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Fabio Bocchiola, Repower: "Gas, in questa situazione per nostra miopia: nessuna diversificazione delle fonti. È già economia di guerra"

Il Ceo di Repower al Festival del cinema di Venezia: "Il cinema è una delle armi più potenti per parlare di transizione energetica. Siamo pionieri della barca elettrica". L'intervista a Il Giornale d'Italia

02 Settembre 2022

Fabio Bocchiola è Country Manager Italia e membro dell'Executive Board di Repower Italia, importante Utility del settore energia. In occasione del Festival del cinema di Venezia, Repower metterà a disposizione di spettatori e ospiti nuove soluzioni di mobilità sostenibile, a partire dalle barche 100% full electric. Fabio Bocchiola si è intrattenuto con Il Giornale d'Italia per affrontare le tematiche più calde dell'attualità: la dipendenza del gas, le strategie sulle rinnovabili, le relazioni con la Russia e la Cina, le richieste al governo e l'innovazione dell'industria. 

Quali sono le cause della situazione energetica in Italia oggi? 

"La situazione energetica in Italia è legata a degli errori di fondo sul calcolo di quella che, a mio parere, è stata una miopia. Parlo del fatto di continuare a scegliere ed innamorarsi di una tecnologia o di una fonte. Ci siamo ritrovati improvvisamente a dipendere completamente dal gas, senza aver trovato delle sostituzioni plausibili e consistenti. Nel momento in cui non abbiamo applicato una strategia sulle rinnovabili significativa e non c’è stata una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, noi dipendevamo per il 40% dal gas russo. Immaginare di doverlo sostituire improvvisamente non è una cosa fattibile.

Questa miopia ci ha portato alla crisi che stiamo vivendo, alla quale dobbiamo reagire rapidamente. I tempi dell’energia non sono, tuttavia, così rapidi: per questo dobbiamo fare delle operazioni di emergenza. Oggettivamente il rigassificatore di Piombino non si può andare ad escludere perché siamo in una situazione di emergenza e quella che stiamo vivendo è un’economia di guerra. Un prezzo a 700 euro a megawattora, ma anche a 300, è a tutti gli effetti un prezzo da guerra. Le risorse vanno razionate, non siamo nella situazione in cui ci possiamo permettere di fare dibattiti sofisticati e lunghi per concordarsi. Questo, forse, è il prezzo che stiamo pagando per via della nostra miopia".

L’inverno è vicino, si parla già di tagli del 15% di consumi. Quali sono le cose che si dovrebbero fare nei prossimi sei mesi?

"Il risparmio è sicuramente la cosa più efficacie. Siamo cresciuti in un’economia dove ha avuto per tempo un ruolo marginale e sempre nell’ambito industriale, e penso che pochi di noi si siano preoccupati veramente di risparmiare. Adeso abbiamo a disposizione lo smart working: introduciamo la giornata di smart working, sarebbe il 20% dei consumi domestici del terziario, che non è poco. Facciamo bonus energetici significativi, che vadano a toccare il risparmio energetico dei consumatori. Facciamo interventi drastici sulla produzione: ce ne sono alcune ad alto consumo energetico, dobbiamo valutare se siamo noi le persone giuste a farle. È stato così anche nel passato, quando l’Italia era un paese produttore di alluminio che aveva tanto assorbimento energetico, per questo oggi nel nostro paese non si produce quasi più. Sospendendo certe produzioni, per quanto drammatico, rientreremmo nella logica di un’economia di guerra.

È necessario fare interventi drastici sul risparmio, perché sul lato produzione l’unica cosa che possiamo fare è spingere il più possibile la diversificazione delle fonti del gas. Bisogna riaprire le centrali a carbone e puntare su di loro, anche se non rappresentano una quota significativa: il carbone in Italia è parecchio, ma non abbastanza per coprire quella carenza di gas che deriva dalla Russia.

Inoltre, dobbiamo ricordarci che per negoziare con Putin noi dobbiamo avere il potere di dire che non prenderemo più gas. Finché non ce l’avremo, dipenderemo da lui. (Dal mio punto di vista, è già strano ciò che è successo: se fossi stato al suo posto avrei tagliato completamente il gas all’Europa e avrei fatto capire cosa sarebbe successo. Non so se è stato calcolato, la strategia russa dal mio punto di vista è masochista perché porta a una rottura che rimarrà per i prossimi 30 anni e il popolo russo probabilmente ne pagherà le conseguenze). Credo che, in situazioni di emergenza come questa, si possano trovare soluzioni con una logica di economia di guerra.

Partecipiamo allo sviluppo di progetti, ne abbiamo diversi sul fronte del fotovoltaico o dell’eolico. Sto vedendo che ci si sta muovendo tantissimo e molto rapidamente. Sul fronte del fotovoltaico abbiamo diversi progetti con Repower, si stanno sbloccando in maniera rapida e in sequenza. Bisogna capire se avremo la forza di realizzarli, forse manca un aiuto forte. Quando si ha un progetto in mano, deve essere garantito che venga comprato da qualcuno quell’energia. Più il progetto è grande, più si ha bisogno di questa garanzia. Se si vuole evitare di, cosa che auspico fortemente, centralizzare di nuovo e fare un ente nazionale di energia elettrica - come qualcun altro potrebbe immaginarsi di dover fare - bisogna, invece, stimolare ancora di più il mercato. Forse bisogna innescare sul lato produzione dei meccanismi di aiuto più fluidi e rapidi. Non è più un problema di autorizzazioni, ma di assistenza in chi investe. Il capitale deve essere assicurato su alcune questioni.

Gli errori gravi consistono in interventi su extra profitti o decreti aiuti, che vanno ad accontentare il lato del mercato del consumatore, facendo passare per cattivi il lato del produttore. Il mercato è equidistante, il produttore e il consumatore si devono trovare. È giusto andare a limitare posizioni di profitto o di speculazione, però con una giusta attenzione".

Nel frattempo, il rapporto con la Russia come potrebbe cambiare?

"C’è una guerra in essere, un fatto grave in cui non vedo spazi alla diplomazia. Ci sono stati dei tentativi, ma per quello che abbiamo visto fino ad adesso è davvero poco. Manca una forma di dialogo che possa dare significato a quello di cui stiamo parlando. Manca un interlocutore, non credo che l’Europa non sia aperta al dialogo con la Russia, siccome è un paese che è sempre stato considerato amico. Oggi ci ritroviamo a doverlo pensare come un paese nemico, creando degli sbilanciamenti in Europa. Ci stiamo riavvicinando, in maniera non troppo sana, all’America.

L’America è un partner, un amico, un paese con il quale confrontarsi. Qui stiamo creando una contrapposizione con la Cina. Eppure, la Cina non è un paese con il quale si può pensare di andare di nuovo in contrapposizione. Stiamo ragionando in logica da risiko, ma il mercato non funziona così.

In questo momento la Russia è il cattivo, finché ci sarà Putin difficilmente si troverà uno spazio di dialogo. Ora è stata lei a metterci in questa posizione, il colpevole è la Russia. Nel momento in cui qualcuno inizia una guerra, è per forza il cattivo, non si può perdonare una scelta del genere. Fino a che ci sarà una situazione di questo tipo, difficilmente c’è un dialogo aperto con la Russia. È auspicabile che si riprenda rapidamente, ma imparando una lezione.

Dieci anni fa avevo comunicato la strategia di Repower, ovvero diversificare le fonti; invece, siamo andati in una direzione completamente diversa".

Oggi presentate la barca full elettric al Festival del cinema di Venezia

"Il cinema è una delle armi più potenti che è rimasta nella comunicazione. Credo che per la transizione energetica, la sostenibilità o temi che riguardano un cambio di passo rapido su quello che può essere il mondo dell’energia, il cinema possa essere uno dei media più importanti e potenti. Se pensiamo ad altri media, hanno perso l’intensità e la capacità di essere ancora sufficientemente profondi per affrontare un tema così complesso. Nel cinema, invece, è rimasta questa capacità. Essere qui come Repower, credo sia giusto essere qui per una società come questa ed essere sponsor. Abbiamo sempre avuto lo spirito di essere un passo avanti rispetto agli altri in merito all’innovazione e divisione del futuro prossimo.

Siamo presenti con una barca elettrica, perché siamo pionieri dell’energia elettrica. Nel mondo della nautica non è scontato, ma è qualcosa di nuovo".

Si parla di avere solo auto elettriche nel 2030, è fattibile? Si può applicare anche per le barche?

"La prima auto elettrica sbarcata in Italia era Toyota ed era taggata “Powered By Repower”. Siamo stati veramente pionieri. La nostra logica è di sostituire l’auto con l’auto elettrica, si andrà a sovrapporre. È l’ideale per andare a sostituirsi nell’ambito urbano, dove c’è una concentrazione di inquinanti e di rumore, ovvero negli ambienti dove già adesso le auto si sono rimpicciolite.

Sulle lunghe distanze, le auto stanno già perdendo terreno. Oggi per andare da Milano alla Puglia o dalla Sicilia al Veneto, non usiamo più l’automobile, bensì il treno".

Nel 1904 a New York c’erano i taxi elettrici, siamo arrivati al 2023. Perché questo gap di quasi 120 anni tra una situazione di utilizzo, vuoto e ripartenza?

"Credo che sia dovuto al fatto che la benzina ha risolto il problema degli spostamenti, che all’epoca erano più complessi. Non era facile prendere un’auto elettrica da NY e andare in California: non ci sarebbero stati i punti di ricarica e i tempi di attesa sarebbero stati più lunghi. La benzina ha risolto questo problema, ma oggi ci rendiamo conto che la mobilità è cambiata e che l’auto elettrica ha una sua dignità e un suo ruolo ben preciso. Sta guadagnando spazi: ormai nessuno è più stupito di vederne una: questo è un segnale che anche noi come Repower percepiamo e che testimonia un processo irreversibile". 

Come si colloca Repower tra i vari operatori nel panorama italiano? Quali sono gli asset e i punti di forza che vi contraddistinguono?

"Credo che uno dei nostri punti di forza sia la coerenza: abbiamo sempre puntato alla sostenibilità, anche in tempi non sospetti. Esistiamo in Italia da vent’anni, ma le radici sono profonde: nasciamo nel 1904 come pionieri di un’industria dell’energia vista come quella lombarda. La nostra natura è mista Italia-Svizzera.

In Italia oggi rappresentiamo un punto di innovazione: quest’anno abbiamo ricevuto un premio dell’innovazione, due compassi d’oro e due menzioni d’onore. Abbiamo saputo svolgere sia il compito di società energetica, ma anche di società di innovazione, tantoché siamo riconosciuti anche come legati alla mobilità. Il ruolo di Repower è quello di essere innovatore anche sul fronte della produzione: nel 2003 eravamo solo in tre a realizzare impianti eolici. Anche sul fotovoltaico oggi stiamo svolgendo il nostro compito in maniera egregia. Siamo presenti sulla produzione e sulla parte della vendita. Il nostro target è sempre stato specifico sul mondo della media impresa".

 

 

 

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