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Funivia Mottarone, il video dell'incidente mandato in onda dal Tg3: "La tragedia poteva essere evitata"

Il video non identifica le vittime e non lascia spazio a guardonismi

17 Giugno 2021

Funivia Mottarone, ecco il video dell'incidente mandato in onda dal Tg3. Le immagini nel video mostrano la cabina della funivia che precipita: si tratta di un documento ufficiale agli atti della Procura che il Tg3 ha ottenuto in esclusiva e che abbiamo deciso di utilizzare perché è la testimonianza diretta di ciò che è realmente accaduto in  quei terribili secondi che sono costati la vita a quattordici persone.

Funivia Mottarone, il video dell'incidente mandato in onda dal Tg3: "Poteva essere evitato"

Le immagini sono forti, ma chiariscono come l'intervento dei freni avrebbe potuto impedire il disastro. Dalle immagini non è possibile identificare nessuna delle vittime e che non lasciano spazio a irricevibili guardonismi. 

Funivia Mottarone, la gip "garantista" scarcera i tre indagati e viene mandata via

La faccenda può apparire di secondo piano. Tuttavia, come sottolinea Il Giornale, avrebbe una rilevanza pubblica non di poco conto. Per quanto, infatti, la Gip avesse preso una decisione corretta dal punto di vista giuridico, ha fatto scalpore ed è stata ritenuta "scomoda". 

Il pm aveva arrestato tre persone e li aveva fatti rinchiudere in galera. Uno aveva per altro confessato di aver manomesso i freni della cabina. Si chiama carcerazione preventiva. Tuttavia, questa, in Italia, è prevista solo per gravi motivi e nel caso in cui vi sia il rischio che i presunti colpevoli possano fuggire, reiterare il reato o inquinare le prove. Per Donatella Banci i tre indagati, Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, non meritavano di stare dietro le sbarre, almeno fino a una condanna. La Gip infatti si è letta le carte e ha ritenuto che l'arresto fosse stato eseguito "al di fuori dei casi previsti dalla legge". A carico di Perrocchio e Nerini vi era una "totale mancanza di indizi". Le accuse, sosteneva il Gip, si basavano su prove "mere, anche suggestive supposizioni". Non vi era per questo "alcun elemento" per immaginare un pericolo di allontanamento.

"Quante volte avete sentito che a un giudice si toglie un fascicolo specifico e per di più così importante?". Questa la domanda che si è posto Nicola Porro sul suo sito. E che giudice, la signora è anche presidente della sezione penale del medesimo tribunale. E senza mai un’ombra sul suo operato". Ora - rivela il sito di Porro - il fascicolo verrà affidato a un giudice "che la stessa Banci dal primo febbraio aveva esonerato per i suoi ritardi, ritenuti cronici, nella redazione delle sentenze".

Funivia Stresa Mottarone, il giorno prima era stato rilevato un guasto di mezz'ora

Stando a quanto emerso subito dopo la tragedia, a meno di 24 ore prima del disastro, la funivia si sarebbe bloccata per mezz’ora e sarebbero intervenuti i tecnici. A riferirlo è stato un testimone oculare. Non si sa ancora tuttavia se esiste o meno una correlazione tra i due episodi.

Inoltre, nella giornata di lunedì 24 maggio, a Stresa si è diffusa la voce che a bloccare il funzionamento dei freni possa essere stata una dimenticanza. Un attrezzo usato per le prove a vuoto della funivia, che impedisce alle ganasce di scattare. Il suo nome è appunto "forchetta" o "forchettone". Tale strumento viene spesso inserito nei test a vuoto in modo che non scatti il freno senza nessuno dentro che lo possa ripristinare. Ebbene, potrebbe esser stato lasciato sulla funivia, causando il tutto. Per il momento, però, il suddetto "forchettone" non è ancora stato rinvenuto sul carrello della funivia.

Funivia precipitata sul Mottarone: al via le indagini

Oltre alla rottura del cavo, l'inchiesta della Procura di Verbania dovrà stabilire perché non abbia funzionato il freno di emergenza della cabina precipitata dalla funivia dello Stresa-Mottarone. "Sono tutte supposizioni, ma credo ci sia stato un doppio problema” ha detto il responsabile provinciale del Soccorso alpino, Matteo Gasparini, “la rottura del cavo e il mancato funzionamento del freno di emergenza”.

“Non sappiamo perché non si sia attivato, mentre nella cabina a valle ha funzionato". La mancata attivazione del freno, ha spiega, "ha fatto sì che la cabina, dopo la rottura del cavo, abbia preso velocità, iniziando a scendere, finendo così catapultata fuori dai cavi di sostegno". 

Chi è Luigi (Gigi) Nerini, il gestore della della funivia Stresa Mottarone

56 anni, imprenditore locale, di Baveno, paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, ecco chi è Luigi (Gigi) Nerini, gestore della società che ha in gestione la Funivia del Mottarone. La società si chiama Ferrovie del Mottarone ed è al 100% di proprietà appunto di Luigi, chiamato Gigi da amici e conoscenti Nerini.

Come ha riportato il Corriere della Sera, i bilanci degli ultimi anni hanno segnato risultati molto soddisfacenti con fatturati stabili intorno a 1,7-1,8 milioni (l'ultimo noto è quello del 2019) e utili in crescita da 200mila fino a 440mila euro. I debiti sono complessivamente pari a 2,6 milioni. Almeno fino a ieri, domenica 23 dicembre, giorno della tragedia, le cifre, anche i debiti, risultavano del tutto compatibili con un’azienda che realizza un utile pari a oltre il 20% del fatturato.

Nerini prende un compenso di 96 mila euro dalla sua società e ha in concessione la funivia dal Comune di Stresa fino al 2028, riporta sempre il Corriere della Sera. Il Comune, che eroga un contributo annuo intorno ai 130mila euro, ha incamerato due fideiussioni dall'imprenditore per poco più di 100mila euro. Il numero dei dipendenti, come spesso accade per le aziende che vivono di turismo, cambia di mese in mese. Si va da un massimo di 18 tra maggio e agosto al minimo di 8 a novembre. I turisti pagano 20 euro il biglietto di andata e ritorno. 

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