18 Gennaio 2026
Paolo Ferraro è morto a 70 anni, ufficialmente per un "infarto", poche ore dopo aver rilasciato nuove dichiarazioni pubbliche su mafia, poteri deviati e apparati dello Stato. Magistrato per anni impegnato su indagini delicate, Ferraro aveva denunciato un sistema di corruzione e criminalità strutturata che, secondo lui, attraversa l’Italia da decenni. Le sue ultime parole, oggi lette come un vero e proprio testamento civile, raccontano un Paese che non è mai stato messo davanti alla verità.
Oggi, dopo la sua morte improvvisa, le dichiarazioni espresse nel video assumono il peso di un testamento civile. Un’accusa diretta a un sistema che, secondo Paolo Ferraro, ha fatto della corruzione e dell’occultamento della verità una regola non scritta della storia italiana recente.
“Bisogna informare il Paese e far sapere agli italiani che siamo un Paese di confine, attraversato da stragi, elezioni manipolate, uccisioni di magistrati per bene che hanno caratterizzato gli ultimi venti o trent’anni della nostra storia. Ma nessuno ci ha mai detto il vero perché.” Ferraro spiegava di aver pagato un prezzo altissimo per essersi scontrato con poteri che definiva “forti” e strutturati, convinto che molte delle verità più scomode siano state volutamente occultate. “Falcone e Borsellino sono morti perché, partendo dalla ricostruzione della cupola mafiosa, attraverso dati internazionali, meccanismi di analisi finanziaria e dichiarazioni non orali ma registrate di Buscetta, erano arrivati a individuare un grumo deviato, una grande organizzazione criminale internazionale, una realtà associativa sovranazionale.” Secondo Ferraro, quei magistrati avevano costruito strumenti giuridici decisivi come il 416 bis e avevano chiesto e ottenuto la Direzione nazionale antimafia. “Furono uccisi perché quel livello di contrapposizione dello Stato a queste derive oligarchiche sovranazionali non era compatibile con il progetto che doveva controllare gli Stati mediterranei e l’Italia. Ma questo non ve l’hanno mai detto.Ancora oggi vi raccontano della trattativa Stato mafia. Ma immaginatevi una mafia che tratta dopo aver fatto la prima strage della sua storia, perché la mafia non agiva per stragi. Immaginatevi che tratta per il 41 bis e poi uccide Borsellino perché la trattativa non va a buon fine. Ha senso questa sciocchezza clamorosa.” Per l’ex magistrato, la verità era un’altra.
“La mafia fu incaricata di eliminare Falcone e Borsellino perché portavano verso una contrapposizione tra trame internazionali e Stato italiano. In corso d’opera ci fu una marcia indietro, un avanzamento lavori. Così è logico, così è coerente.”
Ferraro parlava di un sistema che non era fatto solo di criminalità organizzata tradizionale. “Non è una cosa magica. Sono concreti poteri militari, concreti poteri oligarchico finanziari, concrete strategie che vedono insieme associazioni criminali di base e altre associazioni ugualmente criminali che io chiamo tranquillamente e affettuosamente massonerie.” Secondo lui, si trattava di un progetto di dominio che aveva trovato in Italia un terreno di sperimentazione. “Questo Paese, oggetto di eversioni e strategie terroristiche di repressione non convenzionale, deve sapere. Queste elezioni servono a informare per la prima volta gli italiani della verità su quello che è successo negli ultimi trent’anni.”
Ferraro ricordava anche episodi rimasti ai margini del dibattito pubblico.
“Questo è il Paese dei novemila bambini spariti. Questo è il Paese dove una caserma di Ascoli Piceno vede orgie e attività sessuali estreme, dove un magistrato viene sentito per tre ore e poi il giudice e l’ufficiale di polizia giudiziaria subiscono complessivamente tre o quattro attentati e tutto viene tenuto nascosto.” Poi citava il caso del Forteto. “Una comunità giovanile sul modello della Jugendstatt, dove in realtà si praticano violenze sessuali ripetute di gruppo, pedofilia, efebofilia. E questa comunità viene sponsorizzata e appoggiata per quarant’anni da intellettuali, finanziata da banche legate a gruppi finanziari fondamentali.” Ferraro denunciava il silenzio istituzionale. “Tutto viene nascosto per quarant’anni nonostante il responsabile venga più volte condannato. L’Italia viene condannata dalla Corte di Giustizia europea perché nasconde e non interviene.”
Nelle sue ultime parole, parlava anche di una strategia più ampia. “Basta raccontare sciocchezze. C’è stata una strategia eversiva sotterranea che ha costruito una sorta di cassa golpista, una struttura permanentemente assestata sul controllo della democrazia svuotandola.Io sono un laico, parlo di fatti, cose e prove. Questo Paese deve sapere. Deve essere informato.”
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