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Bemporad (Generali) presenta il libro Imprese private e pubbliche virtù: "Confine tra i compiti del pubblico e privato destinato a scomparire"

Simone Bemporad (Generali): "Con l’Assemblea degli azionisti del 29 aprile è stato compiuto un passo irreversibile verso la governance di una public company". L'intervista a Il Giornale d'Italia

07 Giugno 2022

Simone Bemporad, Direttore della comunicazione e degli affari istituzionali di Assicurazioni Generali, racconta a Il Giornale d'Italia l'opera di Fabrizio Plessi “I mari del mondo – Omaggio a Zaha Hadid”:

"Generali è da sempre molto attenta al mondo della cultura e dell’arte. Negli ultimi anni abbiamo dato un nuovo impulso attraverso una serie di iniziative in Italia e all’estero. In particolare, Generali Italia, la business unit del Gruppo che opera nel nostro paese, ha dato vita a Generali Valore Cultura, un programma che fa perno su alcune iniziative fondamentali. Tra queste, tutta l’attività che si svolge a Palazzo Bonaparte a Roma, ma anche una serie di mostre ed eventi nel resto d’Italia.

La Torre Generali a Milano è un po’ il simbolo della compagnia in questa città, un simbolo di bellezza, progresso e modernità. Ha questo grande atrio all’ingresso, dove oggi esponiamo due elementi: uno è il modello delle Procuratie Vecchie, il grande edificio in piazza San Marco a Venezia - recentemente inaugurato dopo un restauro durato molti anni – e oggi disveliamo l’opera di Fabrizio Plessi. Si tratta della prima scultura di queste dimensioni fatta dall’artista, che diventerà il simbolo della nostra Torre. Il video con i corsi d’acqua che lo attraversano vuole essere un inno al grande tema della sostenibilità grazie al richiamo all’ambiente. Sappiamo che la sostenibilità non passa soltanto attraverso l’ambiente, ma può essere un memo quotidiano al fatto che le aziende e gli individui si devono impegnare per la sostenibilità e per la prosperità a lungo termine del nostro pianeta. "I mari del mondo" è un’opera molto bella, personalmente una delle più belle realizzate da Fabrizio Plessi, e siamo felici che sia qui da noi alle Generali."

Lei ha recentemente pubblicato un libro, "Imprese private e pubbliche virtù"

"Imprese private e pubbliche virtù" è un libro appena uscito per Marsilio Editori, scritto a quattro mani insieme a Renata Codello, uno straordinario manager pubblico, attualmente Segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini, che custodisce il grandissimo patrimonio artistico e culturale dell’Isola di San Giorgio a Venezia, fondata dal Conte Vittorio Cini negli anni ’50. Prima di quello, Renata ha avuto vari incarichi nel mondo dell’arte e della cultura, tra i più importanti quello di Sovrintendente prima a Roma, poi a Venezia.

"Imprese private e pubbliche virtù" è un dialogo tra me e Renata: io parlo del privato, mentre Renata porta l’esperienza del pubblico. Si tratta di un diaologo - dove qualche volta non ci si trova necessariamente d’accordo – finalizzato a spiegare come questo confine netto tra i compiti del pubblico e del privato per i benesseri della società si dimostri labile con il passare del tempo. Si dimostra un confine molto artificioso che in realtà non ha senso di esistere. Con Renata cerchiamo di spiegare come oggi ci siano delle esigenze dei privati cittadini che chiaramente lo Stato non è più in grado di soddisfare, non solo per una questione economica e di risorse, ma anche per una capacità di poterlo fare, di capirlo e di tempistiche di reazione.

I privati, sia che siano cittadini o mecenati, ma soprattutto le imprese, oggi hanno un rapporto più diretto con le persone, capiscono quali sono i bisogni e le stesse imprese qualche volta sono purtroppo portatrici di squilibri. Quello che secondo noi appare chiaro è che la necessità di svolgere un ruolo che sia per tutta la comunità e che assicuri la prosperità a lungo termine del pianeta e di tutte le persone non possa essere un ruolo dello Stato, lasciando le imprese a occuparsi esclusivamente del profitto. Il profitto rappresenta certamente la base di un’impresa, però non può essere la sua ragione come si credeva anni fa. Il libro di sviluppa attraverso queste tesi, raccontando storie ed esempi di come questo confine in realtà stia scomparendo e scomparirà sempre di più nel futuro."

Come sta cambiando la comunicazione sotto la spinta della pandemia?

"La pandemia ha insegnato a tutti a lavorare in modo radicalmente diverso, anche se molte aziende avevano già sperimentato lo smartworking anche prima. Penso che la lezione più importante della pandemia sia stata quella di sottolineare ancora di più l’aspetto dell’empatia e della connessione nella comunicazione. Credo che si possa dire con fermezza che la comunicazione inizialmente veniva concepita come un segnale unidirezionale, ma la crisi ha fatto emergere ancora di più la necessità che la comunicazione sia dialogo, perché la pandemia e il lockdown hanno allargato le distanze. Tutti abbiamo toccato con mano l’assenza della vicinanza, che ha generato la necessità di rendere la comunicazione più empatica, più basata sul dialogo e sul confronto. Paradossalmente, la pandemia ha avuto l’effetto di cercare di avvicinare i soggetti della comunicazione molto di più di quanto non fosse fatto precedentemente. Per quanto vogliamo apprendere e mantenere una serie di aspetti evolutivi, mi auguro che anche sulla comunicazione si possa ritornare a un mondo più normale. Non parlo di quello di prima, ma di un mondo in cui si rivaluti il contato fisico, la presenza e la convivenza, valorizzando gli aspetti che la pandemia ci ha insegnato, ossia una maggiore vicinanza e connessione a tutti i livelli, anche a quello della comunicazione d’azienda e d’impresa."

Com'è cambiata quella delle Generali?

"Noi in Generali abbiamo intensificato il modo in cui comunichiamo con tutti i nostri colleghi. Stiamo cercando di fare è coinvolgere direttamente i dipendenti, non solo con grandi eventi one to many, ma cercando di aumentare la partecipazione. Proprio durante la pandemia abbiamo dato il via a un dialogo diretto tra il Group CEO e tutti i dipendenti: ci sono appuntamenti annuali durante i quali i dipendenti possono porre delle domande e il CEO risponde in diretta. L’ultimo degli appuntamenti ha visto la partecipazione di 5mila persone. Per quanto riguarda le Generali abbiamo un team di comunicatori molto disperso nel mondo, quindi stiamo cercando di tenere più stretto, di scambiare meglio le esigenze delle nostre business unit e il pensiero strategico che viene dal centro, cercando di avere un maggiore collegamento malgrado le distanze."

A valle del rinnovo del board, quali novità potrebbero essere introdotte?

"Io partirei dalla principale novità che è stata introdotta: l’Assemblea degli azionisti del 29 aprile è stato un passaggio storico per le Generali, perché è stato compiuto un passo irreversibile verso la governance di una public company. Public company vuol dire società quotata in Borsa, che si contrappone a un private company, ossia una società posseduta da singoli imprenditori o individui, non quotata in Borsa. La differenza è che una società che va in Borsa si rivolge a tutti quanti, chiunque è in grado di diventare azionista di una società. La quotazione rappresenta, quindi, un momento in cui va garantita una democrazia azionaria che consenta a tutti gli azionisti di partecipare. Generali ha fatto un grande salto storico: affidare la guida della società a un CdA fatto per larghissima maggioranza di amministratori indipendenti, ossia che non hanno rapporti diretti con la società o che non sono azionisti. Si tratta di un salto storico perché per Generali non è mai stato cosi, inoltre è stato importante perché la forma più naturale di un grande gruppo finanziario internazionale quotato in Borsa è quello di dare un segnale chiaro agli investitori che l’azienda verrà gestita nell’interesse di tutti gli stakeholder per garantire la massima prosperità dell’azienda nel lungo termine. Direi che questa è una grande novità, è l’impegno che il management ha assunto nei confronti del mercato ed è quello che vedremo svilupparsi nei prossimi anni".

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