16 Febbraio 2026
"Sottopongo alle Vostre valutazioni [di Cesare Parodi, presidente dell'Anm, ndr] l'opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal comitato 'Giusto dire No' da parte di privati cittadini". Questa l'ultima richiesta formulata dal ministero della Giustizia all'Associazione Nazionale Magistrati: rendere pubblici i nomi dei finanziatori privati del Comitato per il "no" al prossimo referendum sulla riforma della magistratura.
La mossa del ministero della Giustizia, nella figura del suo capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, è seguita, neppure 24 ore dopo, ad un'interrogazione del deputato FI Enrico Costa che, già lo scorso 8 Gennaio, aveva sollevato interrogativi sulla compatibilità dei finanziamenti al Comitato del no al referendum promosso dall'Anm. In una lettera protocollata venerdì scorso e resa nota dal Pd, Giusi Bartolozzi chiede al presidente Anm Cesare Parodi di chiarire gli "eventuali finanziamenti" al fine di contrastare e prevenire presunti conflitti d'interesse.
Bartolozzi scrive testualmente: "è pervenuto al ministero un atto di sindacato ispettivo con il quale il parlamentare interrogante [Costa, ndr] riferisce che il segretario generale dell’Anm avrebbe dichiarato che il comitato 'Giusto dire No' promosso dall’Anm ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria". "Da ciò - prosegue la missiva chiarendo le ragioni sottese alla richiesta - l’interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm".
Più di un mese fa, Costa sollevava i dubbi sui rapporti tra Anm e 'Comitato del no' già sui social, quando tale Associazione "confermava di aver finanziato il comitato e dichiarato che 'il comitato ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente". Da ciò, proseguiva Costa, poteva derivare "uno stretto legame non solo politico, ma anche formale, tra magistrati (...) e privati sostenitori". E concludeva: "Cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in Tribunale, un finanziatore del Comitato? Si asterrebbe per gravi ragioni di convenienza?".
Ricevuta la missiva dal gabinetto del ministero della Giustizia, i membri dell'Anm hanno reagito duramente contro quello che le opposizioni hanno definito una "vera e propria intimidazione". Il presidente dell'Anm Parodi è intervenuto telegrafico: "il Comitato in questione è stato solo proposto dall'Anm, ma è soggetto assolutamente autonomo". E commentando sulla trasparenza dei finanziamenti: "piccole donazioni [fatte] da privati cittadini (unica condizione è che non si tratti di persone con incarichi politici)" e tutto questo, ha aggiunto, può essere verificato "da chiunque acceda al sito del Comitato". "Annoto solo - ha concluso Parodi - che la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alla salvaguardia della loro privacy".
Anche dall'opposizione è arrivata aria di indignazione alle mosse del ministero: la deputata Pd Debora Serracchiani ha definito la richiesta di Nordio "un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No". Ancora più diretti i membri di Avs: "un'intimidazione" nei confronti di liberi cittadini.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia