08 Marzo 2026
Il Medio Oriente é in fiamme e Scalfire la Roccia, Cutting trhough Rocks diventa un monito. La guerra incombe, ma non ci sono più le forze per averne davvero paura. Non é guerra geopolitica, ma esistenziale. Siamo in guerra con noi stessi. Tutti contro tutti! Scalfire la roccia Ha conquistato i festival e il pubblico di mezzo mondo, il documentario diretto da Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, due registi iraniani candidati all'Oscar, in uscita l'8 marzo, é una potente testimonianza anche di solidarietà. Scalfire la roccia, cutting through Rocks. Ci porta in un villaggio nel nord-ovest dell’Iran profondamente conservatore. Ogni giorno bisogna scalfire la pietra di una mentalità retrograda, becera, maschilista che considera la donna una sua proprietà. Sara Shahverdi è la prima donna ad essere eletta consigliera, ex ostetrica, divorziata, abituata a girare in moto e in pantaloni. Perché una Grande Rivoluzione comincia anche dalle piccole cose. Sara é la sesta di sei sorelle, il padre voleva assolutamente un maschio, i tre fratellini verranno dopo. Li cresce praticamente lei mentre il padre le insegnava ad andare in motocicletta. La motocicletta sgangherata diventa un strumento di riscatto sociale per lei in una società rigidamente patriarcale, in un paese che di fatto odia le donne e le schiaccia come scarafaggi. Ma Sara é una donna che vuole andare contro il Sistema e insegna sgommate e accelerate anche alla nipote, figlia del fratello. Cavalcare una moto vuol dire cavalcare la protesta in difesa dei diritti civili ignorati delle donne. Il fratello le insegue con la macchina, taglia loro la strada e prende a schiaffi la figlia. Poi la costringe a sposarsi contro la sua volontà. Sul velo della sposa vengono appuntanti con spille biglietti di soldi, come da tradizione. Sara si batte come un tigre contro le "tradizioni" che gli uomini usano per tenere soggiogate le donne. Contro i matrimoni combinati in età nella quale le bambine dovrebbero ancora giocare con le bambole. Non decidi tu quello che devi fare. Parole terribili. Un altro esempio di negazione di diritti: una giovane donna per sottrarsi a un destino di sottomissione vuole cambiare sesso, ma il giudice gli nega il consenso. Finché ci saranno ingiustizie e disuguaglianze basterebbe che ci sia sempre una persona dal Grande Coraggio che alza la testa per combatterle. Un grido di speranza in questi tempi più bui che mai. Su Theran piovono bombe e si spara sui civili. Una Vergogna. Altro copione, altra storia di Resilienza: Lady Nazca - La signora delle linee, diretto da Damien Dorsaz é ispirato alla straordinaria storia di Maria Reiche, matematica, archeologa e traduttrice tedesca, naturalizzata peruviana, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla salvaguardia delle misteriose Linee di Nazca, uno dei più grandi enigmi archeologici della storia dell’umanità. All'alba della Seconda Guerra Mondiale, Maria è una donna fuori dal suo tempo: visionaria, solitaria, determinata. Fugge dalla Germania e si rifugia in Perù, cerca di adattarsi a una società chiusa e conservatrice, volendo proteggere anche il legame con la sua compagna Amy. Durante un’esplorazione nel deserto di Nazca, Maria si imbatte nelle indecifrabili linee e figure gigantesche tracciate nel terreno con precisione matematica da una civiltà pre/inca e che risale al 300 a.c. Maria riuscirà tra mille difficoltà e ostacoli burocratici a portare a compimento la sua missione scientifica e a svelare il significato dei geoglifi e a preservarli dall’incuria di quei tempi. Nel silenzio del deserto, Maria troverà il suo posto nel mondo. Grazie alla sua instancabile opera, le Linee di Nazca sono dal 1994 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Anteprima speciale l’8 marzo all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano.
di Januaria Piromallo
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