04 Febbraio 2026
Fabio Pompei, AD Deloitte
Il report realizzato dallo studio globale di Deloitte ha rilevato che l’82% delle aziende italiane prevede un aumento di investimenti nel settore AI. All’indagine hanno parteicpato oltre 3000 dirigenti aziendali. L’intelligenza artificiale sta passando da una fase di sperimentazione a una fase di piena integrazione aziendale, secondo il report “State of AI in the Enterprise” 2026, lo studio globale di Deloitte condotto su oltre 3000 dirigenti aziendali di 24 Paesi nel mondo. Una corsa all’IA che trova riscontro anche nel mercato italiano: l’82% delle aziende italiane intervistate da Deloitte prevede di aumentare gli investimenti in IA nel prossimo anno, mentre il 92% si aspetta un aumento di produttività grazie all’adozione di questi strumenti.
Lo studio evidenzia un’accelerazione verso la fase di piena implementazione dei progetti pilota di intelligenza artificiale adottati dalle aziende. Il 54% degli intervistati prevede di raggiungere un livello di maturità dei progetti nei prossimi tre-sei mesi. Le organizzazioni si trovano in questo momento ad affrontare due priorità: la necessità di gestire il proprio core business con la tecnologia attuale e, al contempo, di investire nell'innovazione necessaria per competere in futuro.
L'impatto dell'intelligenza artificiale sulle imprese sta crescendo rapidamente: il 25% degli intervistati a livello globale – più del doppio rispetto a un anno fa – dichiara che l'IA sta avendo un effetto trasformativo sulle proprie aziende. I benefici in termini di produttività sono diffusi. Il 30% delle organizzazioni sta riprogettando i processi chiave intorno all'IA, mentre il 37% dichiara di utilizzarla ancora a livello superficiale. Il salto di qualità avverrà quando si diffonderà maggiormente la consapevolezza di usare l'IA per reinventare processi e prodotti piuttosto che per ottimizzare ciò che già esiste.
Secondo lo studio, tra le principali applicazioni, l'intelligenza artificiale agentica è pronta a una crescita significativa, con quasi tre quarti delle aziende che prevedono di implementarla entro due anni. In ascesa anche la questione della sovranità: il 77% delle aziende tiene in considerazione il Paese di origine nella scelta dei fornitori delle applicazioni di IA e quasi tre su cinque costituiscono i propri insiemi di strumenti avvalendosi principalmente di fornitori locali. Al di là delle applicazioni software, anche l'IA fisica sta rapidamente acquisendo importanza, soprattutto nei settori della manifattura, della logistica e della difesa.
Tra le aziende italiane intervistate nello studio di Deloitte cresce l’interesse per l’IA: l’82% ha intenzione di investire nel prossimo anno, il 92% si attende un aumento di produttività grazie all’adozione di strumenti IA e il 31% afferma che il grado di integrazione dell'IA nelle decisioni strategiche è già “molto alto”. Ma tra le aziende prevale ancora l’utilizzo di tecnologie acquistate da provider esterni: solo il 3% dispone di tecnologie proprie, il 20% cerca di svilupparle in house piuttosto che acquistarle, il 29% usa un mix di tecnologie proprie ed esterne, un altro 29% tende ad acquistare più che a sviluppare tecnologie proprie e il 17% compra sempre l’IA da fornitori esterni. Inoltre, secondo il 39% la carenza di talenti e competenze adeguate rimane la prima barriera all’adozione; fattori critici sono anche l’identificazione di casi d’uso (27%), problemi legati alla tecnologia o alla disponibilità dei dati (27%) e questioni relative alla governance, al rischio o alla compliance (27%).
Mentre la intelligenza artificiale generativa è ormai usata da oltre 6 aziende su 10 intervistate (62%), l’IA agentica è in una fase di espansione: ad oggi la utilizza circa il 70% delle aziende intervistate, ma entro i prossimi due anni si prevede che la sua diffusione riguarderà quasi il 91%. Tra le attuali barriere all’adozione dell’IA agentica il campione indica la carenza di talenti e competenze (49%), i costi e le risorse necessarie alla sua implementazione (41%) e problemi relativi alla tecnologia o alla disponibilità dei dati (36%).
Crescendo il livello di investimento in IA, le aziende italiane si stanno dotando di processi per la misurazione e la rendicontazione della creazione di valore: per farlo, oltre la metà (51%) ha individuato specifici parametri di valutazione della performance; il 49% ha tracciato le variazioni di produttività dei propri dipendenti; il 43% ha misurato i benefici non finanziari e il 35% ha calcolato il ritorno sull’investimento.
“La corsa dell’intelligenza artificiale prosegue e si fa sempre più concreta: le aziende che oggi vogliono continuare a essere competitive devono ripensare da zero processi e prodotti, rivedendoli alla luce di una integrazione strutturale dell’AI nella propria architettura aziendale”, ha dichiarato Lorenzo Cerulli, GenAI Leader di Deloitte Central Mediterranean. “Chi non lo farà rischia di perdere terreno rispetto alle imprese AI native, ovvero quelle aziende che nascono con il vantaggio competitivo di strutturarsi intorno alle nuove tecnologie di IA. L’Italia – e tutta l’Europa – non possono rimanere spettatrici di fronte a questa rivoluzione industriale in corso: c’è un grande potenziale da cogliere a beneficio della crescita e della competitività. Rimanere fermi e subire un cambiamento di questa portata non è più un’opzione”.
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