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Generali, Marattin lascia la commissione banche: "Convocazione di Donnet supera ogni limite"

Il deputato Marattin: "Da tempo ero in totale disaccordo con la conduzione della commissione che è stata fin dall'inizio utilizzata per altri dubbi scopi, primo tra tutti il tentativo di appropriarsi di competenze che sono invece proprie di commissioni parlamentari permanenti. La recente convocazione di Philippe Donnet ha superato ogni limite: ritengo opportuno dissociarmi con decisione da quanto sta avvenendo"

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"Questa mattina ho presentato le  dimissioni da membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario". Lo dichiara in una nota il deputato Iv Luigi Marattin, che questa mattina comunica la sua decisione di lasciare la commissione banche del Gruppo Generali.

"Da tempo ero in totale disaccordo con la conduzione della commissione che, lungi dall´essere una vera commissione d'inchiesta sul passato del nostro sistema bancario, è stata fin dall'inizio utilizzata per altri dubbi scopi, primo tra  tutti il tentativo di appropriarsi di competenze che sono invece proprie di commissioni parlamentari permanenti. Ma la recente convocazione di Philippe Donnet - CEO del Gruppo Generali -  ha superato ogni limite. Alla vigilia dell'assemblea degli azionisti  che dovrà eleggere in nuovo consiglio di amministrazione di una  società privata, una delle due parti in competizione viene chiamata in audizione presso una commissione "d'inchiesta" per esporre  dettagliate informazioni di bilancio, piani industriali e persino per chiedere conto di decisioni interne riguardanti la concessione dell'aspettativa ad un proprio dirigente".

"Insomma, facevo parte di un'autorità di regolamentazione finanziaria, e non lo sapevo - insiste Marattin -  Una 'autorità' particolare, oltretutto. Visto che entra pesantemente in una partita di governance societaria dalla quale la politica  dovrebbe a mio avviso stare fuori. Ritengo pertanto opportuno dissociarmi con decisione da quanto sta avvenendo. Faccio appello ai presidenti delle Camere, destinatari il 29 marzo 2019 di una lettera del Presidente della Repubblica in cui si richiamava esplicitamente  il rischio che le attività della Commissione non si sovrapponesse a  quella delle Autorità indipendenti, affinché vigilino sul corretto  funzionamento delle nostre istituzioni", conclude il deputato.

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