20 Gennaio 2026
Don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana, in occasione dell'evento "Aiutare chi Aiuta", è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.
Quali sono le priorità di Caritas Italiana per il 2026 sul tema della giustizia minorile?
"Come sempre l'approccio di Caritas Italiana di fronte a tutti i fenomeni, partendo dalla realtà, è innanzitutto quello di studiare, di capire che cosa sta accadendo e poi di provare a indicare cammini nuovi per affrontare le situazioni, anche con un valore di advocacy, cioè di tutela dei diritti delle persone che vengono coinvolte. In questo caso specifico continuiamo a registrare una certa fatica nell'affrontare il problema della devianza minorile con un approccio globale integrale. Sicuramente l'approccio securitario non è la via unica da perseguire, abbiamo bisogno di maggior investimento, soprattutto sotto l'aspetto educativo per prevenire alcune situazioni; direi che la cosa più importante per noi è rilanciare il tema della comunità educante. Non ci può essere soltanto una parte della comunità che si deve prendere cura dei minori o una parte che si deve preoccupare solo della sicurezza. Insieme, mettendosi tutti intorno allo stesso tavolo si può progettare e pensare interventi integrati affinché ci sia per i minori che hanno sbagliato la possibilità di capire il loro errore, cambiare e modificare il loro percorso di vita e donare loro poi opportunità concrete per non ricadere. Credo che sia una grande sfida che coinvolge tutta la comunità".
Come coordinate e rafforzate oggi l'azione delle Diocesi a sostegno di minori degli Istituti Penali per i Minorenni?
"Le diocesi che vedono nel loro territorio la presenza di un carcere minorile sono invitate, come sempre in tutte le realtà, a farsi prossimi, quindi attraverso i volontari, operatori avere la possibilità di dialogare con l'istituto penitenziario di poter fare la propria parte, di poter entrare in relazione. Poi concretamente stiamo sperimentando sui territori modelli nuovi che possano aiutare i minori a trovare, soprattutto nel momento dell'uscita, del fine pena, la possibilità che ci sia qualcuno pronto ad accompagnarli e a sostenerli. Qui il lavoro importante è da fare con i cappellani delle carceri minorili e con la direzione delle carceri degli Istituti. Il nostro compito è quello di facilitare questo lavoro di insieme, partendo però dalla compagnia e dalla vicinanza con i ragazzi".
All'inaugurazione dell'Anno accademico 2025-2026 della Luiss Guido Carli, Carlo Messina ha affermato che si spendono troppe risorse per le guerre, invece che per ridurre le disuguaglianze. Qual è la sua opinione a riguardo?
"Intanto sono contento che il dottor Messina abbia detto questo. Non posso che essere d'accordo con lui, questa corsa al riarmo di fatto toglierà risorse al sociale, a un mondo che invece ha sempre più bisogno anche di competenze, perché la questione dei minori non si può affrontare semplicemente con volontari: abbiamo bisogno di competenze, di personale preparato per riuscire non solo ad abbassare la famosa recidiva, ma per prevenire e quindi conoscere il mondo giovanile in questo caso specifico il più possibile, accompagnarlo e dare opportunità. Oggi credo che una delle disuguaglianze più grandi è che non tutti i giovani hanno le stesse possibilità. Nascere in una zona del Paese non equivale a nascere in un'altra. Credo che oggi il grande sforzo da parte di tutti noi, del mondo adulto soprattutto, sia quello di dare le stesse opportunità a tutti i ragazzi".
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