07 Marzo 2026
Nel silenzio raccolto del Fazioli Showroom, il recital di Zarina Shimanskaya del 20 febbraio 2026, si è dispiegato come un viaggio attraverso le infinite possibilità del suono pianistico, tra la trasparenza raffinata di Maurice Ravel e la profondità narrativa di Fryderyk Chopin.
Il programma si è aperto con la Sonatina di Ravel, proseguendo con Alborada del gracioso, Jeux d’eau, la Pavane pour une infante défunte e La Valse; nella seconda parte la pianista ha proposto l’integrale delle Ballate di Chopin, dalla n. 1 op. 23 alla n. 4 op. 52, tracciando un arco espressivo di grande coerenza.
Fin dalle prime battute si è percepita una qualità rara: pianissimi intensi e luminosi, sostenuti da un controllo finissimo della risonanza e da un fraseggio di naturale eleganza. La Shimanskaya ha mostrato un virtuosismo strepitoso, sempre incanalato in una visione musicale ampia, capace di dare respiro a ogni pagina.
Nella Ballata n. 1 si è avvertito un momento di maggiore libertà espressiva, quasi una scelta di respiro più spontaneo rispetto alla concentrazione scolpita che avrebbe caratterizzato i brani successivi. L’interpretazione, lungi dall’apparire meno convincente, ha offerto un volto più narrativo e fluido del capolavoro chopiniano, mettendo in luce la naturalezza del discorso musicale.
Di impressionante compattezza la Ballata n. 4, costruita con una tensione interna magistrale e con una chiarezza architettonica che ne esaltava ogni snodo. La Pavane di Ravel ha incantato per la nobiltà del canto, mentre La Valse ha travolto l’ascoltatore con un gioco spettacolare di forti e fortissimi, perfettamente governati.
Colpisce la straordinaria varietà della tavolozza sonora: la pianista ha saputo sfruttare con intelligenza le possibilità timbriche dei pianoforti Fazioli, sorprendendo per la quantità di differenti “tocchi” e per una sensibilità che richiama la grande tradizione pianistica russa contemporanea. Nei pianissimi più sospesi si avverte una qualità di ascolto interiore che evoca la finezza di Arcadi Volodos, mentre la tensione espressiva dialoga idealmente con la linea interpretativa di Daniil Trifonov.
Il pubblico milanese ha salutato con calore un recital che ha unito virtuosismo, immaginazione e profondità poetica, confermando Zarina Shimanskaya come un’interprete capace di trasformare ogni pagina in esperienza viva e condivisa.
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