20 Marzo 2026
Referendum (Twitter )
Il 22 e 23 marzo 2026 si terrà in tutta Italia un referendum costituzionale: si vota per confermare o respingere la riforma costituzionale sulla giustizia, una legge che modifica in modo significativo l’ordinamento della magistratura italiana. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto il raggiungimento di un quorum, quindi il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza.
Gli elettori sono chiamati a esprimersi sulla legge costituzionale intitolata "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Si tratta della riforma della giustizia promossa dal governo Meloni e dal ministro Carlo Nordio.
Gli elettori devono scegliere se confermare o bocciare la riforma.
La riforma interviene su punti chiave dell’assetto della magistratura:
I seggi per il referendum costituzionale del 22–23 marzo 2026 saranno aperti domenica dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì dalle 7:00 alle 15:00, come confermato dal Ministero dell’Interno.
Le ragioni del NO al referendum costituzionale 2026.
1. Rischio di indebolire l’indipendenza della magistratura
In molti sostengono che la riforma:
potrebbe rendere i magistrati più esposti al potere politico, riducendo le garanzie di autonomia previste dalla Costituzione. Il NO spiega che nei due CSM, i togati sono estratti a sorte e non più eletti, mentre i laici sono estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento senza, per ora, l'indicazione di requisiti e procedure.
2. La nuova Corte disciplinare sarebbe troppo vicina alla politica
Il NO critica la creazione di una Corte disciplinare esterna al CSM, con componenti scelti anche dal Parlamento:
Il NO fa anche sapere che l'Alta Corte disciplinare ha magistrati di legittimità estratti a sorte e una componente laica/politica più presente. Le sue sentenze non sono più impugnabili davanti alla Cassazione.
3. Il sorteggio dei membri è considerato poco democratico
Il NO ritiene che il sorteggio:
4. Riforma giudicata incompleta e potenzialmente disfunzionale
Molti critici sostengono che:
5. Timore di un eccessivo potere dell’esecutivo
Una parte del fronte del NO teme che la riforma:
6. Mancanza di un ampio consenso parlamentare
La riforma è stata approvata senza i due terzi del Parlamento, motivo per cui si è arrivati al referendum.
I sostenitori del NO ritengono che:
7. Critiche sul metodo: riforma giudicata affrettata
I giuristi che sostengono il NO affermano che:
Chi vota NO ritiene che la riforma:
A queste ragioni si aggiungono anche i costi: 114 milioni di euro nel primo anno e oltre i 102 milioni annui a regime.
Le ragioni del SÌ al referendum costituzionale 2026
1. Rafforzare l’indipendenza tra giudici e pubblici ministeri
I sostenitori del SÌ ritengono che la separazione delle carriere:
Secondo questa visione, la riforma aumenta la trasparenza e la neutralità del processo penale.
2. Due CSM distinti per ridurre le interferenze interne
Il SÌ sostiene che creare due Consigli Superiori della Magistratura:
Per i favorevoli, questo è un passo verso una magistratura più moderna e funzionale.
3. Il sorteggio come strumento anti‑correnti
Chi vota SÌ vede nel sorteggio parziale dei membri del CSM:
Secondo questa posizione, il sorteggio è una misura temporanea e correttiva, utile a ripristinare fiducia.
4. Una Corte disciplinare più imparziale
La riforma introduce una Corte disciplinare autonoma, separata dal CSM.
I sostenitori del SÌ ritengono che:
Per il fronte del SÌ, questo migliora la credibilità dell’intero sistema giudiziario.
5. Una riforma che modernizza la giustizia
Secondo i favorevoli, la riforma:
L’obiettivo dichiarato è rendere la giustizia più rapida, più trasparente e più comprensibile ai cittadini.
6. Riduzione del potere delle correnti
Una delle motivazioni centrali del SÌ è la volontà di:
Secondo questa visione, la riforma è una risposta concreta a problemi emersi negli ultimi anni.
7. Un passo verso un equilibrio più chiaro tra i poteri dello Stato
I sostenitori del SÌ ritengono che la riforma:
Per questa parte del fronte favorevole, la riforma rafforza e non indebolisce l’equilibrio costituzionale.
Chi vota SÌ ritiene che la riforma:
Le ragioni di chi sceglie l’astensione al referendum sulla giustizia del 22–23 marzo 2026 non sono un blocco unico: vengono da posizioni diverse (politiche, culturali o semplicemente pratiche).
1. Disinteresse o scarsa conoscenza del tema
2. Rifiuto della “politicizzazione” del voto
Alcuni si astengono perché vedono il referendum non come scelta tecnica ma come:
In questa ottica, non votare diventa un modo per non legittimare lo scontro politico.
3. Critica allo strumento referendario in questo caso
Altri ritengono che:
Quindi si astengono perché considerano il referendum uno strumento inadeguato per decidere su questi temi.
4. Apatia o sfiducia generale nella politica
Una motivazione molto diffusa, non legata solo a questo referendum:
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 è un referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione italiana e questo tipo di referendum ha una caratteristica fondamentale: non richiede alcun quorum di partecipazione. Non serve il 50%+1 degli aventi diritto. Il risultato è valido qualunque sia l’affluenza, anche se votasse meno del 50% degli aventi diritto.
L’articolo 138 stabilisce che, quando una legge di revisione costituzionale viene approvata dal Parlamento senza raggiungere i due terzi dei voti, può essere sottoposta a referendum confermativo, aggiungendo che:
Questo perché il referendum non abroga una legge ordinaria, ma serve a confermare o respingere una modifica della Costituzione già approvata dal Parlamento. Al contrario, il referendum abrogativo (art. 75 della Costituzione) richiede il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto.
Questo perché la logica è diversa:
Il referendum confermativo è uno strumento di garanzia.
Il legislatore costituente ha voluto che:
Se vince il SÌ
La riforma entra in vigore e modifica l’assetto della magistratura come previsto dal testo approvato.
Se vince il NO
La riforma viene respinta e non entra in vigore; resta in vigore l’ordinamento attuale.
L'ultima rilevazione sul voto degli italiani per il referendum confermativo sulla giustizia è quella pubblicata il 6 marzo 2026, dunque prima dello stop previsto dalla legge alla pubblicazione dei sondaggi. I dati mostrano un vantaggio del "NO" che ottiene il 52% contro il 48% dei "Sì". La propensione ad andare a votare si attesta tra il 46 e il 51%.
Il trend di partenza del voto subisce un capovolgimento: il "Sì" che a novembre 2025 partiva dal 62%, a marzo 2026 cala drasticamente al 48%. Percorso opposto per il "No" che a novembre 2025 era al 38%, a marzo 2026 arriva a toccare il 52%.
Secondo diversi sondaggi, vincerebbe il sì con un'affluenza superiore al 46%, il no con una affluenza inferiore al 46%.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia