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Al Sistina i 100 anni del Nobel Dario Fo, Moni Ovadia: “Giovani, grazie per il voto al referendum”

Moni Ovadia: “Gino Paoli, uno dei primi a fare della canzonetta italiana una grande canzone; intellettuali come coscienza critica spietata, ruolo spesso disatteso”, l’intervista al GdI

25 Marzo 2026

Ieri al Sistina, a cento anni dalla nascita e a dieci dalla morte, la serata organizzata da Mattea Fo e Stefano Bertea per la Fondazione Fo Rame ETS con Massimo Romeo Piparo, Direttore Artistico del Teatro, per il Premio Nobel Dario Fo, con molti volti noti sul palco e tra il pubblico, come Paola Cortellesi, Ambra Angiolini, Anna Foglietta, Marco Travaglio, Gad Lerner. Presente anche Salomone Ovadia, detto Moni, che ha rilasciato un’intervista a Il Giornale d’Italia:

“Ci sono tanti anniversari penosi nella vita delle persone, per me questo è un anniversario glorioso, radioso. Perché Dario Fo ha lasciato una straordinaria eredità di vita, di cultura dal basso, che è stata portata ai vertici dell’interesse. Io sono debitore a Dario Fo di una parte del teatro che mi sono sforzato di fare. Senza che avessi visto il Mistero Buffo, non ci avrei provato. E poi, averlo conosciuto personalmente è stato un grandissimo privilegio, per vedere come genio e semplicità si declinavano in una persona strepitosa, grandiosa. E allora, essere qui è ancora un dono, ricordarlo è un privilegio per me.

Il ruolo dell’intellettuale dovrebbe essere sempre quello di essere coscienza critica, oserei dire spietata, delle situazioni. Io non mi permetto di dare giudizi su nessuno, ma molti hanno disatteso questo ruolo. Preferiscono stare un po’ nella turris eburnea, questo mi dispiace. Quando vedo un intellettuale schierato e attivo, allora capisco quale sia il profondo senso dell’intellighenzia.

Gino Paoli è stato uno dei primissimi che ha fatto della canzonetta italiana una grande canzone.

Quanto si giovani, prima di tutto, un immenso grazie per come hanno votato al referendum. Mostrando che gli adulti che parlano male di loro sono degli infami. Perché i nostri contadini ce lo hanno spiegato da secoli: il frutto non cade lontano dall’albero. Allora io, quando un adulto si permette di criticare i giovani… Tu dove eri?! Questo è quello che dico, perché è vergognoso. Invece, i giovani hanno mostrato una meravigliosa sensibilità per la civiltà democratica del nostro Paese. Noi dobbiamo andarne fieri e, finalmente, dare loro spazio per svolgere il loro ruolo. Basta con le cariatidi che occupano posto di leadership in eterno. Abbiamo bisogno di una classe dirigente rinnovata, e noi dobbiamo fare la nostra parte con loro, in una grande alleanza fra generazioni.”

"Perché, con la moglie Franca Rame, attrice e scrittrice, nella tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere e restituisce la dignità agli oppressi", queste furono le motivazioni condivise dall'Accademia di Svezia per annunciare l'assegnazione, nel 1997, del Premio Nobel per la letteratura a Dario Fo.

 

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