20 Gennaio 2026
Le forze israeliane hanno avviato la demolizione della sede dell’Unrwa a Gerusalemme Est, intervenendo con squadre Idf, mezzi militari e bulldozer dopo aver allontanato il personale di sicurezza e sequestrato le attrezzature. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi ha parlato di un’azione senza precedenti e di una grave violazione del diritto internazionale. L’operazione si inserisce in un quadro più ampio segnato dal genocidio di Gaza, dall'accaparramento di terre e da violenze che continuano nonostante il cessate il fuoco. In Palestina non solo viene colpita la popolazione civile ma vengono progressivamente smantellati anche i canali di assistenza internazionale alle vittime.
Secondo quanto riferito da un portavoce dell’Unrwa, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel complesso poco dopo le 7 del mattino, costringendo le guardie ad abbandonare l’area e procedendo rapidamente con le demolizioni. La struttura non era più operativa da circa un anno, dopo il divieto imposto da Israele alle attività dell’agenzia, giustificato da accuse di presunti legami con Hamas, respinte con fermezza dall’Onu. L’agenzia ha definito l’intervento "un attacco senza precedenti non solo contro l’Unrwa e i suoi uffici, ma una grave violazione del diritto internazionale e delle immunità delle Nazioni Unite". L’allarme lanciato è chiaro e diretto, perché quanto avvenuto oggi potrebbe diventare un precedente pericoloso per qualsiasi altra organizzazione internazionale o missione diplomatica. Un secondo avvertimento sottolinea la portata globale dell’episodio, con la dichiarazione "dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutto il mondo, ciò che accade qui potrebbe accadere ovunque". Il timore espresso è che la progressiva restrizione dello spazio operativo per le organizzazioni umanitarie possa trasformarsi in una normalizzazione delle violazioni delle tutele internazionali.
Il direttore dell’Unrwa in Cisgiordania ha ipotizzato che dietro l’operazione possa esserci la volontà di appropriarsi dei terreni per futuri insediamenti, rafforzando un processo di espansione territoriale che da anni alimenta tensioni e scontri nella regione. L’azione si inserisce inoltre in una più ampia stretta contro le organizzazioni che forniscono aiuti umanitari ai palestinesi, con nuove regole e limitazioni che incidono sulla possibilità di operare sia a Gaza sia nei territori occupati. Negli ultimi mesi sono state revocate licenze e imposti obblighi amministrativi stringenti che rendono sempre più complesso garantire assistenza alle popolazioni colpite dal conflitto.
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