26 Gennaio 2026
Before and Next, Prima e Successivamente, così la moda di Prada portata in sfilata da Miuccia Prada e Raf Simons coglie l’occasione per guardare sotto gli strati del vestire maschile e per interrogarsi sui cambiamenti del costume.
All’interno dello spazio Deposito di Fondazione Prada, il gruppo di designer OMA ha messo in scena un palazzo italiano, una sorta di archeologia di ciò che si conserva e ciò che viene deperito dal tempo.
Dalle archeologie architettoniche, si passa a quelle della costruzione dei capi, pensati con un design essenziale e che mette in risalto ciò che si cela al loro interno e al loro ricordo.
Sotto gli strati, si trova sempre una sorta di altra bellezza, dichiarano dal backstage creativo, dove rendere nuovo qualcosa che si conosce già o per decidere cosa mantenere e cosa trasformare.
Mettersi in discussione, fa parte della tradizione di Prada, collezione che tutti aspettano ogni stagione, non solo per captarne l’idea estetica – la silhouette allungata e precisa da tenere presente per il prossimo autunno inverno 2026/27 – ma per le riflessioni e le impressioni di vita contemporanea che coglie e sottolienea.
La curiosità in questo caso spazia osservando iconici archetipi del ben vestire maschile, soffermandosi sui polsini amplificati nella camicia formale, sulle aderenze dell'abito doppiopetto, sulla sovrapposizione di micro mantelline ai trench cittadini o nell’ampia e geometrica scollatura della t-shirt.
Quale look risulta leggermente sgualcito e usurato e quale decoro artistico, in dettagli e disegni minimi, si stampa a collage sulle mise metropolitane.
I berretti morbidi e i cappelli da pioggia a tesa larga fanno da cornice alla scelta dell’abito preferito, il più nuovo da indossare, oppure quello che risulta familiare al senso personale di eleganza attuale.
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