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"L'immensità" con Penelope Cruz: sulle note della Carrà, una mamma e la figlia trasgender lottano unite

Emanuele Crialese, in questa sua autobiografia, ci trasporta, fra musica e colori, nei favolosi anni settanta, ma ci commuove con la sua battaglia da giovane

Di Alessandra Basile

13 Settembre 2022

Emanuele Crialese e Penelope Cruz - "L'immensità"

ph. Fonte LaPresse

CONCORSO UFFICIALE (candidato)

"L'immensità" è un magnifico film italiano diretto dal romano Emanuele Crialese, già vincitore a Venezia sia di un Leone d'argento - Rivelazione nel 2006 sia di due Premi Pasinetti nello stesso anno e nel 2011. L'opera di genere drammatico, delicata e così ben realizzata, con un cast capeggiato da una sempre straordinaria Penelope Cruz, racconta le vicende di una famiglia solo apparentemente solida, felice e funzionante. La piccola coprotagonista, di cui veste i panni la tredicenne Luana Giuliana, nella vita una campionessa di motocicletta, è Adriana, la figlia di Clara (Cruz) e del marito, che hanno altri due figli più piccoli. La ragazzina si fa chiamare Andrea, convinta di essere, nella realtà, un maschio, tant'è che si veste come tale e porta i capelli molto corti. I rapporti fra Clara e Felice, a dispetto del nome di quest'ultimo, che appartiene a uno status sociale più alto della donna, sono in crisi; lo sono per via delle azioni dispotiche ai limiti della violenza verbale e, in alcuni casi, non solo dell'uomo, sia verso la moglie sia verso i loro tre figli, soprattutto Adriana, della quale non accetta la difficoltà di riconoscersi nel suo genere sessuale. Le cose si complicano, con enorme sofferenza da parte di Clara, quando accade un fatto, rispetto al quale né il marito né la famiglia dello stesso sostengono Clara, lasciandola sempre un pò ai margini, anche per la sua creatività esplosiva e umana che si riversa sull'educazione della prole. La bellissima mamma, vestita e pettinata in stile anni Settanta, ossia l'epoca del film, balla e canta, sulle note della Carrà, con tutti i figli, mentre, insieme a loro, aspetta il marito e prepara la cena. Clara gioca con i suoi tre bambini anche in contesti dove un atteggiamento più severo, specie secondo le regole di quel tempo, sarebbe, per la gran parte degli adulti, auspicabile verso i minori: lei spruzza tutti con il tubo dell'acqua invece di prendere a sberle i figli disobbedienti, scende sotto al tavolo da pranzo agghindato dove sono nascosti i bambini mentre tutti cenano e discorrono perché è assai più divertente per lei e così via. La sua carica vitale protegge i figli dalle azioni riprovevoli del loro padre, li fa crescere nell'amore vero, poiché si sentono accettati così come sono e le regala momenti di grande gioia e divertimento che compensano, almeno un pò, il dolore di un rapporto impossibile, quello con Felice, e di una famiglia, dunque, in pericolo. Ai tempi separarsi, cosa che lei propone a Felice, non era semplice per le donne, specie se meno abbienti dei consorti. La Cruz è bravissima, il cast è diretto in modo eccelso (salvo l'attore interprete di Felice, meno allineato artistico-tecnicamente), la regia, le musiche, la fotografia, il senso di trovarsi negli anni settanta sono a dir poco lodevoli. Il film avrebbe meritato un riconoscimento a Venezia. Avercene di registi così raffinati nel modo di far cinema, capaci con gli attori, lavoratori instancabili. Voto al film: 8. Voto a Penelope Cruz: 10.

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