Referendum giustizia 2026, Mattarella si schiera per il “No”: “Rispettare Csm, organo deve rimanere estraneo a controversie politiche”
Il Capo dello Stato ha invitato “alle alte istituzioni” a “rispettare il Csm, organo costituzionale che deve rimanere estraneo alla controversie politiche”, di fatto schierandosi per il “No” in vista del referendum del 2026
Il referendum sulla giustizia del 2026 entra nel vivo e Sergio Mattarella, di fatto, si schiera per il “No”. Dopo giorni di scontro tra governo e magistratura, il presidente della Repubblica richiama al rispetto del Csm, “organo costituzionale che deve rimanere estraneo alle controversie politiche”. Un intervento che viene letto come una presa di posizione netta contro la riforma.
Referendum giustizia 2026, Mattarella si schiera per il “No”: “Rispettare Csm, organi deve rimanere estraneo a controversie politiche”
Dopo giorni di scontro tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la magistratura sulla riforma della giustizia – con il Guardasigilli che aveva parlato di “un sistema para mafioso” – è arrivato il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il Capo dello Stato ha invitato “alle alte istituzioni” a “rispettare il Csm, organo costituzionale che deve rimanere estraneo alla controversie politiche”, di fatto schierandosi per il “No” in vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026.
Il monito è netto: “Le istituzioni non attacchino altre istituzioni”, dice ancora Mattarella, che non gradisce lo scontro politico che accomuna i due fronti referendari su una materia delicata che tocca una profonda riforma della Costituzione. Tensioni che, già a oltre un mese dalla consultazione, hanno raggiunto livelli elevati.
Il riferimento è anche a quanto accaduto una decina di giorni fa, quando un attacco violento aveva investito la Corte suprema di Cassazione per la sentenza sul referendum. “Bisogna rispettare la Cassazione e le sue sentenze”, disse informalmente già allora Mattarella di fronte agli attacchi della maggioranza.
Ancora più esplicito il passaggio rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura: “In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell'interesse della Repubblica”.
Parole che pesano come un macigno in una campagna referendaria già incandescente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non commenta ufficialmente l’intervento del Capo dello Stato, ma ribadisce che le sentenze si possono anche “criticare” e resta determinata a farlo ogni qualvolta si presenti una decisione “assurda” come quella sul caso Sea Watch.
La premier, tuttavia, ragiona sulla necessità di non andare “sopra le righe” – un richiamo che molti leggono come indirizzato anche ai suoi ministri, Nordio in primis – in settimane che si stanno infuocando. Rivendica però la libertà di sottolineare ciò che, a suo avviso, non funziona, anche nelle azioni delle toghe.
Intanto, al ministro della Giustizia non è mancata la copertura politica del suo partito. Pur ammettendo che alcune uscite “le poteva anche evitare”, nel centrodestra si riconosce che Nordio sia costantemente “sotto attacco” e che in un clima del genere “non è facile mantenere sempre l’equilibrio”. Il ministro ha raccolto con un “mi adeguerò” il monito del Quirinale, ma conferma gli impegni da frontman della campagna per il “Sì”.
Anche la Lega interviene, seppur solo attraverso fonti del partito, facendo sapere che “l’autorevole richiamo” di Mattarella “al rispetto e alla moderazione” è “condiviso pienamente”, ricordando che Matteo Salvini si era già espresso “in questo senso”. Dal partito di via Bellerio osservano che “gli eccessi ci sono da entrambe le parti” e che le “ottime ragioni per approvare la riforma della giustizia non abbiano bisogno di toni eccessivi”.
Un ragionamento che circola anche tra i comitati del “Sì”: concentrarsi sul merito, evitando “divagazioni come quelle di Nordio”, per non rischiare di “pregiudicare l’esito della consultazione”.