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Criptovalute, il nuovo sindaco di New York Eric Adams: "Voglio essere pagato in bitcoin"

Il politico democratico vuole che la sua città guidi la rivoluzione cripto: una dichiarazione simile era stata fatto dal Sindaco di Miami poche ore prima

06 Novembre 2021

Eric Adams

Eric Adams (fonte lapresse.it)

Eric Adams vuole che New York diventi "il centro dell'industria cripto e di altre industrie innovative in costante crescita". Lo ha affermato il politico dem in un tweet pubblicato lo scorso 4 novembre. Per guidare la rivoluzione Adams ha annunciato che intende ricevere i suoi primi tre stipendi da sindaco in bitcoin. La dichiarazione sembra inserirsi in un dibattito interno alla politica statunitense lanciato da Francis Suarez, sindaco di Miami, che poche ore prima aveva già fatto una dichiarazione simile. Suarez è in corsa per un secondo mandato, le elezioni si terranno martedì 9 novembre.

L'incerto futuro di bitcoin

A novembre del 2021, il market cap (cioè l'ammontare degli investimenti) di tutte le monete e token cripto viaggia verso i tremila miliardi di dollari. Di questa cifra enorme ben mille e cento miliardi è detenuta in bitcoin, che rappresenta dunque circa il 40% del mercato cripto. C'è da chiedersi quale sarà il suo futuro, specie alla luce delle recenti notizie sul suo impatto ambientale. È stato infatti calcolato che una singola transazione di bitcoin genera un consumo di elettricità pari a quello di una famiglia media americana in un mese. Tutto il consumo annuale di bitcoin è quindi paragonabile a quello di intere nazioni, come Svezia, Finlandia o Argentina. Ciò detto, la corsa a trovare il suo successore è aperta. Fra la galassia di altcoin (cioè di criptovalute alternative a bitcoin) le più quotate al momento sono Solana, Cosmos e, naturalmente, Ethereum.

Gli USA epicentro mondiale delle criptovalute

È difficile tentare d'inquadrare il futuro delle criptovalute. Quello che è certo è che la tecnologia non scomparirà, quindi resta da capire in che modo verrà sfruttata dai governi e dalle grandi organizzazioni sovranazionali. La Cina ha più volte annunciato la sua avversità a qualsiasi idea di criptovaluta. Il che è risulta quasi assurdo per un paese che fino a cinque anni fa vedeva compiersi entro i propri confini quasi il 90% di tutte le transazioni cripto mondiali. Ma la decentralizzazione, specie economica, rappresenta un rischio troppo grande per il governo della Repubblica Popolare, così il 24 settembre l'ennesimo annuncio ufficiale: tutte le transazioni sono da considerarsi illegali

Contemporaneamente, agendo quasi come a seguire un principio di concorrenza, gli Stati Uniti hanno cominciato ad andare nella direzione opposta. Lo scorso 20 ottobre è stato approvato il primo fondo d'investimento bitcoin a Wall Street, che ha fatto toccare alla criptovaluta un +5% di valore. Poi le dichiarazioni politiche, prima da Miami poi da New York.

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