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Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

"La vittoria del NO": cercando un analisi politico-culturale-simbolica sulla tenuta della nostra democrazia, ormai ridotta a lumicino

come ogni voto sia in primo luogo un auto-test di ciascuna forza sui propri rapporti interni e come non ci sia da stare allegri

24 Marzo 2026

"La vittoria del NO": cercando un analisi politico-culturale-simbolica sulla tenuta della nostra democrazia, ormai ridotta a lumicino

I facili entusiasmi per la vittoria referendaria del No impongono un'analisi fredda e globale sulla situazione politica e democratica dell'Italia. In primo luogo possiamo dire che ogni votazione non riguarda in realtà la fotografia dei rapporti di forza fra opposte aggregazioni politiche ma rappresentano dei test psico-sociali sulla tenuta interna di ogni aggregazione politica, cioè sulla capacità di mobilitazione valoriale di ciascun partito verso la propria base. Questo voto non è quindi tanto da leggersi quale voto anti-Meloni quanto quale voto che ha confermato la maggiore mobilitabilità della base della sinistra su target simbolici rispetto al tradizionale de-pensamento de-responsabilizzante proprio della massa che vota "centro-destra". In altre parole: la sinista vota per dire che è viva (e contro Meloni, a prescindere) mentre il centro-destra non vuole essere disturbato nel piacere del suo sonno etico-valoriale. Il centro destra vuole votare ogni 5 anni per godere poi del lusso di non pensare più alla politica per altri 5 anni. Finito con Berlusconi e Bossi il tempo dei "leader carismatici di massa post-moderni" la massa non di sinistra vorrebbe tornare ai "felici"anni 80 in cui era da comunista sfigato pensare alla politica in quanto l'economia andava bene e sembrava non ci fosse una politica, o non ce ne fosse bisogno. La mobilitazione della Meloni per questo motivo profondo e strutturale è del tutto fallita. Possiamo dire, provocando ma non troppo, che se il rapporto fra vertice e base rinvia alla metafora della piramide, allora la destra ha un vertice ma non ha una vera base mentre la sinistra ha una base ma non ha un vero vertice avendo rinunciato da tempo a portare avanti un vero progetto politico. Nella politica ormai ridotta a "gestione delle emozioni" la sinistra sa "compattarsi contro" ma non sa più (nè lo vuole) "lottare per". Questo "test" referendario quindi è fallito per tutti: da una parte metà degli italiani non ha creduto all'importanza della riforma (mentre l'economia e la società vanno a rotoli qui si parla di "sesso degli angeli"); dall'altra l'esito ci ha confermato su quello che già sapevamo: l'abilità luddista e conservatrice della sinistra moralista e l'incapacità riformatrice della destra. Un mondo al contrario: una sinistra reazionaria e una destra imbelle. Povera Italia!  

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