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Missori (Ericsson Italia): "L’adozione tecnologica richiede investimenti nelle reti mobili, da realizzare su scala diffusa"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Andrea Missori, CEO di Ericsson Italia: "Il passaggio al 5G e al 5G standalone necessita di un’evoluzione delle tecnologie che spinga gli operatori a individuare nuove fonti di ricavo, mettendo i propri servizi a disposizione dei grandi player industriali italiani"

19 Gennaio 2026

Andrea Missori, CEO di Ericsson Italia, in occasione dell'evento "Shaping Horizons in Future Telecommunications" di RESTART, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

Quali sono, a suo avviso, i principali ostacoli all'adozione delle tecnologie?

“L'adozione prevede la capacità di investire su queste tecnologie per quello che riguarda il mondo delle reti mobili: vanno costruite in maniera diffusa, devono essere disponibili su tutto il territorio nazionale. Questo richiede una capacità di investimento da parte degli operatori. Negli anni i ricavi del mondo degli operatori sono diminuiti molto, parliamo di circa un terzo perso negli ultimi 15 anni, rendendo l'investimento sulla rete estremamente difficile; lo sentiamo dagli operatori quotidianamente.

Passare al 5G e al 5G standalone, cioè il 5G vero, richiede un passaggio tecnologico in cui gli operatori devono trovare nuove forme di ricavo. Ciò vuol dire mettere i loro servizi a disposizione, per esempio dei grandi player industriali della nazione italiana; penso alle forze dell'ordine, all'energia penso, alle ferrovie e ai porti che hanno dalle telecomunicazioni, dalla digitalizzazione (a esempio il 5G) un beneficio nel modo in cui servono i loro clienti. Significa offrire servizi differenziati in cui si può avere qualità del servizio specifica in momenti precisi (come per il gaming, la realtà aumentata o la realtà virtuale). Questo genere di nuovi servizi, abilitati dalla tecnologia, serviranno a garantire agli operatori quella capacità di investire.

Allo stesso tempo lo Stato deve ripensare un modello in cui lo spettro non è più una tassa, ma deve essere un incentivo a investire. Cambiare quindi il paradigma per fare in modo che gli operatori investano in Italia per dare competitività al Paese“.

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