13 Gennaio 2026
Frederik Geertman, AD Banca Ifis
Banca Ifis ha emesso un nuovo bond Tier 2 da un massimo di 400 milioni di euro, collocato presso investitori istituzionali. Gli ordini hanno superato 1 miliardi di euro. L’istituto, specializzato nell’acquisizione e gestione di portafogli di crediti deteriorati, segue così Unicredit, Generali e Banca Mediolanum nella ripresa delle emissioni obbligazionarie tra i finanziari.
Le prime indicazioni di rendimento per il titolo, con scadenza aprile 2036, si collocano intorno a 225 punti base sul midswap. Il collocamento è stato gestito da Barclays, Crédit Agricole, IMI-Intesa Sanpaolo, NatWest, Santander, Société Générale e Unicredit.
I bond Tier 2 appartengono alla categoria delle obbligazioni subordinate, il che significa che, in caso di fallimento dell’emittente, il rimborso di capitale e interessi avviene solo dopo quello dei bond ordinari. Rispetto alle Tier 1, sono leggermente meno rischiose, ma la loro natura si avvicina più a quella delle azioni in termini di rischio, divergendosi dalle obbligazioni tradizionali.
L’ultima emissione di Banca Ifis risale all’8 luglio scorso, con un’obbligazione senior preferred da 400 milioni di euro e scadenza novembre 2029, a cedola annua del 3,625%. L’offerta era stata sottoscritta 1,5 volte rispetto all’ammontare emesso, confermando l’apprezzamento degli investitori per la strategia di sviluppo della banca, rafforzata dall’OPA su illimity Bank.
Il settore dei titoli corporate ha beneficiato di un avvio d’anno positivo, con un lieve restringimento degli spread. Anche aziende come Eni, Snam ed Enel hanno emesso obbligazioni all’inizio del 2025. Il ritorno totale sui titoli in euro e dollari è stato pari a circa lo 0,4%, senza differenze significative per classe di rating, secondo l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.
Secondo Moody’s, nonostante un picco di default registrato a novembre, il tasso globale di insolvenza per gli emittenti speculativi è leggermente sceso al 4,3% nei 12 mesi terminati a novembre (4,4% a ottobre). Il Credit Transition Model dell’agenzia prevede che, nello scenario base, il tasso globale di default si porterà al 4% entro fine 2025. A seconda degli scenari, il tasso potrebbe oscillare tra il 2% e il 6% entro novembre 2026.
Parte del calo previsto riflette una normalizzazione rispetto ai livelli di default storici, considerati più elevati rispetto ai cicli precedenti. Alla base delle previsioni vi sono una crescita economica resiliente nel 2026, un contesto favorevole dei tassi d’interesse e le numerose operazioni di rifinanziamento delle società nel 2025, che hanno allungato le scadenze del debito.
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