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Napoli, oltre 70 indagati in inchiesta su ospedale San Giovanni Bosco, 4 in manette per favori al clan Contini con ricoveri e certificati illegittimi

Dopo due anni di indagini, operazione congiunta di carabinieri e guardia di finanza, 4 in manette con accuse che vanno dall'associazione di tipo mafioso all'accesso abusivo a sistemi informatici, estorsione, usura e riciclaggio

25 Febbraio 2026

Napoli, oltre 70 indagati nell'inchiesta sull'ospedale San Giovanni Bosco, 4 in manette per favori al clan Contini con ricoveri e certificati illegittimi in un'operazione congiunta di carabinieri e guardia di finanza. Le accuse vanno dall'associazione di tipo mafioso all'accesso abusivo a sistemi informatici, estorsione, usura e riciclaggio.

Il blitz

Nell'ambito delle indagini su un complesso sistema di collusioni e connivenze che coinvolgono a vario titolo oltre 70 persone, dopo due anni e mezzo di lavoro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, il G.I.P. ha emesso un'rdinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, tutte ritenute gravemente indiziate dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.

Tre gli indagati arrestati, mentre un quarto è al momento ricercato.

Le attività del clan

Le indagini sono partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e hanno portato gli inquirenti a individuare numerose - e redditizie - attività illecite gestite da affiliati al clan Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco.

In particolare, è emerso che il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, avrebbe gestito di fatto i servizi di bar e buvette e i distributori automatici di snack e bevande presenti all’interno del nosocomio.

Le attività - spiegano gli inquirenti - sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’ASL e mediante l’abusivo utilizzo delle utenze dell’ospedale, con conseguente ingiustificato aggravio per le finanze dell’Ente.

Dalle attività investigative è emerso inoltre che, attraverso un’associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza e grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all’interno dell’ospedale – talvolta anche mediante condotte di violenza e minaccia nei loro confronti – sarebbero stati garantiti illeciti favori ad esponenti del clan e di altri gruppi criminali collegati: si tratta di ricoveri ospedalieri in violazione delle procedure di accesso; rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime; trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati.

Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, spiegano ancora gli inquirenti,gli indagati avrebbero inoltre realizzato, nell’interesse del clan Contini, numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando sinistri stradali. Le frodi sarebbero state attuate tramite il reclutamento di falsi testimoni appositamente retribuiti e la redazione di perizie mendaci.

Gli indagati

Tra i destinatari del provvedimento figura un avvocato, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa: "mettendo stabilmente le proprie competenze professionali al servizio del sodalizio, avrebbe veicolato informazioni da e verso ambienti carcerari, in particolare in relazione alle somme di denaro, le cosiddette “mesate” destinate ai familiari degli affiliati.

Lo stesso avrebbe inoltre fornito consulenze finalizzate al mantenimento e all’incremento delle ricchezze accumulate dal clan, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative reinvestendone i proventi nell’acquisto di beni di valore come immobili, autovetture e quadri d’autore e svolto, infine, il ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l’acquisizione di informazioni riservate, in un rapporto di stretta e stabile compenetrazione con l’organizzazione criminale.

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