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Referendum shock, Meloni travolta: tre milioni di italiani in più la bocciano e cambia tutto (anche nella maggioranza)

Non è solo un voto: è una resa dei conti politica. Il Governo perde terreno, la Lega tiene e l’opposizione esulta inutilmente

24 Marzo 2026

Referendum shock, Meloni travolta: tre milioni di italiani in più la bocciano e cambia tutto (anche nella maggioranza)

Da ieri qualcosa è cambiato nel nostro panorama politico. Qualcosa che fa tremare chi governa e fa godere chi vorrebbe governare. Ma c’è chi gioisce per sbaglio.

Si dica quel che si vuole: questo è stato, prima di tutto, un referendum politico. Una misurazione di forza tra Giorgia Meloni e il popolo italiano. In pratica, la “Shirley Temple della Garbatella” voleva farsi un bagno di gloria, ma si è fatta una doccia di ben altro tipo.

Perché? Per un dato chiaro e limpido. Se alle elezioni politiche l’attuale maggioranza aveva preso circa dodici milioni di preferenze, questa volta è stata presa a schiaffi da quindici milioni di italiani, ovvero tre milioni in più.

Ma chi è andato contro Giorgia? Le analisi parlano chiaro. Questo Governo ha talmente esasperato che sono andati a dire NO quei tre milioni di elettori “dormienti” che, da più di una tornata elettorale, non si esprimono e restano a casa: boom! Il che vuol dire che la sinistra sta gongolando per un successo non suo e farebbe bene a mantenere la calma.

Precisiamo: io ho votato SÌ perché era una riforma giusta e sensata, ma sono stato comunque molto soddisfatto del risultato. Non perché non fossi convinto della mia scelta, ma perché era ora di dare una scossa a questo Governo. Almeno avranno capito che “nonno” Tajani non fa più neanche ridere.

Esiste però qualcuno che ha vinto. Chi? La Lega. Perché? Perché nelle sue regioni ha stravinto il SÌ, dato da non sottovalutare. Dove nel Centrosud FdI e FI hanno miseramente fallito, nel Nord Salvini ha trionfato, recuperando un segnale che deve tenere in considerazione.

Ora resta solo una speranza: che proprio la Lega metta sotto pressione la maggioranza, non tanto per mandare tutti a casa, ma per raddrizzare almeno l’ultimo anno di governo.

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