19 Gennaio 2026
Federico Protto, CEO di Cellnex Italia, in occasione dell'evento "Shaping Horizons in Future Telecommunications" di RESTART, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.
Qual è il vostro ruolo nella creazione di un ecosistema di innovazione italiano per le telco?
Cosa vede come principale rischio per l'ecosistema delle telecomunicazioni?
"In questo momento la dicotomia tra necessità di investimento, bisogno di innovazione nei servizi e competizione rappresenta un grandissimo rischio nel breve-medio periodo: servono maggiori investimenti, più infrastrutture, competere con gli operatori e innovare i servizi, ma purtroppo questo non avviene. È necessario quindi da un lato razionalizzare quello che è il tema degli investimenti, dall'altro aspettarsi o promuovere interventi regolatori o istituzionali che favoriscano questo contesto".
Come la regolamentazione europea e nazionale influisce sulle vostre strategie di investimento e innovazione?
"Le frequenze 3G e 4G andranno in scadenza alla fine degli anni 2029-2030, che sembra lontano ma non lo è, siamo nel 2026. Gli investimenti, la chiave del mondo delle telecomunicazioni, sono tendenzialmente di medio periodo: si investe oggi per ottenere qualcosa tra quattro-cinque anni. Se nel 2029 non vi sarà la certezza sulla disponibilità delle frequenze o sui relativi costi, questo limiterà gli investimenti; il settore oggi è bloccato: un intervento normativo sarebbe estremamente importante, auspicando il rinnovo delle frequenze agli attuali operatori magari con un ribilanciamento degli spettri in maniera pressoché gratuita, a fronte per esempio di grandi impegni di investimento, assolutamente necessari per il Paese.
Un altro tema altrettanto importante è quello dei consolidamenti. Il consolidamento giustamente viene visto dall'Autorità garante della concorrenza come potenzialmente lesivo, giustappunto della concorrenza e quindi del consumatore finale. Ma se negli Stati Uniti ci sono tre operatori mobili, e in Italia quattro (e stiamo parlando solo degli operatori di rete, fino a poco fa erano cinque) ciò induce una riflessione. In UK, che purtroppo non è più nell'Unione, erano quattro operatori. La fusione tra Tre e Vodafone ha naturalmente richiesto il parere dell’Autorità garante per la concorrenza, che non ha imposto il ritorno di un quarto operatore, ma ha chiesto alla Newco impegni di investimento. Quello che noi auspichiamo da un punto di vista anche regolatorio è che possibili interventi di mercato, tra privati, di consolidamento si possano in qualche modo favorire chiedendo ulteriori investimenti, ma non aumentando e possibilmente diminuendo il numero degli operatori in particolare di quelli infrastrutturali".
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