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Mid-size pharma europee crescono fino all’8% annuo con M&A e mercato USA, mentre l’Italia deve innovare e affrontare sfide globali

Secondo Bain & Company, le medie aziende farmaceutiche che trasformano il portafoglio e puntano sugli USA raddoppiano la crescita del settore; per le italiane l’innovazione da sola non basta, servono strategie globali e M&A mirata

04 Febbraio 2026

Mid-size pharma europee crescono fino all’8% annuo con M&A e mercato USA, mentre l’Italia deve innovare e affrontare sfide globali

Valerio Di Filippo, Senior Partner Lucia Tagliabue, Associate Partner

Negli ultimi dieci anni, il settore farmaceutico globale ha dimostrato una resilienza strutturale, crescendo a un tasso annuo di circa il 5% e raggiungendo nel 2025 un valore complessivo di 1.700 miliardi di dollari. Eppure, all’interno di questo scenario, non tutte le aziende hanno beneficiato allo stesso modo di questa espansione. Secondo la nuova analisi di Bain & CompanyAccelerating Growth and Innovation in European Mid-Sized Pharma”, un gruppo selezionato di aziende farmaceutiche europee di medie dimensioni ha quasi raddoppiato il tasso di crescita del settore, grazie a un profondo ripensamento del proprio modello strategico.

Queste aziende definite “portfolio shifter” hanno progressivamente trasformato il proprio portafoglio, aumentando l’esposizione all’innovazione, in particolare nei farmaci per malattie rare, e costruendo una presenza mirata nel mercato statunitense. Il risultato è una crescita dei ricavi pari a circa l’8% annuo, 1,5 volte superiore alla media del settore, accompagnata da un significativo miglioramento della profittabilità e da un aumento strutturale degli investimenti in ricerca e sviluppo.

Con l’aumento della pressione sui budget sanitari in Europa e l’evoluzione delle politiche di pricing, il divario di performance tra aziende trasformative e tradizionali è destinato ad ampliarsi. Non esiste una formula unica di successo, ma le realtà pharma europee di medie dimensioni dovranno ripensare il proprio modello strategico, pianificando un’evoluzione graduale ma intenzionale, supportata da una chiara strategia inorganica, da una rigorosa allocazione del capitale e da un rafforzamento delle capacità operative”, spiega Valerio Di Filippo, Senior Partner e responsabile Healthcare & Life Sciences per l'area Emea di Bain & Company, nonché autore del report, insieme all’Associate Partner Lucia Tagliabue.

Cinque macro-trend ridefiniscono il settore

Nel corso dell’ultimo decennio, il settore farmaceutico globale è stato profondamente trasformato da alcuni macro-trend che definiscono oggi il contesto in cui operano le aziende mid-size: l’accelerazione dell’innovazione, trainata da IA, nuove modalità terapeutiche e medicina di precisione, ha ampliato le opportunità ma anche alzato l’asticella competitiva; l’obesità si è affermata come il principale motore di crescita nel breve termine, con i GLP-1 a catalizzare investimenti e riallocazione delle pipeline; per rimanere competitive, le aziende fanno sempre più leva su M&A e licensing per accedere rapidamente all’innovazione; sul piano geografico, l’emergere della Cina come hub innovativo accanto agli Stati Uniti ridisegna il panorama globale, mentre l’Europa rischia un ruolo più marginale; infine, le riforme di policy stanno aumentando la pressione sui prezzi, soprattutto negli USA, rafforzando la necessità di puntare su innovazione altamente differenziata e strategie di lancio più disciplinate sfide che richiedono alle mid-size pharma maggiore focus strategico, velocità decisionale e modelli operativi più flessibili.

Due modelli a confronto: “legacy anchor” e “portfolio shifter”

L’analisi Bain distingue due modelli tra le mid-sized pharma europee. Da un lato i “legacy anchor”, ancorati a portafogli tradizionali e a un focus prevalentemente europeo, che hanno garantito stabilità ma con prospettive di crescita limitate. Dall’altro i “portfolio shifter”, aziende che hanno scelto di cambiare passo, utilizzando un’attività di M&A mirata come leva per accedere rapidamente a innovazione e nuove geografie. Questi operatori hanno quasi raddoppiato i margini EBITDA, portandoli vicino al 30%, pur incrementando la spesa in R&D fino al 18–20% dei ricavi.

M&A e malattie rare come leve strategiche di trasformazione

L’analisi evidenzia come le operazioni di M&A siano state decisive per abilitare questo cambiamento. Per le mid-sized pharma, l’acquisizione di asset già commercializzati sul mercato consente di ridurre il rischio, generare EBITDA fin da subito e costruire le capacità commerciali e regolatorie necessarie per competere negli Stati Uniti. Ne emerge un modello a doppio portafoglio: stabilità e cassa in Europa, crescita e innovazione negli USA.

Il nodo Italia: innovazione sì, ma non basta Per le aziende italiane di medie dimensioni il tema non è solo se innovare, ma dove e come valorizzare l’innovazione. “In Italia”, sottolinea Tagliabue, “esistono competenze scientifiche e industriali di alto livello e numerosi casi dimostrano come molte aziende italiane stiano già percorrendo con successo questa traiettoria, ottenendo risultati significativi. Tuttavia, il solo mercato domestico ed europeo raramente consente di catturare pienamente il valore dell’innovazione. Per molte mid-sized pharma italiane, l’accesso al mercato statunitense non è più un’opzione opportunistica, ma una scelta strategica per sostenere crescita e investimenti nel lungo periodo. Le aziende che hanno avuto successo hanno seguito un percorso graduale e disciplinato, affiancando ai portafogli storici, che continuano a generare cassa in Europa, un presidio innovativo e mirato negli Stati Uniti”.

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