Martedì, 26 Ottobre 2021

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Monet a Palazzo Reale di Milano

Dal Musée Marmottan Monet di Parigi Riflessione sui temi della luce del protagonista dell’impressionismo a cura di Marianne Mathieu fino al 30 gennaio 2022

Di Tiziana Lorenzelli

11 Ottobre 2021

Una mostra imperdibile che espone 54 opere del più magico maestro dell’impressionismo, con alcuni dei capolavori che gelosamente custodiva, dalle Ninfee, ai Riflessi sul Tamigi, alle Rose. Un percorso espositivo suggestivo che immerge il visitatore nel contesto che ha ispirato l’artista, creando un’illusione in chiave contemporanea.

La mostra “Monet. Dal Musée Marmottan Monet, Parigi” rientra nel progetto “Musei del mondo a Palazzo Reale”, che porta in città le collezioni di prestigiosi musei internazionali, con idee curatoriali specifiche.

Prodotta da Palazzo Reale e Artemisia, è curata da Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Musée Marmottan, principale conservatore delle opere dell’artista, grazie anche al lascito di suo figlio Michel Monet.

installazione

Oltre che per le straordinarie opere esposte, la mostra, suddivisa in sette sezioni tematiche, costituisce lo spaccato di un periodo tra i due secoli che ha rivoluzionato il modo di vivere e anche di avvicinarsi all’arte.

Lo sviluppo della ferrovia ha consentito agli artisti di viaggiare facilmente verso mete stimolanti, favorendo la diffusione della pittura en plein air, supportata anche da una serie di invenzioni dedicate: cavalletti pieghevoli, colori in tubo, valigie portatili con il corredo da pittore. Se prima l’artista operava al chiuso seguendo degli schemi classici, con bozzetto, prima stesura e pittura, ora il dipinto ha una scansione temporale precisa determinata dalle ore e dalla variazione della luce e la pennellata si fa più veloce, immediata, ispirata al paesaggio, così che anche il sole nascente diventa un quadro nuovo. 

tavolozza di Monet

Tra il ’72 ed il ’78 ad Argenteuil, Monet dipinge “Impressione, sole nascente” un quadro che segnerà l’inizio e conierà il nome del movimento impressionista.

Monet, (Parigi, 14/11/1840, Giverny 5/12/1926), ventenne frequenta l’Academìe Suisse" conosce quello che sarà il suo mentore, Eugène Boudin, viene colpito dalla pittura di Delacroix, e Corot, incontra artisti come Pissarro e Manet con cui crea un forte legame umano ed artistico condividendo percorsi e soggetti. “Le Déjeuner sur l'herbe”, dipinto nel 1865\66 da Monet replica il quadro di Edouard Manet dallo stesso titolo, dipinto circa due anni prima.

Monet, dedicherà l’intera vita nel cercare di cogliere le variazioni luminose e le impressioni cromatiche dei luoghi che osserva. Nel 1861, durante il suo anno in Algeria, arruolato nel corpo dei cacciatori d’Africa, viene accecato dalla luce e dai colori di quel luogo che contribuiscono a creare in lui la passione per la natura e per le sensazioni che trasmette.

Maestro della pittura en plein air, nel suo percorso verso l’impressionismo comincia ad usare dei colori irreali, si distacca dalla descrizione visiva del soggetto e si dedica al paesaggi; la sensazione ispirata dalla natura diventa più importante del soggetto stesso.

“Più che il soggetto, lo interessa il modo in cui viene trasfigurato dalla luce. Per catturare la luminosità sempre mutevole, il pittore lavora in fretta, con pennellate che si susseguono rapidamente, inoltre non esita a visitare siti in cui si verificano violenti cambiamenti climatici. La costa normanna con i suoi magnifici tramonti, oppure la regione della Creuse, scoperta durante un soggiorno nel 1889, gli offrono la possibilità di ritrarre l’intensità luminosa in un ambiente naturale ancora selvaggio.”

Durante la guerra franco prussiana si rifugia a Londra che costituisce un vero e proprio laboratorio di sperimentazione con i suoi paesaggi spettrali generati dai fumi delle fabbriche e la foschia del Tamigi di cui riesce a imprimere sulla tela “la nebbia impalpabile che copre le architetture e la luce mutevole che sfiora la superficie dell'acqua”. Con le vedute del ponte di Charing Cross e del Parlamento, dipinte nel corso di vari soggiorni successivi, si apre per lui una nuova fase di ricerca, che si manifesta pienamente al ritorno alla casa di Giverny.

Il Parlamento Londra

Con le Ninfee (1903-1907), Monet concentra tutta la composizione su alcuni particolari del suo giardino d’acqua, sui colori cangianti riflessi dalla vegetazione, sui dettagli delle ninfee isolate, appena abbozzate. “In queste opere Monet adotta un punto di vista completamente nuovo, aprendosi a un diverso rapporto con lo spazio e andando oltre l'impressionismo.“

Dal 1914 fino alla sua morte avvenuta nel 1926, Monet esegue centoventicinque dipinti monumentali, realizzati in atelier, che hanno come soggetto il giardino d’acqua di Giverny. Una selezione di queste opere, oggi nota come le Ninfee dell'Orangerie viene offerta dal pittore allo Stato francese. “Raffigurando una piccola parte del suo stagno in un formato così grande, Monet non solo annulla ogni riferimento prospettico reale, ma propone di immergere l’osservatore in una distesa d'acqua che si fa specchio: le nuvole e le fronde dei salici si riflettono sulla superficie dello stagno, e il sopra e il sotto sono ormai indistinguibili. Questi paesaggi senza inizio né fine invitano a un'esperienza contemplativa in cui la rappresentazione di un fiore o di un dettaglio della natura bastano a suggerirne l’immensità.”

Salici

Nel 1908 Monet si ammala di cataratta, una patologia che gli impedisce una visione limpida e compromette la sua percezione dei colori.

La sua pittura si fa più gestuale, la forma svanisce lasciando il posto al movimento e al colore, questi ultimi lavori eserciteranno una profonda influenza sui pittori astratti della seconda metà del Novecento.

Tutta la vita Monet si dedica a fornire la sua interpretazione della natura, soffermandosi su quella effimera dei fiori e poco prima di morire, nel 1926 all'età di 85 anni, il dipinto Le Rose ne costituisce l'ultima celebrazione.

“Il carattere incompiuto del dipinto accresce l'impressione di fragilità delle rose, i cui boccioli leggeri si stagliano delicatamente contro un cielo azzurro. La composizione ritrae alcuni rami del roseto e ricorda le stampe giapponesi che il pittore collezionava con tanta passione. Con Le Rose, Monet rende omaggio alla natura che ha saputo raffigurare così bene, insieme alla fragilità e alla caducità di ciò che ci circonda.”

Le Rose

Le parti tra virgolette sono tratte dalla cartella stampa della mostra

 

 

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti

x