09 Gennaio 2026
Parigi, 9 gen. (askanews) - La Francia rivendica il diritto di dire "no" agli Stati Uniti quando le scelte di Washington risultano inaccettabili. A dirlo è il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, intervenendo al tradizionale discorso annuale davanti agli ambasciatori francesi, in un contesto segnato da crescenti tensioni tra alleati e da un ordine internazionale sempre più fragile.
Nel suo intervento, Barrot ha avvertito che l'Unione europea è minacciata da avversari esterni e ha respinto le accuse provenienti dagli Stati Uniti secondo cui l'Europa sarebbe a rischio di "cancellazione civile e culturale".
"Nel giro di pochi mesi, la nuova amministrazione americana ha deciso - ed è un suo diritto - di ripensare i legami che ci uniscono. È anche nostro diritto - ha affermato il ministro - dire no a un alleato storico, per quanto storico possa essere, quando una proposta non è accettabile. E quando bisogna dire no, il momento migliore è sempre il primo".
"In Europa, in America Latina e in Asia, la sovranità delle nazioni viene messa in discussione da Paesi che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU - ha aggiunto Barrot -, gli stessi incaricati di garantire l'ordine internazionale. Viviamo un paradosso: chi ha concepito un ordine fondato sul diritto oggi ritiene di avere più da guadagnare nel violarlo che nel difenderlo. Questa non è la nostra visione".
"Il diritto internazionale va difeso per principio, perché è lo scudo di chi non ne ha. È un bene comune - ha osservato Barrot - è la condizione della pace, della stabilità e della sicurezza per il maggior numero possibile. Ogni nazione, per quanto potente, a un certo punto della sua storia ha sempre bisogno di porsi sotto la protezione del diritto".
"No, l'Europa non è sull'orlo della dissoluzione della civiltà europea. E le voci presuntuose che lo sostengono farebbero meglio a preoccuparsi della propria scomparsa. La civiltà europea è indelebile: è una civiltà dello spirito, forgiata pazientemente nel corso di due millenni", ha concluso il ministro degli Esteri francese.
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