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Bonassi (Intesa Sanpaolo): "Negli ultimi anni, insieme a Caritas, abbiamo realizzato 54 interventi nelle carceri di 16 regioni"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo: "L’edizione 2025-2026 del programma coinvolge 16 realtà in 10 regioni; questa partnership ci consente di raggiungere i territori e rispondere alle esigenze delle famiglie e delle persone in difficoltà"

20 Gennaio 2026

Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo, in occasione dell'evento "Aiutare chi Aiuta", è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

Qual è il valore della collaborazione con Caritas Italiana e con le diocesi nei progetti a favore degli Istituti Penali per i Minorenni, e quali strumenti mette in campo Intesa Sanpaolo per sostenere questi percorsi?

un un valore di carattere sociale perché il carcere è una realtà complessa, dove c'è una grande attenzione alla costruzione di una società più equa più inclusiva e più sostenibile. Mettiamo a disposizione risorse economiche e umane, persone della banca che lavorano a tempo pieno in questi progetti. Per questo abbiamo costruito una vera e propria struttura organizzativa dedicata a coordinare e progettare tutte le attività in campo sociale: si chiama Intesa Sanpaolo Sociale all'interno di un'area di governo social impact che guido. Questa è l'evoluzione organizzativa, ma ciò che riteniamo veramente importante è la nostra filosofia di intervento: un approccio che mira e punta a costruire delle solide alleanze con il privato, il privato sociale, il pubblico. Alleanze che a volte coinvolgono anche grandi operatori capaci di cogliere a fondo i bisogni sociali, di rispondere alle esigenze in modo coordinato, di amplificare l'intervento sociale, di ridurre la frammentazione. E uno di questi è proprio l'intervento con Caritas, con la quale abbiamo una collaborazione che ormai dura da molti anni; una partnership strategica che ci permette di raggiungere i territori, di rispondere alle reali esigenze di famiglie, di individui che sono in difficoltà, il cui numero è purtroppo ancora molto elevato nel nostro Paese.

Le disuguaglianze non sono solo una grande ingiustizia sociale, ma un impedimento allo sviluppo della società, un ostacolo alla possibilità di emancipazione di ciascun individuo, di poter essere parte attiva della società e di essere utili generativi. Per questo interveniamo in campo sociale perché per noi è un modo per contribuire allo sviluppo della società, a una crescita più inclusiva, a un benessere più diffuso. E sicuramente il mondo del carcere è uno di quelli in cui interveniamo con un impegno che risponde proprio a questa filosofia. 'Aiutare chi Aiuta' è un programma nato nel 2020, in piena pandemia, come intervento emergenziale a supporto delle diocesi, ma che negli anni è diventata una vera e propria azione strutturale, articolata in diversi Interventi, tutti proiettati a creare delle reti solide, efficaci a supporto di chi ha bisogno. E negli anni questo programma ha permesso di aiutare, di offrire aiuti materiali, sostegno nella ricerca del lavoro, di avvicinare anziani attraverso interventi di prossimità, di sostenere i giovani fragili nella ricerca di un proprio futuro. Negli ultimi anni ci siamo concentrati con Caritas sul mondo del carcere e abbiamo realizzato 54 interventi in 16 regioni italiane.

L'edizione 2025-2026 è dedicata in particolare al sistema penitenziario minorile: coinvolgerà 16 realtà locali distribuite in 10 regioni italiane. La forza di questo programma credo che sia mettere insieme competenze, visione, risorse di due realtà di rilievo che appartengono a mondi diversi ma che sono complementari, Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo. I risultati raggiunti e gli obiettivi che ci proponiamo sono solidi perché condivisi: abbiamo la possibilità di sederci attorno allo stesso tavolo, possiamo confrontarci, identificare le priorità e ideare le azioni progettuali più efficaci. Per questo abbiamo costruito una vera e propria cabina di regia che ha il compito di creare un confronto. In questa cabina vengono create nuove idee e prendono forma proprio gli interventi concreti. L'obiettivo è quello di creare interventi il più possibile personalizzati, in base ai bisogni e alle esigenze che di volta in volta si identificano, pur nell'ambito di una cornice comune. Vogliamo veramente costruire un modello di intervento che sia replicabile, sostenibile, che sappia vivere oltre il singolo progetto. Un modello che possa raggiungere quanti più detenuti possibili per dare dignità, prospettive, un futuro migliore a chi vive la realtà carceraria".

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