21 Marzo 2026
Martedì 17 marzo 2026 si è inaugurata a Milano la mostra omaggio ad Andy Warhol, presso il Palazzo delle Stelline, nella galleria di Crédit Agricole. Proprio mentre la città celebra nuovamente l'artista a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, un tassello inedito della storia milanese di Warhol riemerge dagli archivi della mia famiglia, i Papavassiliou-Ferraris. Questo è il "fotogramma ritrovato"del 1987 , uno scatto che non compare tra i documenti in mostra, ma che ne rappresenta un dietro le quinte autentico e umano di immenso valore, testimoniando il legame tra Warhol e mio nonno Petros (Papavassiliou), tra i grandi artisti della scuderia di Alexander Iolas, il leggendario gallerista, anch’egli greco, già scopritore dei più importanti artisti del Novecento tra i quali anche Salvador Dalí, Sebastian Matta e Max Ernst.
La fotografia ritrae Andy mentre autografa il poster disegnato da Petros, manifesto ufficiale della storica mostra “The Last Supper” alle Stelline del 1987. Fu proprio Iolas a chiedere a Petros di realizzare il poster-manifesto con il volto del Gesù centrale del Cenacolo, un’icona che parte dall'originale di Leonardo da Vinci per diventare puramente warholiana in un passaggio iconografico unico.
In quello scatto si legge la sintesi di un'epoca: la mano Pop di Warhol e il segno ieratico di Petros si incontrano sulla stessa carta, siglando un patto estetico senza precedenti. Vederli l'uno di fronte all’altro trasforma quel poster-manifesto in un’opera a quattro mani, un "dialogo di firme" a suggello della stima tra l'artista greco e il genio americano. Questo documento inedito è un tassello fondamentale per comprendere come Milano, sotto l'egida visionaria di Iolas, sia stata il teatro di una fusione irripetibile tra classicità europea ed avanguardia globale.
La cronaca ufficiale ricorda bene il clamore mediatico che nel gennaio 1987 accompagnò l'inaugurazione di The Last Supper, ma pochi sanno cosa accadde poche ore prima di quel giorno epocale. Siamo nel gennaio del 1987, al Palazzo delle Stelline, e un’appena ventenne Michela Papavassiliou, mia madre, allora indossatrice per i grandi nomi della moda come Armani, Krizia e Ferré, oggi artista sulle orme paterne, mentre Milano fremeva per Warhol, incontrava insieme a mio nonno Petros, Andy in un momento di rara intimità, lontano dai flash che avrebbero poi investito l’artista nella sua apparizione pubblica. Mia madre ricorda l'arrivo in incognito di un Warhol già provato dalla malattia che lo avrebbe portato via poche settimane dopo, nel febbraio 1987, ma ancora capace di una dedizione assoluta all’Arte.
Da quel 1987 ad oggi, nel marzo 2026, la storia compie il suo giro. Sono tornata con mia madre al Palazzo delle Stelline, custode di quelle memorie captate dai discorsi intimi in famiglia, ritrovo quel manifesto saturo di ricordi dove la vita privata dei Papavassiliou-Ferraris si intreccia con il mito. Esistono momenti nella storia dell'arte che rimangono protetti dal silenzio degli archivi fino a quando una testimonianza visiva non ne svela l’eccezionalità. L'arte è uno dei modi che abbiamo per fermare il tempo. Il poster-manifesto con Gesù racconta una storia di continuità visiva che si rigenera attraverso le generazioni. Con Warhol torna anche il segno di Petros, testimone di un’epoca di fermento.
Oggi, mentre il pubblico ammira il poster-manifesto tra le opere in mostra, il fotogramma ritrovato di Warhol e Petros, ci restituisce una verità più intima che i libri non hanno ancora registrato appieno, parlandoci del ruolo di Petros nell'ultima apparizione milanese di Warhol.
Con questo inaspettato ritrovamento si aggiunge un tassello fondamentale per comprendere come la Milano di quegli anni fosse un teatro fervente di scambio e sperimentazione, lasciando segni indelebili sul cammino dell’Arte.
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