Minneapolis, Tajani condanna: "Tra arrestare e uccidere c'è differenza", Meloni tace, l'opposizione attacca: "Premier abbandoni sudditanza a Trump"

Dopo le violenze autorizzate dell'ICE nel Minnesota, dal governo le prime affermazioni di denuncia arrivano da Tajani, mentre Meloni ancora tentenna, indecisa tra onestà e sudditanza al potere del "più forte"

"Le immagini parlano di abusitra arrestare una persona armata e ucciderla c'è una bella differenza". Dopo il tragico avvenimento di sangue che si è verificato sabato scorso a Minneapolis e che ha visto la morte dell'infermiere 37enne Alex Pretti per mano della polizia anti-immigrazione mandata da Trump, una reazione da parte della politica italiana è finalmente arrivata. Anche se non da tutti.

Minneapolis, Tajani condanna: "Tra arrestare e uccidere c'è differenza", Meloni tace, l'opposizione attacca: "Premier abbandoni sudditanza a Trump"

Il primo ad esprimersi condannando apertamente le violenze indiscriminate e lasciate impunite - anzi coperte dai federali - dell'ICE è stato il ministro degli Esteri Tajani, ospite di Ping Pong su Rai Radio1. Il commento è arrivato in risposta ad una domanda della giornalista Annalisa Chirico sulle maxi proteste scoppiate negli Stati Uniti. "Le immagini parlano di abusi: c'è differenza tra arrestare e uccidere" ha detto Tajani aggiungendo "Penso ci sia una consapevolezza anche nella Casa Bianca". Un commento a quanto ormai da settimane sta accadendo nello Stato del Minnesota, non è solo quantomai necessario ma, in qualche modo, dovuto considerato che neppure gli italiani sono rimasti esenti dal clima di terrore e minacce dell'ICE.

Di estrema gravità ha rappresentato l'episodio dei giornalisti Rai Laura CapponDaniele Babbo: inviati dal programma televisivo In mezz'ora per girare un reportage d'inchiesta nella città più popolosa del Minnesota, Cappon e Babbo sono stati presi di mira, bloccati in macchinaminacciati da tre federali dell'ICE. Su tutto questo però chi non si è espressa è stata proprio la premier Giorgia Meloni, tornando a dimostrare quella che le opposizioni definiscono "la sudditanza verso Trump". Qualcosa di simile si era visto dopo il commento irrispettoso e offensivo di Trump sul ruolo degli alleati Nato in Afghanista: anche in quel caso Meloni era intervenuta molto dopo rispetto ad altri premier, come Starmer, assolvendo quasi "per dovere" il compito di un posizionamento politico - che comunque si è dimostrato tiepido.

In questo clima di tentennamento di Meloni, la Segretaria Pd Elly Schlein ha criticato duramente il Presidente Usa Trump evidenziandone le responsabilità della guerriglia urbana e di quello che è stato definito "il secondo assassinio autorizzato". Il capogruppo in Senato Boccia, rivolgendosi alla premier, si è invece chiesto se "le affinità ideologiche portano l'Italia a condividere questi metodi", mentre più netto è stato Angelo Bonelli di AVS: "Meloni batta un colpo e abbandoni la sudditanza verso Trump" di cui denuncia la "deriva autoritaria (...) che tra violenze, repressione e minacce ai giornalisti sta spingendo l'America verso una frattura da guerra civile strisciante".