30 Marzo 2026
Giuseppe Sica, AD BFF Bank
Bff Bank arriva a perdere teoricamente fino al 47% in Borsa dopo l’intervento della Banca d’Italia sulla governance. Le vendite sono state in parte contenute dopo una conference call dell’Amministratore Delegato Giuseppe Sica, ma il titolo resta fortemente penalizzato.
Nel fine settimana, la Vigilanza ha deciso di affiancare il Consiglio di Amministrazione con due commissari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, con il compito di supportare il board nel percorso di rafforzamento dei controlli e di revisione del quadro contabile. Il CdA mantiene comunque i pieni poteri operativi.
Il provvedimento arriva nel contesto di una nuova ispezione ancora in corso, dalla quale sarebbero emerse carenze nei sistemi di controllo interno e problematiche legate alla contabilizzazione dei crediti, in particolare nel comparto del factoring.
Le principali contestazioni riguardano la classificazione prudenziale delle esposizioni, che potrebbe tradursi in un aumento significativo dei crediti deteriorati. Secondo le stime, le anomalie potrebbero generare fino a 800 milioni di euro di nuove posizioni scadute legate agli interessi di mora, a cui si aggiungerebbero ulteriori 500 milioni derivanti da criteri più restrittivi nel calcolo degli arretrati. L’impatto complessivo potrebbe quindi arrivare a 1,3 miliardi, anche se la valutazione definitiva è ancora in corso.
Si tratta in larga parte di crediti verso la pubblica amministrazione, considerata solvibile, ma caratterizzata da tempi di pagamento spesso dilatati, elemento che potrebbe limitare le perdite effettive.
Le tensioni con la Vigilanza non sono recenti. Già nel 2024 un’ispezione aveva evidenziato irregolarità nelle politiche contabili, portando alla richiesta di riclassificazione di alcune esposizioni verso il settore pubblico. Da quelle verifiche è scaturita anche un’indagine della Procura di Milano per ipotesi di falso in bilancio.
Dopo una fase di apparente stabilizzazione a fine 2025, il mercato è stato nuovamente spiazzato da una revisione al ribasso degli obiettivi e da ulteriori interventi di de-risking. A questo si è aggiunto il cambio al vertice, con l’uscita dell’ex amministratore delegato Massimiliano Belingheri e la nomina di Giuseppe Sica.
Nel confronto con gli investitori, Sica ha definito l’intervento della Banca d’Italia una misura temporanea, finalizzata ad accelerare il processo di sistemazione delle criticità contabili e a rafforzare i controlli interni già oggetto di intervento da parte della banca.
L’amministratore delegato ha inoltre respinto le preoccupazioni relative a un possibile isolamento sul mercato, sottolineando la disponibilità di diverse leve per il rafforzamento patrimoniale. Ha ricordato come nel 2025 sia stata recuperata una quota significativa dei crediti scaduti, indicando questo aspetto come un possibile elemento di tenuta anche in scenari più complessi.
Nel caso peggiore, con una riclassificazione completa delle esposizioni contestate, il Total Capital Ratio si collocherebbe comunque in prossimità dei requisiti minimi regolamentari, con scostamenti limitati. Resta tuttavia necessario un ulteriore affinamento delle stime, in particolare sugli indicatori complessivi di capitale.
Il rinvio della pubblicazione del bilancio è stato motivato con l’esigenza di chiarire tutti gli elementi di incertezza. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un quadro definito entro il 30 aprile.
Sul fronte degli analisti, il giudizio resta prudente. Banca Akros evidenzia che le esposizioni contestate riguardano in gran parte crediti verso il settore pubblico, con una perdita attesa contenuta anche in caso di default. Tuttavia, in attesa di maggiore chiarezza, ha sospeso il rating sul titolo.
Equita ha invece rivisto al ribasso la raccomandazione, portandola a “reduce” e tagliando il prezzo obiettivo da 6 a 2,5 euro, segnalando una visibilità limitata sull’evoluzione futura del business e un quadro ancora caratterizzato da rischi elevati.
La reazione del mercato è stata particolarmente severa: dall’inizio di febbraio il titolo ha perso oltre l’80% del proprio valore, mentre rispetto ai massimi del 2024 il calo sfiora il 90%.
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