17 Marzo 2026
Dagli Stati Uniti è arrivata nelle ultime ore un piano abbastanza bizzarro per ovviare al blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall'Iran in risposta all'aggressione congiunta di Usa e Israele. Il membro repubblicano del Congresso americano Newt Gingrich ha avanzato la proposta di creare artificialmente un canale alternativo a Hormuz nel Golfo Persico per permettere il passaggio del petrolio: far esplodere con bombe termonucleari una striscia di terra nel territorio più orientale degli Emirati Arabi Uniti e, forse, dell'Oman.
Le ipotesi di attuazione del piano sarebbero infatti due: una che prevede di creare il passaggio partendo dalla città emiratina di Ras Al Khaimah per poi proseguire in linea retta per circa 70-90 chilometri, ma usando anche il territorio dell'Oman, storico alleato iraniano. L'ipotesi più probabile, sebbene praticamente più complicata, è quella di partire sempre da Ras Al Khaimah e proseguire verso sud-est, aggirando il territorio omanita e restando sempre in quello emiratino per 200-250 chilometri.
L’idea è di quelle destinate a far discutere: utilizzare esplosioni termonucleari per creare un nuovo passaggio marittimo alternativo allo Stretto di Hormuz. A rilanciarla è stato Newt Gingrich, figura storica del Partito Repubblicano, che in un post sui social ha evocato una soluzione radicale per aggirare il controllo iraniano su uno dei choke point energetici più importanti al mondo.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti un nodo cruciale per il traffico globale di petrolio: circa il 20% delle esportazioni mondiali passa da questo corridoio marittimo, controllato geograficamente dall'Iran.
La proposta di Gingrich si inserisce in questo contesto: creare un canale alternativo, scavato attraverso il territorio di Paesi alleati degli Stati Uniti, come gli Emirati Arabi Uniti, utilizzando una serie di esplosioni nucleari controllate. Secondo l’ex speaker, "una dozzina di detonazioni sarebbe sufficiente" per realizzare una via d’acqua più ampia del Canale di Panama e più profonda del Canale di Suez.
Dal punto di vista geografico, si possono immaginare due ipotesi teoriche per la realizzazione di questo “nuovo Hormuz”.
La prima prevede un taglio a nord, partendo da Ras Al Khaimah e attraversando la penisola fino al Golfo di Oman passando per il territorio omanita. La distanza in linea d’aria in questo caso è relativamente ridotta, circa 70–90 km. Tuttavia, questa soluzione appare politicamente impraticabile: l’Oman mantiene una posizione diplomatica autonoma ma equilibrata nella regione e difficilmente accetterebbe un progetto di tale portata, anche considerando i suoi rapporti con l’Iran.
La seconda ipotesi immagina invece un tracciato più a sud, sempre negli Emirati, evitando il territorio omanita. Un possibile percorso potrebbe collegare l’area di Ras Al Khaimah con zone più meridionali verso Abu Dhabi. In questo caso, la distanza in linea d’aria aumenta sensibilmente, arrivando a circa 200–250 km. Un’opera del genere richiederebbe interventi ingegneristici colossali, ben oltre qualsiasi precedente storico, anche senza considerare l’opzione nucleare.
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