12 Marzo 2026
Giorgio Agamben
Fino a poco tempo fa, nonostante tutto, riuscivo, pur stando solo, a sentirmi sempre dalla parte del prossimo. Come il Barone Rampante di Italo Calvino, ero capace di empatia e compassione.
Poi, nonostante abbia fatto mio il motto degli epicurei láthe biósas (vivi nascosto), ho incominciato a detestare tutti coloro che giustificavano le violazioni dei diritti umani, i crimini di guerra, il terrorismo e le aggressioni israelo americane.
Leggo sempre con interesse Giorgio Agamben. Il 10 marzo scorso, sulla sua rubrica su Quodlibet, ha scritto: “Per la prima volta nella storia vediamo il capo di uno stato che si considera civile parlare apertamente come un assassino, dicendo del capo religioso di un paese che ha aggredito: «lo uccideremo», e degli abitanti di quel paese: «li massacreremo». Né Hitler né Stalin hanno mai parlato così. E tuttavia non solo quest’uomo non viene incolpato e deposto, ma i capi di stato delle cosiddette democrazie occidentali lo approvano, accettando implicitamente che i politici si esprimano oggi pubblicamente come forse nemmeno gli assassini osano fare tra loro”.
Israele e gli Stati Uniti hanno bombardato Teheran uccidendo in pochi giorni migliaia di persone. Il primo obiettivo colpito da un Tomahawk è stata una scuola elementare. Donald Trump e Pete Egseth hanno mentito spudoratamente affermando che la scuola è stata incenerita (e 185 bambine bruciate vive) da un razzo iraniano.
Il Washington Post ha documentato che Donald Trump ha mentito 30.573 volte al popolo americano (fonte Wikipedia): da lui è inutile aspettarsi la verità.
Eppure, il nuovo Adolf Hitler, per l'idiota della strada che io oggi detesto, è Vladimir Putin, che non ha mai bombardato Kiev indiscriminatamente in oltre quattro anni di guerra, né tanto meno ha mai tentato di ammazzare il comico cocainomane che ci abita.
La guerra americana è sempre stata questa: vigliaccate, prepotenza coi più deboli, stragi di civili.
Nonostante tutto, c'è chi plaude a Donald Trump che dichiara senza vergogna di voler radere al suolo una città di dieci milioni di abitanti.
“Non sarai anche dalla parte degli ayatollah”, mi scrive qualcuno che in tempo lontano – prima del Covid 19 – stimavo come uomo e come giornalista.
Lui crede ancora a tutte le balle, alla propaganda, è un megafono della mistificazione e così già da più di cinque anni: che schifo!
Scrivo che schifo e un po' mi vergogno: il mio tempo dell'empatia e della compassione, della tolleranza, della discussione pacata e civile è finito per sempre, morto e sepolto come le migliaia di iraniani ai quali l'America ha portato la democrazia sotto forma di Tomahawk.
Ho orrore di tutto, vivo una reclusione volontaria come Leonardo Sciascia “Non esco di casa... Mai da parecchi anni... Le pare che valga la pena?”.
La mia porta è aperta, ma se qualcuno vuole turbare il mio precario equilibrio per coinvolgermi nei suoi deliri sionisti, mi stia ben lontano.
Ero un uomo mite, ragionevole, portato al confronto. Ora non più. Ora i sionisti mi fanno ribrezzo. I sostenitori di Donald Trump mi fanno schifo.
Ho imparato – a mie spese, come sempre succede con le vere lezioni della vita – che il male esiste e pervade il mondo a poco a poco. Mai come in questo momento storico è visibile, combattivo, impunito.
Per questo andrebbe additato, contrastato, punito. Senza esitazioni o negoziati inutili. Un male forte può essere sconfitto soltanto da un bene più forte, la menzogna dalla verità, l'ingiustizia dalla giustizia.
Donald Trump minaccia di radere al suolo Teheran: è un criminale, proprio come Benjamin Netanyahu.
Io sono "anche" (perché sono filo russo) dalla parte degli ayatollah e spero che infliggano ai sionisti una sconfitta storica, definitiva, apocalittica, tale da far crollare il dollaro, valuta controllata da una cupola mafiosa a proprio esclusivo vantaggio.
Soltanto dopo il crollo l'umanità del futuro avrà l'occasione storica di edificare una società davvero umana.
di Alfredo Tocchi, Il Giornale d'Italia, 12 marzo 2026
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