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Intesa Sanpaolo: nuovo sviluppo al Sud, leva dell’imprenditorialità tecnologica

Fondazione Ricerca e Innovazione e Intesa Sanpaolo, al via Webinar per lo sviluppo del Sud Italia. Gros-Pietro: “Intesa Sanpaolo riconosce e promuove il ruolo dell’innovazione quale driver della crescita sostenibile e inclusiva anche nel Mezzogiorno”

20 Gennaio 2021

Nuovo sviluppo al Sud, leva dell’imprenditorialità tecnologica

Intesa Sanpaolo (foto LaPresse)

Intesa Sanpaolo e Fondazione Ricerca e Innovazione, nuovo sviluppo del Sud, Gros-Pietro: “ Innovazione come driver della crescita sostenibile e inclusiva”

Si è tenuto oggi il Webinar - organizzato dalla Fondazione Ricerca e Innovazione e da Intesa Sanpaolo - dedicato alle nuove leve per lo sviluppo del Sud del nostro Paese. I lavori sono stati aperti dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi e da Alessandro Profumo, Presidente del Consiglio di Sorveglianza Fondazione R&I e Amministratore Delegato di Leonardo a cui hanno fatto seguito le relazioni di Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, e di Riccardo Varaldo, Presidente del Consiglio di Gestione della Fondazione R&I.


Ha concluso la giornata dei lavori - introdotta e coordinata da Giuliano Amato, Vicepresidente della Corte Costituzionale - la tavola rotonda dedicata a ricerca, alta formazione e industria e finanza quali leve per un nuovo sviluppo del Sud Italia alla quale hanno preso parte Massimo Deandreis, Presidente GEI e Direttore SRM Gian Maria Gros-Pietro, Presidente Intesa Sanpaolo, Fabrizio Landi, Vice Presidente Fondazione R&I e Presidente TLS, Matteo Lorito, Magnifico Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II, Gian Paolo Manzella, Sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico, Paolo Scudieri, Presidente Adler Pelzer Group e Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, Anna Tampieri, Direttore ISTEC-CNR e Presidente ENEA Tech.


“Intesa Sanpaolo riconosce e promuove il ruolo dell’innovazione quale driver della crescita sostenibile e inclusiva anche nel Mezzogiorno”. Ha dichiarato Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo. “La presenza di due dei nostri Innovation Hub a Napoli e a Bari mira a rafforzare le connessioni tra le avanguardie tecnologiche e il tessuto imprenditoriale del Sud con una forte prospettiva verso l’economia green. Nell’ambito del nostro plafond dedicato alla circular economy, al Sud sono stati finanziati 28 progetti, altri sono in cantiere, per un’erogazione che, complessivamente, Company General Use si attesterà attorno ai 100 milioni e che stimolerà il sistema produttivo e favorirà l’accesso di 22 aziende nel programma Elite di Borsa italiana”.


Nuovo sviluppo del Sud, Profumo: “ Non c’è progresso senza digitalizzazione”


“Leonardo, che al Sud vanta una parte importante della sua forza industriale e manifatturiera, è pronta a mettere a disposizione dell’Italia le sue capacità e competenze per facilitare l’evoluzione tecnologica del Paese”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Leonardo, Alessandro Profumo. “Nella consapevolezza che non vi sia futuro senza digitalizzazione e in linea con il nostro piano ‘Be Tomorrow – Leonardo 2030’, abbiamo progetti che coinvolgono fortemente il Mezzogiorno per colmare il ‘digital divide’ nelle aree a bassa connettività, il monitoraggio e la sorveglianza dei territori ‘fragili’ e la realizzazione di smart cities. Tra le iniziative già intraprese al Sud all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità, spicca l’investimento da circa 100 milioni di euro per la modernizzazione dello stabilimento di Leonardo a Pomigliano d’Arco e le capacità, che ci proiettano verso il futuro, di cui dispone il nostro hub di Matera per l’osservazione della Terra”.

Estratto dalla relazione di Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo


In un contesto di forte ritardo, caratterizzato da gap strutturali rilevanti, l’alta tecnologia rappresenta un’importante leva per la crescita del Mezzogiorno, favorendo lo sviluppo di competenze ed occupazione qualificata, attirando investimenti innovativi e innalzando il contenuto tecnologico delle esportazioni.

Già oggi è rilevante l’incidenza dell’alta tecnologia sul territorio. In Italia il peso di questi settori, in termini di addetti, raggiunge il 17,5%, sull’occupazione complessiva. Le regioni del Mezzogiorno si posizionano su un livello solo leggermente inferiore (16,9%) ma in quattro di esse (Sicilia, Sardegna, Calabria e Campania), l’incidenza dell’alta tecnologia supera quella osservata a livello nazionale, grazie anche alla presenza di alcune grandi imprese. In Sicilia, in particolare, l’alta tecnologia pesa più di un quinto sull’occupazione totale regionale, grazie alla specializzazione nel settore ICT, mentre in Campania e in Puglia emerge la rilevanza del settore aerospaziale. In generale sono presenti 6 poli ad alta tecnologia, a cui si affiancano altre molteplici esperienze specializzate in tecnologie avanzate (automotive, meccatronica, servizi ICT).


Si delinea un tessuto produttivo, seppur caratterizzato da un’elevata eterogeneità, vivace e dinamico. L’analisi su un campione di oltre 10.400 bilanci di imprese del Mezzogiorno evidenzia crescite di fatturato più intense e migliori margini per le imprese ad alta tecnologia rispetto alle aziende di altri settori. Segnali positivi si sono osservati anche per quanto riguarda le esportazioni, che nel 2019 si sono posizionate su livelli pari a 6,8 miliardi di euro, l’11% sul totale italiano.


Un aspetto interessante da sottolineare, e che può rappresentare un asset importante per lo sviluppo futuro delle imprese del Mezzogiorno riguarda la cooperazione tra i diversi player presenti sul territorio: il 42,2% delle aziende meridionali dichiara di aver svolto attività di R&S in collaborazione con altri soggetti esterni, un dato superiore alle media Company General Use italiana (31,8%). Questa attitudine rappresenta una leva importante per favorire i processi di open innovation e trasferimento tecnologico (anche per il successo del Competence Center Meditech di Campania e Puglia).


Il potenziamento del tessuto produttivo nei settori ad alta tecnologia è cruciale anche per mantenere sul territorio le competenze che attualmente cercano opportunità altrove. Nel periodo 2012-2018 circa 132mila laureati sono infatti partiti dal Mezzogiorno, verso altre regioni italiane o all’estero.

Estratto dalla relazione di Riccardo Varaldo, Presidente del Consiglio di Gestione della Fondazione R&I


Luci ed ombre caratterizzano la situazione del Mezzogiorno che necessita di perseguire una nuova industrializzazione fondata su innovazione e imprenditorialità.


Il Mezzogiorno ora può aspirare a giocare una sua partita nell’industrializzazione dal basso propria dell’era della conoscenza. Bisogna in particolare guardare alle opportunità occupazionali che derivano dalle start-up tecnologiche e dalle PMI innovative e a tal fine si devono consolidare due nuove “alleanze”: quella tra grandi imprese e start-up per una produttiva divisione del lavoro nella realizzazione di nuovi prodotti fondati sulla conoscenza, sull’esempio di quella in atto per lo sviluppo dei nuovi vaccini anti-Covid; e quella tra ricerca pubblica e sistema del trasferimento tecnologico.


In particolare, è importante sostenere un ruolo più diretto ed attivo delle università e garantire agli investitori un ricco e promettente flusso di nuovi progetti di qualità, assistendo i nuovi imprenditori nel far evolvere le loro idee in senso imprenditoriale e manageriale, con effetti positivi sulla possibilità di creare nuovi posti di lavoro.


Questa peraltro è la missione che la Fondazione Ricerca & Imprenditorialità, con un forte senso di responsabilità sociale, sta svolgendo proprio a partire dal Mezzogiorno, con l’obiettivo di dare un contributo sul modo come affrontare la grave emigrazione intellettuale di cui da tempo il Sud soffre, che nel giro di poco più di 15 anni ha riguardato ben 250.000 laureati. Questo impegno è reso possibile grazie al supporto dei propri soci imprenditoriali ed accademici, della propria rete di collaborazioni istituzionali ed auspicabilmente di autorevoli stakeholders.

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