16 Gennaio 2026
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià dell’Iran deposto dalla rivoluzione del 1979, ha illustrato le principali linee politiche che adotterebbe nel caso di un suo eventuale ritorno alla guida del Paese. Di fatto Pahlavi cerca una sponda con Israele e gli Stati Uniti per tornare al governo, fomentando un regime change e i pretestanti anti-regime insieme a Cia e Mossad. In una serie di dichiarazioni, Pahlavi ha indicato come "prioritarie" alcune scelte di forte discontinuità rispetto all’attuale leadership iraniana: "se guidassi il Paese il programma nucleare cesserebbe, riconosceremmo Israele e normalizzeremmo le relazioni con gli Usa", ha affermato. Dichiarazioni in rotta con la linea dell'Ayatollah che mostrano un'asse con Tel Aviv e Washington per tornare al potere.
Buona parte del paese però non vuole nè un cambio di regime nè il suo ritorno, come dimostrano le contromanifestazioni avvenute nei giorni scorsi in tutto l'Iran.
L’esponente della dinastia Pahlavi, da anni residente negli Stati Uniti, ha ribadito la propria posizione critica nei confronti della Repubblica islamica, sostenendo apertamente le istanze che chiedono il rovesciamento dell’attuale classe dirigente iraniana. Secondo Pahlavi, un cambiamento di governo rappresenterebbe un passaggio necessario per riportare l’Iran sulla scena internazionale come un attore responsabile e per avviare una nuova fase di relazioni diplomatiche e di stabilità regionale.
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