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Innovazione e digital divide: come combattere la nuova disuguaglianza sociale? La parola a Francesco Nonno di Open Fiber

Il Direttore Regolamentazione di Open Fiber: “Portare la rete in fibra nelle case non è sufficiente. Per colmare il digital divide e rendere effettivo un diritto universale di accesso a internet servono anche politiche di migrazione accelerate dal rame alla fibra”

Di Carola Desimio

19 Aprile 2021

Innovazione e digital divide: come combattere la nuova disuguaglianza sociale? La parola a Francesco Nonno di Open Fiber

Rete, mondo (Pixabay)

Digitalizzazione: l’uomo che si muove nell’universo digitale. Chi resta indietro?

“Verrà un giorno, e non è molto lontano, in cui potremo concludere affari, studiare, conoscere il mondo e le sue culture, assistere a importanti spettacoli, stringere amicizie, visitare i negozi del quartiere e mostrare fotografie a parenti lontani, tutto senza muoverci dalla scrivania o dalla poltrona”, affermava Bill Gates.

Bene, sembra proprio che quel giorno sia arrivato. Profezia o lungimiranza? La metamorfosi digitale, meglio nota con il termine inglese digital transformation o più comunemente digitalizzazione, in seguito alla pandemia da Covid-19, sta travolgendo il mondo senza esclusione di colpi.

Se è vero che generalmente si sottolinea un sostanziale ritardo nella digitalizzazione del nostro Paese rispetto ad altre parti del mondo, è altrettanto vero che si stanno facendo passi da gigante per favorire la più grande trasformazione dei nostri tempi. Tutto sommato, in poco tempo, l’Italia ha conosciuto uno sviluppo tecnologico straordinario. L’emergenza pandemica ha in un certo senso obbligato l’Italia ad accelerare la digitalizzazione per garantire i servizi e l’operatività. Lo smart working, la didattica a distanza, perfino la Pubblica Amministrazione, seppure con qualche insicurezza, si è vista costretta a digitalizzare le proprie funzioni. E ancora le banche, le assicurazioni, la sanità. Addirittura molti piccoli commercianti hanno aperto un canale per le vendite e-commerce. Un cambiamento strutturale dal quale non si tornerà indietro quando la pandemia, finalmente, sarà solo un lontano ricordo.

Tuttavia, come da un lato la pandemia ha accelerato il trend digitale già in essere, dall’altro ha reso ancora più profonda la differenza tra chi ha accesso al web e chi invece no. Durante questi lunghi mesi caratterizzati dalla fase emergenziale, si è andata definendo sempre più una nuova disuguaglianza sociale che riguarda essenzialmente il rapporto che gli italiani hanno con la rete. È impossibile implementare qualsiasi politica di innovazione lasciando indietro parte della popolazione. Resta da colmare il digital divide.

Ma a che punto è l’Italia? L’abbiamo chiesto a Francesco Nonno, Direttore Regolamentazione di Open Fiber, azienda protagonista nella transizione digitale che sta investendo il nostro Paese.

 

Abbattere il digital divide è sicuramente uno dei pilastri del Piano strategico di Open Fiber che nasce per connettere tutte le Regioni italiane, dalle grandi città ai piccoli borghi. A che punto siamo?

L’azienda opera da 4 anni e in questo breve periodo si è impegnata per fare recuperare al Paese il digital divide accumulato per la troppo lunga assenza di investimenti in fibra ottica. In questo tempo relativamente breve, Open Fiber ha raggiunto circa 11,5 milioni di unità immobiliari (di cui circa 9 in FTTH e circa 2,5 con FWA) confermandosi come operatore infrastrutturale al primo posto in Italia e al terzo in Europa per estensione delle coperture FTTH. Per fare ciò, dal nostro ingresso nel mercato abbiamo investito oltre 4,3 miliardi di euro e continueremo a investire oltre 1 miliardo all'anno per completare il nostro attuale piano di copertura di circa 19 milioni di Unità Immobiliari entro il 2023, che sarà certamente seguito da ulteriori sviluppi, ancora in fase di definizione.

L’accesso alla rete è ormai considerato un diritto del singolo cittadino. Tale aspetto, alla luce di quanto stiamo vivendo, assume un’importanza ancora maggiore. Da dove bisognerebbe partire per contrastare la diseguaglianza digitale e sociale?

L'Italia, grazie all’azione di Open Fiber, ha recuperato terreno in Europa in termini di copertura Ftth come rilevato dall’ultima analisi di McKinsey secondo la quale il Paese è secondo solo alla Francia sia in termini di copertura (28% vs 31%) sia di crescita nell'ultimo anno per numero di abitazioni coperte in Ftth (+47% vs +59%).

Portare la rete in fibra nelle case non è però sufficiente. Per colmare il digital divide e rendere effettivo un diritto universale di accesso a internet servono anche politiche di migrazione accelerate dal rame alla fibra. Il fatto che l’offerta di Open Fiber consenta di mantenere per la fibra gli stessi prezzi del rame è il primo elemento essenziale per facilitare la migrazione. Gli altri due elementi sono un sostegno alla domanda, nella forma di Voucher, per azzerare i costi di transizione dal rame alla fibra, che vengono sostenuti solo al momento del passaggio, e la previsione dello switch off del rame, per completare definitivamente la migrazione. Per i Voucher è atteso l’avvio della seconda fase, che auspichiamo possa ampliare al massimo la platea dei possibili beneficiari e sia limitata ai servizi in vera fibra o equivalenti. Nella prima fase la maggior parte dei fondi è stata infatti appannaggio di clienti del solo incumbent ed ha finanziato tecnologie in fase di superamento (FTTC) che non rispondono agli obiettivi europei di investimento in reti ad altissima capacità. Il mantenimento di questa impostazione sarebbe in aperta contraddizione con il Piano Italia 1 Giga che questo Governo sta definendo.

In Italia c’è anche un problema di infrastrutture tecnologiche. Risolvibile? Come?

Il completamento della copertura con infrastrutture ad altissima capacità deve necessariamente diventare un obiettivo di policy nazionale, da conseguire con il concorso di risorse private e pubbliche. A quanto abbiamo compreso il Piano Italia 1 Giga mira proprio a garantire il completamento della copertura nazionale con infrastrutture in fibra ottica fino a casa dell’utente o equivalenti, come possono essere i servizi FWA 5G in aree a contenuta densità abitativa. Si tratta di aree del Paese che devono essere velocemente dotate di una rete performante e non possono sottostare alle sole logiche del mercato, che in alcuni casi non trova conveniente investire nei territori. Occorre aggiornare rapidamente la mappatura delle diverse zone del Paese in virtù dello stato di copertura e dei piani di investimento degli operatori, rendendo impegnative le dichiarazioni di investimento dei privati in modo da allocare efficientemente le risorse pubbliche per la copertura delle aree di non interesse per le aziende. Questo va accompagnato da comportamenti leali degli attori in campo, che facciano dichiarazioni di investimento veritiere e mantengano fede alle stesse, e da notevoli semplificazioni dei processi autorizzativi, per rendere rapido il roll out della rete.

 

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