28 Gennaio 2026
Marco Carta, AD AGICI
È stato presentato il Rapporto Utilities 2026 realizzato da AGICI, nel 2025 sono stati registrati ricavi a €74,4 miliardi, con un aumento del 5 % sul 2024, EBITlDA a €17,9 miliardi (+2%) e un calo della marginalità, (-0,7%).
Il 2025, quindi, segna una fase di consolidamento per il settore delle utility, sempre più chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’equilibrio del sistema, in un contesto in cui la transizione energetica si intreccia con le esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti, flessibilità operativa e resilienza delle infrastrutture. In questo scenario, gli investimenti restano su livelli elevati nel complesso, ma assumono un profilo più selettivo – come mostra l’andamento differenziato tra i diversi cluster di operatori –, riflettendo la necessità di bilanciare obiettivi di decarbonizzazione, vincoli economico-finanziari e capacità di esecuzione.
È questo il quadro che emerge dal Rapporto Utilities 2026, presentato oggi a Milano nel corso della CFO Utilities Conference organizzata da AGICI, realizzato in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking.
Il Rapporto analizza le strategie di investimento e le performance di un campione di operatori attivi lungo la filiera Gas&Power in Italia, suddivisi in tre cluster – multiutility, gruppi energetici e operatori di rete indipendenti – mettendone a confronto traiettorie industriali, dinamiche di investimento e risultati economico-finanziari.
Nel 2025 le multiutility hanno investito complessivamente circa 5 miliardi di euro, registrando una riduzione del 14% rispetto al 2024. Il dato riflette principalmente l’effetto base legato ad alcune operazioni straordinarie concluse nell’anno precedente, che avevano temporaneamente innalzato i livelli di investimento. Se si considerano, però, esclusivamente gli investimenti organici, il quadro cambia, con una crescita del 10% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Le risorse sono state indirizzate in larga parte allo sviluppo della generazione da fonti rinnovabili, al rafforzamento e all’ammodernamento delle reti, nonché ai comparti ambiente e idrico, anche grazie all’avanzamento di interventi cofinanziati dal PNRR. Nel medio periodo, le multiutility prevedono investimenti complessivi pari a 25 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, di cui circa 18 miliardi nel triennio 2026-2028 e 6,7 miliardi tra 2029 e 2030, con una destinazione prevalente alle reti (32%), seguite da generazione (20%), idrico (18%) e ambiente (15%).
Per i gruppi energetici, gli investimenti complessivi nel 2025 ammontano a circa 7,8 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto al 2024. La dinamica è fortemente concentrata, con una parte significativa degli investimenti del cluster che è riconducibile a pochi operatori, per un ammontare complessivo di circa 6,3 miliardi di euro. Le risorse sono state destinate prevalentemente alle reti (67%) e allo sviluppo delle fonti rinnovabili (18%), consentendo un incremento della capacità FER installata di 2,3 GW rispetto al 2024. Accanto alle rinnovabili, cresce l’attenzione verso sistemi di accumulo e soluzioni funzionali alla flessibilità del sistema. Guardando al periodo 2026-2028, i gruppi energetici prevedono investimenti per circa 25,1 miliardi di euro, che salgono a circa 29 miliardi considerando gli impegni pianificati fino al 2030. Secondo i piani industriali, il 44% delle risorse sarà destinato alle reti, seguito dalle fonti rinnovabili (20%).
Gli operatori di rete si confermano il cluster più dinamico sul fronte degli investimenti. Nel 2025, gli investimenti stimati raggiungono circa 7,9 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto ai 6,5 miliardi del 2024. L’incremento è riconducibile anche a operazioni di M&A che hanno ampliato in modo significativo il perimetro di alcuni operatori del cluster, oltre al rafforzamento delle infrastrutture esistenti. Nel triennio 2026-2028 gli investimenti programmati dagli operatori di rete ammontano a circa 27 miliardi di euro, che salgono a circa 37 miliardi considerando gli impegni estesi fino al 2031.
Su una scala più ampia, a livello europeo, nel 2025 gli investimenti dei principali gruppi integrati – gli operatori attivi lungo l’intera filiera Gas&Power – sono stimati in 94,9 miliardi di euro, in lieve aumento (+0,5%) rispetto al 2024. Nel periodo 2026-2030, gli investimenti complessivi previsti ammontano a circa 188,7 miliardi di euro, con una forte concentrazione sulle reti (61%), seguite dalle fonti rinnovabili (21%) e dalla generazione convenzionale (14%).
Dal punto di vista economico-finanziario, l’analisi curata da Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking mostra, per il campione italiano, ricavi attesi in crescita del 5,0%, da 71,2 miliardi di euro nel 2024 a 74,7 miliardi nel 2025. L’EBITDA complessivo è stimato in 17,9 miliardi di euro (+2,1%), a fronte di una riduzione della marginalità media dal 24,6% al 23,9%. L’utile netto aggregato è atteso a 6,4 miliardi di euro, in aumento del 2,5% rispetto al 2024. Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento finanziario complessivo è previsto in crescita del 15,4%, da 57,2 a 66,0 miliardi di euro.
In Europa, i ricavi aggregati sono stimati in lieve flessione, da 597,8 miliardi di euro nel 2024 a 594,5 miliardi nel 2025, mentre l’utile netto complessivo si mantiene sostanzialmente stabile a 48,7 miliardi di euro, rispetto ai 48,5 miliardi dell’anno precedente.
"Il Rapporto Utilities 2026 restituisce l’immagine di un settore che, nell’anno appena concluso, si è mosso in modo meno uniforme e più selettivo, con scelte di investimento sempre più legate alle specificità industriali e operative dei singoli operatori, in un contesto economico che continua a richiedere un delicato equilibrio tra obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza e sostenibilità economica", ha commentato Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. "Questo potrebbe tradursi, nel corso del 2026, in una sempre crescente centralità della capacità di esecuzione: l’elemento discriminante potrebbe legarsi, dunque, non tanto alla quantità di investimenti annunciati, quanto alla loro effettiva realizzazione e “messa a terra”, con in primo piano l’integrazione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni di flessibilità. In questo scenario, stabilità e chiarezza del quadro regolatorio saranno fattori determinanti per le scelte strategiche degli operatori e sulla tenuta complessiva del sistema".
"I risultati che emergono dal Rapporto Utilities 2026 confermano un trend comune, in Italia come a livello europeo, caratterizzato da investimenti ancora elevati ma sempre più selettivi, orientati al rafforzamento delle reti e allo sviluppo delle fonti rinnovabili", ha sottolineato Andrea Mayr, Head of Client Coverage & Advisory della Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo. "La centralità delle infrastrutture energetiche – in termini di sicurezza, resilienza e capacità di integrazione delle rinnovabili – rappresenta oggi un fattore chiave non solo per la competitività del settore e per il successo della transizione energetica ma anche elemento abilitante per i nuovi trend tecnologici dell’AI. Le operazioni M&A del 2025, che seguono il trend iniziato l’anno precedente, confermano il dinamismo e la vivacità del mondo delle utility e mirano a consolidare piattaforme efficienti e integrate per una rapida espansione delle rinnovabili. In questo contesto, Intesa Sanpaolo è da sempre impegnata nel supportare gli operatori nei loro percorsi di investimento e crescita, contribuendo allo sviluppo di infrastrutture sostenibili e alla solidità del sistema energetico".
"I dati del Rapporto Utilities 2026 evidenziano come l’aumento dell’indebitamento accompagni piani di investimento sempre più ambiziosi, necessari per sostenere la transizione e il rafforzamento delle infrastrutture», ha commentato Riccardo Volpati, CFO & Enterprise Value Lead di Accenture. «In questo contesto, la sfida per i CFO non è solo sostenere livelli di investimento elevati, ma investire meglio, selezionando le priorità, costruendo strutture di finanziamento coerenti con il profilo degli asset e preservando nel tempo l’equilibrio economico-finanziario, in un quadro che richiede disciplina, flessibilità e capacità di esecuzione".
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