negli Usa come la famosa pizza Margherita (di Savoia, la prima Regina d’Italia), e che ha forse fatto capire all’erede sabaudo che è più facile mettere a frutto il suo nome nel campo dell’imprenditoria piuttosto che in quello politico. Meno mediatici, i cugini Savoia-Aosta, con Aimone che abita a Milano, dove lavora come manager per la Pirelli, con la moglie Olga di Grecia. Dalle loro nozze sono nati Umberto, Amedeo, Isabella. Maria Josè fu nominata il 1 settembre 1939, fino all’avvento della repubblica nel 1946, Ispettrice generale del corpo delle Infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, le famose crocerossine. “Sorella di Piemonte, come veniva spesso chiamata, già Infermiera Volontaria in Africa Orientale Italiana durante la guerra in Etiopia nel 1936, Maria Josè procedette ad una riorganizzazione del Corpo tale da migliorarne l’efficienza e la capacità di azione, non solo per ciò che concerne gli aspetti più strettamente sanitari. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la consorte di Umberto II presiedette con abnegazione le attività della Croce Rossa, visitando personalmente i numerosi feriti ricoverati nei vari ospedali civili e militari, si batté perché i servizi resi fossero all’altezza della grave situazione e fu spesso ostacolata dal regime fascista per questo suo attivismo. Anche a ridosso del referendum istituzionale, Maria José, rientrata in Italia dalla Svizzera, volle svolgere i suoi compiti istituzionali a fianco delle “Sorelle” come fu ricordato nei diari di Umberto Zanotti Bianco e di Vittorina Paoletti. Dirà lei stessa, anni dopo, dall’esilio “Non c’era tempo per le nostalgie. Mancavano le bende, i farmaci e gli stessi letti per i feriti. La mia presenza fra le corsie ridava morale alle famiglie e al personale medico che, in quella situazione, si sentiva abbandonato a se stesso. Ovviamente non c’erano grandi fondi da utilizzare, tuttavia con le altre Crocerossine riuscimmo a dar vita a una catena di solidarietà: ognuno metteva a disposizione ciò che poteva”. Un’opera, la sua, interrotta il 6 giugno 1946: quel giorno, l’Incrociatore Duca degli Abruzzi l’avrebbe condotta al suo esilio in Portogallo. Di Andrea Cianferoni
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